
DIARIO DI BORDO, NAVIGANDO NEL MARE DELLA FINANZA, ECONOMIA E ....APPUNTI DI FINANZA ETICA! ....non c'è vento per le vele del Marinaio che non sa dove andare! icebergfinanza@yahoo.it
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Nome: ANDREA MAZZALAI
Questo Blog ...NON vuole essere assolutamente una rubrica del tipo “ CONSIGLI AI NAVIGANTI
QUINDI....
NON SI DANNO CONSIGLI OPERATIVI!!!!” ma semplicemente un diario di bordo,uno strumento, certamente influenzato dai pensieri e dalle idee del Marinaio di vedetta che nascono esclusivamente da conoscenze proprie dell'autore ed approfondimenti vari, che conducono a valutazioni strettamente soggettive e discrezionali il quale cercherà durante la navigazione di mettere a disposizione strumenti e conoscenze da condividere, per confrontarsi e affrontare, consapevoli, con le proprie idee, convinzioni e perché no, insicurezze, il mare della finanza, il mondo dell'economia e della finanza etica!
Ogni navigazione porta con se immagini e ricordi indelebili, quindi alcune immagini sono state scelte e pubblicate con il riferimento alla provenienza ed automaticamente all'autore per la loro bellezza creativa e per il loro particolare richiamo ai contenuti dei testi pubblicati, reperite su vari motori di ricerca internet. Se qualcuno, potendo vantare diritti su tali immagini pubblicate trovasse qualcosa in contrario alla pubblicazione, puo' scrivere richiedendo la rimozione delle stesse, rimozione che sara' immediatamente
effettuata.
ICEBERG perchè....solo la conoscenza e la consapevolezza dei potenziali pericoli finanziari e macroeconomici, unitamente alla conoscenza di un sistema economico alternativo integrabile che interagisce, permette delle scelte autonome e responsabili nella scelta di un investimento. Esiste inoltre un mondo sommerso di idee, di strumenti per concepire l'economia come un strumento che sostituisca la centralità del profitto con la centralità dell'Umanità e la sua evoluzione! UTOPIA! Ou topos ovvero luogo, isola aggiungo io, che non c'é! Chissà! Come nella canzone di Bennato....Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto sino al mattino,.poi la strada la trovi da te, porta all’ Isola che ora.....c’è!!!!
icebergfinanza@yahoo.it
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valute emergenti
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wage & salary income
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Ormai a questo sistema non resta che proteggere a tutti i costi l'occupazione, l'unica possibilità per sostenere i consumi, in fondo questa è un'economia drogata di consumo, consumo esponenziale, al servizio della massimizzazione del profitto e non della sua sostenibilità. C'è una sostanziale differenza tra speranza ed illusione, Gibran diceva che non si può sciogliere un nodo tirando solo con la forza, la forza di ricette vecchie come la notte dei tempi, un sistema che non accetta la parola sostenibilità, nella produzione, nel consumo, nella totale disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. Non si può sciogliere un nodo tirando con forza, non è possibile sciogliere il nodo di questa crisi epocale utilizzando la forza di strumenti che guardano sempre alla cura dei sintomi e non delle cause di questa crisi. Tutti gli indicatori macroeconomici segnalano solo un rallentamento della recessione, all'orizzonte nessun segno di inversione, nessuno! Solo gli indici di fiducia dai consumatori alle imprese segnalano la speranza, la realtà è un'altra cosa. Negli ultimi 12 mesi il modello CES/NET BIRTH DEATH, modello statistico che aggiunge posti di lavoro ai dati ufficiali sulla base di un presunto andamento stagionale ha aggiunto 800.000 posti di lavoro, in realtà mai esistiti. Thanks to Econompicdata Per chi non conosce questo metodo di rilevazione basta prendere ad esempio il settore immobiliare; siccome nei mesi primaverili solitamente il settore edilizio assume in maniera rilevante, visto che sono i mesi nei quali la bella stagione invoglia all'acquisto e all'avvio di nuovi cantieri, ecco che il modello da per scontato che siano stati assunti in marzo 23.000 operai, in aprile 38.000, in maggio 43.000 e in giugno 31.000 anche se in realtà si è continuato a notare una contrazione dei posti di lavoro. ( la tabella qui sotto vi mostra la dinamica ) Da aprile a giugno il settore ha perso in realtà 127.000 posti di lavoro! Aprile Maggio Giugno Construction ........| | 6,367| p6,319| p6,240| p-127 Thanks to MISH Il tutto è stato puntualmente rilevato in misura complessiva dall'ultima revisione del BED che trimestralmente esegue i rilevamente sulla base di alcuni indicatori reali che aiutano ad avere una chiara visione di quanti posti sono stati persi e creati nel trimestre oggetto della revisione. Date ora un'occhiata a questo grafico reperibile sul sito del BLS
L' ULTIMA FIAMMELLA!

Business Employment Dynamics
Series Id: BDS0000000000000000110001LQ5
Seasonally adjusted
Data class: Gross Job Gains
Industry: Total Private
Firm size class: All Size Classes
Data element: Employment
Area: National
Rate/level: Level (U.S. Data In Thousands)
Year
Qtr1
Qtr2
Qtr3
Qtr4
2006
7697(1)
7795(1)
7488(1)
7801(1)
2007
7627(1)
7665(1)
7323(1)
7676(1)
2008
7130(1)
7258(1)
6822(1)
1 : Total private includes unclassified sector, not shown separately
Series Id: BDS0000000000000000110004LQ5
Seasonally adjusted
Data class: Gross Job Losses
Industry: Total Private
Firm size class: All Size Classes
Data element: Employment
Area: National
Rate/level: Level (U.S. Data In Thousands)
Year
Qtr1
Qtr2
Qtr3
Qtr4
2006
6910(1)
7385(1)
7452(1)
7309(1)
2007
7157(1)
7473(1)
7564(1)
7366(1)
2008
7400(1)
7751(1)
7754(1)
1 : Total private includes unclassified sector, not shown separately
Detto questo basta fare una semplice differenza sottraendo da 7.754 i 6.822 posti creati che ci permetterà di ottenere la cifra di ben 932.000 posti di lavoro persi nel trezo trimestre del 2008 contro i 624.000 ufficiali comunicati e rivisti più volte dal BLS come potete vedere qui sotto, il che porta ad una sensibile differenza di 308.000 posti realmente persi in più ma non rilevati ufficialmente in prima lettura.
1 Month Net Change
Series Id: CES0000000001 |
|||||||||||||
| Year | Jan | Feb | Mar | Apr | May | Jun | Jul | Aug | Sep | Oct | Nov | Dec | Annual |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 1999 | 121 | 410 | 106 | 376 | 213 | 266 | 291 | 192 | 202 | 408 | 294 | 294 | |
| 2000 | 249 | 121 | 472 | 286 | 225 | -46 | 163 | 3 | 122 | -11 | 231 | 138 | |
| 2001 | -16 | 61 | -30 | -281 | -44 | -128 | -125 | -160 | -244 | -325 | -292 | -178 | |
| 2002 | -132 | -147 | -24 | -85 | -7 | 45 | -97 | -16 | -55 | 126 | 8 | -156 | |
| 2003 | 83 | -158 | -212 | -49 | -6 | -2 | 25 | -42 | 103 | 203 | 18 | 124 | |
| 2004 | 150 | 43 | 338 | 250 | 310 | 81 | 47 | 121 | 160 | 351 | 64 | 132 | |
| 2005 | 182 | 221 | 121 | 312 | 212 | 259 | 322 | 190 | 87 | 98 | 380 | 160 | |
| 2006 | 294 | 274 | 282 | 151 | 24 | 70 | 186 | 149 | 147 | 82 | 261 | 219 | |
| 2007 | 180 | 36 | 184 | 35 | 156 | 54 | -65 | -28 | 100 | 165 | 215 | 120 | |
| 2008 | -72 | -144 | -122 | -160 | -137 | -161 | -128 | -175 | -321 | -380 | -597 | -681 | |
| 2009 | -741 | -681 | -652 | -504(p) | -345(p) | ||||||||
| p : preliminary |
|||||||||||||
Naturalmente in questo caso in quanto trattasi di dati del passato, non si ritiene interessante far conoscere al mercato quanto in realtà è avvenuto, non rilevando le revisioni successive.
E' interessante notare inoltre che l'indice ISM manifatturiero da mesi segnala una ripresa dell'occupazione nelle intenzioni, ripeto intenzioni e non assunzioni reali dei manager del settore manifatturiero.
| Employment | % Higher |
% Same |
% Lower |
Net |
Index |
|---|---|---|---|---|---|
| Jun 2009 | 9 | 66 | 25 | -16 | 40.7 |
| May 2009 | 8 | 56 | 36 | -28 | 34.3 |
| Apr 2009 | 7 | 58 | 35 | -28 | 34.4 |
| Mar 2009 | 8 | 41 | 51 | -43 | 28.1 |
In realtà siamo passati dai 12.146 di aprile ai 11.854 di giugno senza assistere ad alcuna frenata nella perdita di posti di lavoro meno 156 in maggio, meno 136 in giugno, la differenza è minima.
Aprile Maggio Giugno
Manufacturing .......| 12,146| p11,990| p11,854| p-136
In dettaglio quindi questo mese che si rileva una sorpresa per tutti coloro che non hanno ancora compreso sino in fondo la dinamica della madre di tutte le crisi della storia ha visto la perdita di 467.000 posti con il settore costruzioni che è passato da meno 59.000 ad una perdita di 79.000 unità.

Thanks to TIM IACONO
Grazie alla magia del CES/NET B/D la prossima revisione tra oltre un anno del primo e secondo trimestre 2009 ci dirà che il dato complessivo di una perdita di 6.500.000 di posti di lavoro dall'inizio della recessione e quindi dal dicembre 2007 sarà decisamente superiore a quanto in precedenza rilevato. La perdita dei " service providing job " è stata doppia rispetto al precedente mese, 244.000 contro i 120.000 di maggio, decisamente impressionante.
Il settore dei servizi ha nuovamente accusato una evidente battuta di arresto dopo aver sostenuto la ripresa apparente del mese scorso.
Su CalculatedRisk, troverete altre informazioni sui lavoratori a partime ormai quasi raddoppiati, quasi nove milioni e sulle ore lavorate sempre di meno Employment-Population Ratio, Part Time Workers, Hours Worked
Krugman ci ricorda che .... SMELLS_LIKE_DEFLATION!
The grim jobs number wasn't the only scary thing in today's BLS report . Here's the rate of wage change over the past three months, expressed as an annual rate:
Ecco il tasso di variazione dei salari negli ultimi tre mesi, espressi in un tasso annuo:

Bear in mind that inflation usually runs below the rate of wage change, thanks to productivity growth. So we're really heading into Japanese-style deflation territory.
Japanese- style deflation territory, la stessa deflazione che sta avvolgendo per l'ennesima volta il Giappone e lentamente anche l' Europa e meno male che qualcuno sta cercando di spingere il petrolio a 100 dollari....
Marc Faber, simpatico giocoliere delle materie prime come Rogers è convinto al 100 % che l'America verrà risucchiata dall'iperinflazione, certo che le banche centrali hanno tutte le possibilità per scatenare questo mostro, ma il problema è che spesso ciò che vogliono non corrisponde a ciò che possono fare, di fronte alla realtà.
Recentemente la Yellen, una delle possibili candidate alla guida della prossima Federal Reserve, in suo discorso parla ad ampio raggio di inflazione, stagflazione, deflazione e deficit, specificando quanto qualunque persona di buon senso non può non comprendere....
First of all, this very weak economy is, if anything, putting downward pressure on wages and prices.
Prima di tutto, questo ciclo economico è molto debole, se non altro, non può che mettere pressione al ribasso sui salari e sui prezzi.
Come dice Krugman se calcoliamo pure i 100.000 posti di lavoro al mese che lAmerica dovrebbe creare per stare al passo con la maggiore crescita demografica allora il buco nell'occupazione sarebbe di quasi 8.500.000, un pozzo profondo al quale aggiungere un calo dei salari evidenziato anche nella relazione di ieri, senza naturalmente contare o comprendere le revisioni del BED e il modello CE/NET B/D che vi ho appena evidenziato, rifacendoci quindi ai soli e puri dati reali.
E badate bene che non si tratta solo di America, dove il dogma della flessibilità fa rima con precarietà, un dogma che noi europei abbiamo importato a piene mani negli ultimi anni....
(...) Rispetto ad un anno fa, la disoccupazione è aumentata di 5,111 milioni nell'Ue-27 e di 3,4 milioni nella zona dell'euro. Sole24Ore
Mimmo, un nostro caro compagno di viaggio, ha lasciato nei commenti una splendida metafora...
Nel tempo è stato costruito un edificio di più piani: dal basso, uno o più piani corrispondenti rispettivamente alle attività primarie, secondarie, terziarie.
Più in alto, quindi, sono le attività terziarie e in cima, all'attico, si è installata la finanza.
Nel tempo la finanza ha costruito dei super-attici, entrando sempre più in un atteggiamento 'attico-centrico' e dimenticando sempre più di essere in un condominio e di averne obblighi.
I più dei passanti, guardando l'edificio dalla strada, erano attratti dagli attici e vi lanciavano sguardi di invidia.
Un giorno negli attici si sono viste delle crepe. Subito sono stati chiamati i tecnici per riparare queste crepe.
Ma le crepe venivano dal basso, dovute alla lunga trascuratezza nella manutenzione complessiva dello stabile, posta dalla maggioranza dei condomini dell'edificio indistintamente e dalla deresponsabilizzazione degli inquilini più facoltosi dell'edificio, quelli degli attici.
L'attenzione della maggior parte di tecnici e passanti continua a concentrarsi sulla parte alta dell'edificio.
Sino a quando non ci si accorgerà dello stato dei piani bassi, temo che tutti gli interventi siano inutili.
Anzi, i ritardi ad intervenire sui piani bassi determineranno un costo sempre più alto.
Mimmo
Splendida davvero Mimmo, un po come la foto qui sotto, ma è difficile che questo entri nella testa di coloro che sono nella sala comandi di questa crisi, molto difficile, decisamente impossibile, sino a quando le crepe non saranno cosi evidenti da annunciare il classico....." si salvi chi può!" Si doveva salvare il sistema finanziario, ma nazionalizzando, alla faccia di ideologie sul libero mercato che lasciano il tempo che trovano, gli interventi dovevano essere distribuiti equamente tra economia reale ed economia virtuale, economia di carta.

Con la favola del rischio sistemico si è voluto eccedere, al punto tale che oggi si sono creati autentici mostri, too big to fail, ora talmente enormi e interconessi da distruggere qualsiasi parvenza di concorrenza nel settore del credito.
Dodici banche di piccole e medie dimensioni fallite nelle ultime due settimane FDIC_BANK_INDIVIDUAL_FAILED_BANKLIST una escalation sensibile, mentre gli analisti delle grandi banche continuano a ripetere il giochino di invogliare a vicenda le raccomandazioni di acquisto sulla banca del vicino....
Ha scritto Martin Wolf sul Financial Times....
" Istituzioni troppo grandi per fallire? No, solo troppi aiuti Istituti troppo grandi per fallire? No, il sistema è solo troppo aiutato ancora un piccolo passo avanti e le banche sarano libere. Così, almeno, sembra. Il panico che dilagava nell'autunno 2008 sta già evaporando. Il periodo nel quale era necessario apprendere qualche bella lezioncina e varare cambiamenti volge ormai al termine. Senza cambiamenti radicali, per , un'altra crisi è certa. Anzi: forse non è poi nemmeno troppo lontana. In un suo recente discorso, Elizabeth Duke (uno dei governatori della Federal Reserve) ha raccontato un aneddoto risalente al periodo immediatamente successivo al fallimento della Lehman Brothers, nel settembre scorso. A Ben Bernanke, presidente della Federal Reserve, era stato chiesto: «Beh, che accadrebbe se non facessimo nulla?». Lui aveva risposto:
«Lunedì l'economia non esisterebbe più ». Invece, tutte le istituzioni ritenute più importanti da un punto di vista sistemico sono state salvate, e i contribuenti si sono visti rifilare la maggior parte del rischio.
«Mai più » potrebbe essere qualcosa di eccessivo da chiedere. Ma «non più , per una generazione almeno» è di importanza cruciale pretenderlo. I governi non possono permettersi di affrontare un bis a breve termine. Né dal punto di vista finanziario, né da quello politico e forse neppure da quello morale: le vite di così tante persone non possono essere sacrificate così presto per gli sfizi di qualche sciocco.
Nondimeno, sta emergendo dalla crisi come ho sostenuto la settimana scorsa un sistema finanziario ancora peggiore di quello che conoscevamo. I sopravvissuti costituiscono un oligopolio di colossi finanziari troppo grossi e interconnessi per fallire . Sono vincenti non perché necessariamente sono le aziende migliori, ma perché sono quelle pi§ aiutate. Non ci vuole poi tanta immaginazione per capire che cosa queste istituzioni potranno fare adesso, considerati gli incentivi per accollarsi i rischi che hanno intascato. Ma, allora, che fare?
Incominciate a dare un'occhiata intorno, aggiungo io, date un'occhiata agli istituti di credito virtuosi, questa crisi gli ha evidenziati! Sono quelli troppo piccoli per non essere amati, sono quelli del vostro territorio, quelli che investono sul territorio, quelli che non costruiscono super attici in cima ai condomini della Vostra economia. Nessuno è perfetto, ma si tratta di saper scegliere, consapevolmente.
Tornando alla Yelen .......
We have already seen a noticeable slowdown in wage growth and reports of wage cuts have become increasingly prevalent—a sign of the sacrifices that some workers are making to keep their employers afloat and preserve their jobs. If the economy fails to recover soon, it is conceivable that this very low inflation could turn into outright deflation. Worse still, if deflation were to intensify, we could find ourselves in a devastating spiral in which prices fall at an ever-faster pace and economic activity sinks more and more. But I don't view this as likely.
Certo qui si continuano a ripetere le solite cose, ma questo è il punto cruciale di questa crisi, ciò che può aiutare a comprendere cosa ci si può attendere nei prossimi anni e non nei prossimi mesi.
Se si intensifica la deflazione, potremmo assistere ad una spirale devastante, con un ritmo nel calo dei prezzi sempre più veloce e di conseguenza con la inevitabile ripercussione sull'attività economica. Qui non si tratta di trovare antidoti ad una malattia, si tratta solo di comprendere che questa malattia deve fare il suo corso, perchè qualche imbecille l'ha provocata, riempiendo l'organismo di zuccheri e grassi ( DEBITO ) sino al punto di scatenare una combinazione di obesità e diabete che potrà essere curata solo con il tempo.
La Yellen tuttavia ritiene che ciò non sia probabile, il che dimostra l'incrollabile fede nelle misure della Fed, delle Banche centrali, degli stimoli, dell'intervento governativo, la deflazione non sarà tollerata, mentre l'inflazione chissà!
Concludo condividendo il pensiero del professor Hamilton di Econbrowser . il quale dice dice che l'economia sta migliorando solo perchè tutti pensano che questo accada, ma nella realtà ben pochi indicatori reali vanno oltre la speranza,
|
Indicator |
Contribution |
|---|---|
|
stock prices |
0.34 |
|
yield spread |
0.30 |
|
consumer expectations |
0.23 |
|
vendor performance |
0.21 |
|
unemployment claims |
0.06 |
|
new orders (consumer goods) |
0.06 |
|
building permits |
0.02 |
|
M2 |
-0.01 |
|
new orders (capital goods) |
-0.02 |
|
average workweek |
-0.04 |
| Total |
1.16 |
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inflazione e deflazione, mercato del lavoro occupazione, fallimenti banche
Questa è la lettera di addio apparsa oggi sul CORRIERA_della_SERA ad opera di Rita Clementi, 47 anni, 3 figli, ricercatrice precaria che scoperse l'origine genetica di alcune forme di linfoma maligno, che ci aiuta ad introdurre in maniera esemplare il concetto di granello di sabbia, un granello o macigno come lo vogliate chiamare, che da sempre blocca l'ingranaggio della ricerca, dell'innovazione, l'ingranaggio di una società pulita, fondata sulla meritocrazia, sull'onestà, sulla verità, una lettera che riassumo nelle sue conclusioni finali......
" Desidero evidenziare proprio questo: il sistema antimeritocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiutare a crescere; per questo motivo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, hanno ritenuto di aumentare i finanziamenti per la ricerca.
È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostume non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica conseguenza quella di potenziare le lobby che usano le Università e gli enti di ricerca come feudo privato e che così facendo distruggono la ricerca.
Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.Rita Clementi.
Non si tratta solo dell'innovazione o della ricerca, si tratta di qualunque settore della vita economica e sociale di questo paese, che ha bisogno di uno scatto di orgoglio, ha bisogno di un atto di dignità, che lo faccia uscire da un sistema feudale, di intrecci politico/finanziari/imprenditoriali che sono come macigni che dalla notte dei tempi sostano negli ingranaggi dei sogni di ogni uomo. Questa è la scelta di Icebergfinanza, la Verità è Figlia del Tempo, oggi più che mai, momento imperdibile di cambiamento, il momento del coraggio di tutti coloro che si riconoscono in queste parole....
" Succhiare il midollo della vita non significa strozzarsi con l’osso, c’è un tempo per il coraggio ed un tempo per la cautela ed il vero uomo sa come distinguerli. .......
Come scrive Wikipedia, Il criterio di efficienza (o di compensazione) di Kaldor-Hicks è una teoria economica introdotta da due economisti, Nicholas Kaldor e John Richard Hicks, nel 1939 e tratta i problemi di confronti in termini di benessere sociale.
Secondo il criterio di efficienza, una modificazione nell'allocazione delle risorse è efficiente se il benessere ottenuto da alcune componenti supera le perdite di benessere subite da altri componenti. Perché vi sia efficienza è fondamentale che coloro che subiscono una perdita di benessere rimangano in una situazione migliore rispetto a coloro verso i quali la modificazione dell'allocazione ha operato favorevolmente.
Tutto ciò ovviamente in questa crisi non è avvenuto, ma a me importava riportare una metafora di Hicks, secondo il quale, nel sistema finanziario, di tanto in tanto, bisognerebbe inserire dei granelli di sabbia, in maniera da rallentarne la velocità!
Molti di voi ricorderanno certamente la ormai leggendaria discussione sulla TOBINTAX che vi invito a rileggere sempre su Wikipedia, ma ben pochi conoscono le parole di James Tobin, premio nobel all'economia pronunciate nel suo “On the Efficiency of the Financial System”, Fred Hirsch Memorial Lecture, New York, Lloyds Bank Review
I have decided … to voice some sceptical views of the efficiency of our vast system of financial markets and institutions. These views run against current tides – not only the general enthusiasm for deregulation and unfettered competition but my profession's intellectual admiration for the efficiency of financial markets.
Un sistema troppo grande ed inefficiente quello finanziario, che ai suoi tempi forniva solo il 7/8 % dei profitti al netto delle tasse contro percentuali attuali che seconso alcune analisi vanno dal 30 al 80 %.
La finanza in questi anni ha distrutto valore.....come disse Tobin:
(...) Ho paura che stiamo dedicando sempre più risorse, incluse l'energia dei nostri migliori giovani, per attività finanziarie che nulla hanno a che fare con la produzione di beni e servizi, attività che procurano alti compensi, decisamente fuori misura rispetto alla loro valenza sociale. Ho il sospetto che l'immenso potere dei computer venga messo a servizio di questa economia di carta, non per avere transazioni a minor costo, ma per gonfiare quantità e varietà degli scambi finanziari
Willem Buiter nel suo recente post dal titolo "Useless finance, harmful finance and useful finance" QUI ci parla di finanza tra gioco d'azzardo, azzardo morale e biglietti della lotteria...
(...) The collective hubris of the banking sector (broadly defined to include all the shadow-banking sector institutions like hedge funds, private equity funds, SIVs, conduits, other investment funds, AIG-style insurance companies etc.) means that enormous volumes of bets are placed on the behaviour of endogenous variables. The first consequence of this is that, since derivatives trading is not costless, scarce skilled resources are diverted to what are not even games of pure redistribution. Instead these resources are diverted towards games involving the redistribution of a social pie that shrinks as more players enter the game.
Wiston Churchill, disse di voler un giorno assistere ad una finanza meno superba e ad un'industria più contenta.
Confesso che ancora oggi osservo meravigliato al fiume di analisi e ragionamenti su questa crisi che alla fine, girano sempre intorno, evitandolo, a quel piccolo granellino di sabbia che con il tempo è diventato un autentico macigno, ovvero quello relativo all'intreccio tra finanza e politica, spesso allargato all'impresa, un meccanismo quello della finanza e dell'economia, oliato quotidianamente dalle lobbies, una dinamica quella di questa crisi che secondo la mia opinione verrà deviata dal classico granellino di sabbia nell'immenso ingranaggio.
Qualunque azione intrapresa in questa crisi ha visto l'immancabile presenza dell'interesse privato e delle lobbies di potere prevalere sempre e comunque sull'interesse collettivo.
Torno a ribadire per l'ennesima volta che secondo il mio parere il granello di sabbia per eccellenza di questa crisi e quello che ha originato la Grande Depressione sta nascosto negli ingranaggi della disuguaglianza dei redditi, una bilancia che ha visto scendere i redditi a favore dei profitti, un mancanza di "peso" che la storia ha sempre compensato attraverso il ricorso al debito.
Oggi il circuito virtuoso del risparmio, la riflessione che è in atto sul fallimento di alcuni meccanismi dell'economia capitalista è l'essenza di un processo economico che non può prescindere dalla "droga" del consumo, un consumo abbinato all'avidità e alla redditività di breve termine, che ha distrutto la sostenibilità di qualsiasi processo produttivo.
Chiunque legga da sempre Icebergfinanza sa che la disintegrazione di questo sistema economico e finanziario ha origini di natura antropologica, ma per restare in tema di analisi economica, questa quei sotto è una delle tante prove di un sovrapproduzione mondiale in molti dei settori produttivi:
" TORINO (awp/ats/ansa) I produttori d'auto sono troppi, bisogna razionalizzare per contrastare la sovracapacità produttiva dell'industria europea. Questa volta il richiamo arriva dal vicepresidente della Fiat, John Elkann (...) "L'auspicio - dice Elkann - è che alla fine di questa crisi ci possano essere meno produttori di auto. Sfortunatamente quello che sta accadendo oggi è il contrario". La Fiat, spiega, si è trovata a dover fare fronte a un crollo del mercato del 25 per cento. "Questo calo - ha detto Elkann - nonostante il sostegno di molti governi europei, è ancora più forte per un settore che soffre di sovracapacità. Abbiamo la capacità di produrre il 50% di auto in più di quelle che vengono comprate. Dunque, speriamo che con questa crisi ci siano soluzioni di consolidamento".
Il 50 % in più di quanto il mercato ha bisogno, mentre ieri una percentuale pari al 50% se non di più delle vendite era supportata dagli incentivi del credito al consumo e del leasing.
Negli ultimi anni questo eccesso di produzione è stato assorbito dalle più svariate forme di incentivi all'indebitamento, sino alle formule esotiche che invogliavano a cambiare macchina almeno ogni due o tre anni, senza che nessuno abbia mai messo in dubbio la sostenibilità di questo ritmo di produzione.
A distanza di quasi ottantanni, l'ombra dell'eccesso di produzione e di indebitamento della Grande Depressione ritorno come un'ombra, un fantasma della storia, riproponendo in un'epoca inedita, la spirale della deflazione da debiti, una deflazione cattiva, che la storia ha conosciuto più volte negli ultimi cento anni.
Si è trattato di una inevitabile spirale che ha origine da uno sproporzionato ed esponenziale sbilanciamento della ricchezza all'interno dei paesi occidentali, riflesso condizionato dallo sfruttamento del lavoro dei paesi emergenti che ha assicurato per lunghi anni beni e servizi a basso costo, facendo scendere i redditi ed aumentando in maniera esponenziale i profitti delle imprese occidentali.
Ne in Italia, ne a livello mondiale abbiamo ancora assistito ad un solo intervento che miri ad una equa ridistribuzione dei redditi, un solo intervento che tenda a riprendere in mano la bilancia dell'economia mondiale.
JK Galbraith con la sua proverbiale ed efficace ironia direbbe che è bene che ogni tanto i soldi vengano separati dagli imbecilli e di imbecilli in questa crisi se ne sono visti a grappoli!
Nel frattempo l'intreccio finanza e politica, prosegue inesorabile oliando quotidianamente il supremo interesse del profitto esponenziale.
Come scrive Caroline Baum su Bloomberg, uno degli aspetti del controverso piano di Obama sulla ristrutturazione dell'impianto regolatore finanziario è che la Federal Reserve è stata investita della qualifica di supremo regolatore del rischio sistemico, un mix di dimensione, leva finanziaria ed interconessione, che potrebbe costituire una minaccia per la stabilità finanziaria, se non affidato a mani consapevoli e responsabili.
" In other words, the same folks who missed, or did nothing to prevent, the worst crisis since the Great Depression will definitely, absolutely, positively be able to anticipate the next one."
In altre parole, gli stessi geni che si sono addormentati al timone della nave o che non hanno fatto nulla per evitare la peggiore crisi dopo la Grande Depressione, saranno un domani in grado di anticipare positivamente e prevenire la prossima crisi..... Uh-huh. Uh-huh.
Ma ci sarebbe di peggio! Invece che eliminare il dogma del " too big to fail " e l'azzardo morale di un salvataggio onnipresente dello Stato, il piano di Obama, istituzionalizza e si espande in questa direzione.
“All systemically important companies will be subject to enhanced regulation,” says Peter Wallison, senior fellow at the American Enterprise Institute, a conservative Washington think tank. “What could that possibly mean? It means they are too big to fail.
La coppia di agenzie immobiliari governative Freddie & Fannie, 19 grandi istituti bancari, due aziende automobilistiche e un'impresa assicurativa che fungeva da hedge fund, AIG, ecco l'elenco dei colossi, too big to fail!
“We need to get rid of too big to fail,” says Allan Meltzer, professor of political economy at Carnegie Mellon University in Pittsburgh.
Per evitare il rischio sistemico si dovrebbe ridurre l'entità di queste vere e proprie centrali nucleari del rischio ed invece, questa crisi crea autentici colossi di argilla, che non possono assolutamente fallire!
Ed invece cosa accade.......
(...) No wonder small banks are voicing reservations about the plan, which has the potential “to destroy competition in every corner of the economy where you identify too big to fail,” Wallison says.
Nessuno ha il coraggio di eliminare Freddie & Fannie, perchè è politicamente impopolare, democratici e repubblicani, ne hanno fatto una sorgente da cui attingere il voto popolare.
Franks, democratico ci dice che ci sono istituzioni che non amano essere regolamentate. La regolamentazione incide sui loro profitti, quindi hanno usato la politica per sabotare, reindirizzare, annullare o deregolamentare il quadro normativo esistente.
Ecco che abbiamo scoperto che l'acqua è bagnata.
(...) The George W. Bush administration elevated this strategy to a snickering, sarcastic art form. George W. It gave us a Food and Drug Administration that sometimes looked as though it was taking orders from Big Pharma, an Environmental Protection Agency that could never rouse itself from the recliner, an energy policy that might well have been dictated by Enron, and a Consumer Product Safety Commission that moved like a rusty wind-up toy.
Per quanto riguarda il sistema bancario nulla di nuovo sotto il sole.....democratici e repubblicani, uniti sotto un unico grande disegno, l'intreccio, politica, finanza ed inprenditoria, che in Italia è a livelli spesso spettacolari!
Magari qualcuno parlerà di ideologia, di libero mercato, di autoregolamentazione, io parlo di avidità, di tracotanza di quella voglia di farsi gli affari propri senza dover rendere conto a nessuno.
Certo qualche scienziato economico pazzo ha certamente contribuito all'idealismo dell'autoregolamentazione, del mercato efficiente, sostenuto magari da modelli teorici e dati empirici, ma chiunque non abbia in se il seme dell'ingenuità comprende che il fine è sempre quello, della massimizzazione degli affari propri.
Non esistono mercati razionali, non esistono mercati perfetti, esistono equilibri delicati che vanno monitorati costantemente, senza tralasciare nulla.
Ma ecco che all'improvviso, noi di Icebergfinanza abituati al brivido, leggiamo....
(...)Besides keeping Bernanke, Obama's options include appointing Summers or Janet Yellen [San Francicso Fed President] Summers, 54, a former Treasury secretary who heads Obama's National Economic Council, is considered the front-runner should the president want a change.
Summers, il probabile nuovo comandante in capo della Federal Reserve, wow...... una volpe a guardia del pollaio!
"Il dopo Bernanke è già cominciato. Il suo mandato scade a gennaio. Ma sul mercato le voci corrono veloci e gli operatori hanno iniziato a chiedersi se Ben Bernanke guiderà ancora la Federal Reserve dopo quella data. Ieri, al primo di due giorni di incontri del comitato monetario della Fed stessa, è stato proprio lui a dominare il dibattito politico e mediatico attorno alla banca centrale. Al punto che un quesito in merito è stato posto anche al presidente Barack Obama all'inizio della sua conferenza stampa di ieri. “Ha fatto un buon lavoro”, ha risposto il capo della Casa Bianca, aggiungendo un laconico “no darò notizie sul futuro del chairman della Fed” e precisando che la Banca centrale “è nelle condizioni giuste per monitorare i rischi finanziari sistemici”. Secondo le prime indiscrezioni Larry Summers, oggi capo dei consiglieri economici di Obama, sarebbe in pole position a prendere in mano la Fed nel 2010." Yahoo
Probabilmente non si potrà discutere della buona fede di Bernanke nella vicenda Merrill Lynch e Bank of America ( .......molti dubbi restano invece su Geithner e in maniera particolare sul Paulson ) ma del suo integralismo ideologico che ci ha accompagnati attraverso la madre di tutte le crisi, io non ho alcun dubbio, per quanto riguarda invece l'integrità.......
" Bernanke replica di aver sempre informato chi ne aveva diritto e rivendica alla Fed di aver gestito col «più alto grado di integrità» una vicenda complessa e inusuale, in un momento drammatico della storia finanziaria del Paese. Il passaggio per lui più difficile è stato forse quello in cui Darrell Issa, un deputato repubblicano della California che è stato il suo accusatore più accanito, ha tirato fuori una mail nella quale Jeffrey Lacker (capo della Fed di Richmond, uno dei «governatori» locali dell' Istituto federale) racconta a terzi che Bernanke gli aveva detto di essere pronto a sostituire il management della Bank of America, se Ken Lewis si fosse rifiutato di concludere l' acquisizione di Merrill Lynch. Bernanke_resiste_al processo_ Merrill_
" Summers wants the job, Senator Robert Bennett of Utah [said].Asked if he would support Summers for Fed chairman, Bennett said: “I am told that Larry would very much like me to. I would have no objection to Larry.
Noi ad essere sinceri qualche obiezione ce l'abbiamo, basta guardare la storia e non dimenticare, come scrive Bloomberg, Larry Summers è sorridente.......
The Obama administration economist, whose name is never invoked without “brilliant” attached to it, has been touted as a likely successor to Federal Reserve Chairman Ben Bernanke . Bernanke's four-year term ends in February, and the subject of his reappointment is starting to preoccupy the political class in Washington. (...)
Financial-market types, on the other hand, were quick to declare Bernanke toast, crown Summers as the heir apparent and concoct a conspiracy theory to fit the facts. ( Bloomberg )
Comunque vada tra finanza che riesce ad ottenere i maggiori profitti della sua storia e finanza che non trova altro che radoppiare gli stipendi base per aggirare il problema dei bonus, torniamo alla nostra amata economia reale, senza dimenticare che alle volte ci vorrebbe non solo un granellino negli ingranaggi, ma sempre più spesso un macigno, per ricordare alla finanza la sua funzione di ancella dell'economia.
Calculated Risk ci ricorda come The Leveraged Loan "Wall of Worry" la minaccia del credito non sia riferita solo alle OPITION ARMs ed ai CRE Loans, ma 75 miliardi di debiti leveraged in scadenza nel 2012, ai 150 miliardi in scadenza nel 2013 e ai 215 miliardi in scadenza nel 2014.......ma come dirà certamente qualcuno, nessun problema, tanto la madre di tutte le crisi si concluderà alla fine dell'anno o al massimo il prossimo.
Chi legge Icebergfinanza da almeno un anno sa che da sempre sostengo che non è possibile credere alla favola degli stimoli fiscali che molti continuano a raccontare come esempio per una futura ripresa dei consumi.
Come per quanto riguarda la ormai leggendaria favola del decoupling, ovvero la possibilità che altre economie raccolgano il testimone della crescita economica mondiale, anche quella delle magiche proprietà degli stimoli fiscali è stata definitivamente smascherata dagli ultimi dati americani.
Reddito personale che cresce del 1,4 % e quello disponibile del 1,6 % in maggio lasciano il tempo che trovano di fronte all'anemica crescita dei consumi ( 0,3 % ) Lo stimolo fiscale è chiaramente al lavoro, peccato che la sua inutilità abbia sostenuto la più alta percentuale di risparmio dal 1993, un impulso fine a se stesso, temporaneo.
L'immenso oceano di debito in circolazione verrà lentamente prosciugato da una inevitabile dinamica visrtuosa del risparmio, che inevitabilmente continuerà a rappresentare una seria ipoteca sui consumi.
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Di una cosa possiamo essere certi, che il prossimo dato relativo al PIL del secondo trimestre non beneficerà più di tanto del contributo positivo dei consumi (PCE), magari qualcuno rispolvererà, l'arma non convenzionale del deflattore, amplificando gli effetti dell'inflazione energetica, per assicurare un dato macroeconomico, in linea con la favola dei teneri germigli verdi, ma la percentuale di risparmio al servizio del debito, preannuncia per l'autunno un tramonto infuocato dei consumi.
Sembra quasi che il Giappone abbia una fantasma per amico......la deflazione:
Calo record dei prezzi al consumo in Giappone.
Il ministero degli Affari interni e delle Comunicazioni conferma che l'indice generale è diminuito dello 0,4% mensile e dell'1,5% annuo.
Anche l'indice core, ovvero al netto dei prezzi volatili degli alimentari freschi, ha subito una frenata dell'1,1% annuo a maggio, contro lo 0,1% di aprile. La rapida decelerata, destinata per gli analisti a continuare, rilancia i timori sulla deflazione. Si tratta, infatti, della terza contrazione consecutiva su base mensile.
Il calo dei prezzi al consumo in giappone è stato causato dalla discesa dei prezzi dell'energia e dalla crisi occupazionale che induce i consumatori a tagliare le spese. Anche l'indice core dell'area metropolitana di Tokyo, considerato un anticipatore del trend dell'indice nazionale, è calato dell'1,3% annuo, contro l'1,1% previsto dagli economisti. ( SOLE 24 ORE )
Date un'occhiata a ciò che si scriveva della deflazione giapponese nel lontano MAGGIO_2007 ......certo ma in fondo a noi non succederà mai e quindi tutti a parlare di inflazione, come ad esempio l'ennesimo fantasma di GREENSPAN_sul_FINANCIALTIMES che nel suo sproloquio sussurra che l'economia reale dipende in tutto e per tutto dall'andamento delle quotazioni dei mercati finanziari, la droga dell'economia reale è sempre più l'economia di carta.
Qualsiasi sua considerazione sull'inflazione la lascio al Vostro divertimento, ormai " il maestro" è un fantasma del suo passato al punto tale che il suo vice di alcuni anni fa alla Federal Reserve, Alan Blinder, deve ricordarli che ..... 'Why Inflation Isn't the Danger' QUI
Un giorno discuteremo anche della leggenda metropolitana che vede la deflazione come un terribile drago dalle mille teste, per tutti coloro che hanno un debito, dimenticando che il problema non è tanto il debito, quanto la spirale della deflazione in rapporto all'occupazione, visto che la deflazione diminuisce l'onere del servizio dal debito, attraverso una riduzione delle rate di ammortamento dei mutui.
A proposito di "Lost Decade" anche Edmund Phelps non ha peli sulla lingua......
Edmund Phelps, winner of the Nobel Prize in economics in 2006 and a professor at Columbia University in New York, said it may take as long as 15 years for households to rebuild what they lost in the recession.
Quindici anni sono tanti anche per il sottoscritto, mi auguro che non si debba aspettare cosi tanto per una naturale ricomposizione dell'immenso ed esponenziale debito prodotto in questi anni.
“The only way we're going to get a healthy, full recovery is over a long period of time, involving households rebuilding their balance sheets,” Phelps said in an interview on June 22 with Bloomberg TV. “There's no silver bullet that's going to get us into good shape quickly.”
Alquanto interessante inoltre l'articolo qui sotto riportato dall' Economist che ci ricorda come secondo una ricerca sono molti quelli che preferiscono abbandonare le loro case ogni qualvolta la dinamica dei prezzi fa si che il valore della loro abitazione diventi inferiore al mutuo residuo, amplificando ulteriormente con il tempo l'espansione delle foreclosures........
It is easier to dump a home loan if a friend has done so too.
HOUSE prices in America have fallen so far that as many as one in five households have mortgage debt greater than the value of their homes. In a few states, borrowers are not liable for the shortfall between an unpaid loan and the resale value of the home it is secured upon. Even where borrowers are on the hook, lenders often find it too costly to pursue unpaid debts. So some homeowners may be tempted to default and escape the burden of negative equity. Economist
New research based on a survey of 1,000 homeowners suggests that one in four mortgage defaults are “strategic” —by people who could meet their payments but who choose not to. The main drivers of strategic default are the scale of negative equity, and moral and social considerations. Few would opt to renege on their mortgage if the equity gap were below 10% of their home's value, the authors find, partly because of the costs of moving. But one in six would bail out if loans were underwater by a half.
Questa dinamica che ci propone sempre CalculatedRisk non ha bisogno di commenti!
Click on graph for large image.
Come non credo abbia bisogno di ulteriori commenti questa immagine che ci ricorda come oggi il problema numero uno è la disoccupazione....... A lost decade for Jobs...
Private sector job growth was almost non-existent over the past ten years. Take a look at this horrifying chart:

Between May 1999 and May 2009, employment in the private sector sector only rose by 1.1%, by far the lowest 10-year increase in the post-depression period. http://www.businessweek
Come diceva Galileo Galilei, non basta guardare, occorre guardare con occhi che vogliono vedere, che credono in quello che vedono.
I granelli di sabbia della finanza sono molteplici, alle volte sono autentici macigni, non è facile riuscire a ripulire gli ingranaggi di questo sistema, ci vorrà tempo, pazienza e speranza, tanta speranza, gli stessi occhi che vedono e sanno che in fondo, dietro l'angolo ci sono uomini e donne, che da tempo lavorano e vivono per un mondo migliore, un mondo dove l'uomo sia protagonista della sua vita, della sua essenza, un mondo che già esiste, da riscoprire, da coccolare, da conoscere consapevolmente per poterlo un giorno abbracciare.
" Succhiare il midollo della vita non significa strozzarsi con l’osso, c’è un tempo per il coraggio ed un tempo per la cautela ed il vero uomo sa come distinguerli. .......
e ancora, come canta Jovanotti......
(...) sconfiggere il nemico è guardarsi dentro
cercare il proprio centro e dargli vita come a un fuoco quasi spento renderlo vivo
e dargli movimento.
Rita Clementi tra le righe lascia anche questo messaggio di rassegnazione...(...) Vado via con rabbia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedizione non siano servite a nulla.
Si perchè alle volte .........
Il nemico si nasconde si mimetizza tra le pieghe della coscienza
la sua violenza è subdola il suo passo di gatto
difficile davvero coglierlo sul fatto
il nemico è tra noi è dentro di noi
per farlo fuori occorre rinunciare ad una parte di noi stessi
se un tempo era più facile lottare contro ciò che non andava
perché il nemico una faccia ce l'aveva
una voce, una bandiera
sapevi dove andare a prenderlo in giro la sera
aveva nomi e facce, ma non è più
così adesso non si vede ma lui è ancora lì più forte che mai
e sotto sotto spinge col suo dai e dai
e ha stipulato un patto con le coscienze addormentate
nella pubblicità di una realtà falsificata......
No, Cari compagni di viaggio, non esiste solo la sensazione che tutto ciò che facciamo non serva a nulla, noi abbiamo l'obbligo e il dovere di seminare, le nostre speranze, le nostre certezze, anche se, probabilmente non avremo sempre e comunque, il privilegio di assistere al raccolto finale, non almeno in questo nostro mondo.
Icebergfinanza come un cantastorie che si esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!
La "filosofia" di Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!
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" Se c'è qualcuno in questa aula che pensa di poter tornare alle pratiche del passato come se nulla fosse successo, è meglio che ci ripensi...:". Chi parla, non è certo Icebergfinanza, ma un certo Alistair Darling, Cancellieri dello Scacchiere di sua Maestà, la Regina Elisabetta, nel suo discorso annuale rivolto alla City.
Verrebbe da parafrasare sono mezzi termini che se vi è qualcuno su questo veliero che pensa realmente che la crisi sia finita e che tra un pò si tornerà a viaggiare con il vento in poppa è pregato di scendere e accomodarsi su uno dei numerosi velieri che solcano indominiti l'ottimismo istituzionale di coloro che non hanno compreso nulla.
Mai più " business as usual " ha concluso nel suo intervento il signor Alistair! Quanta verità vi sia nelle sue parole e in quelle di molti altri politici protagonisti di questa crisi solo la storia potrà aiutarci a comprenderlo, ma sin da ora mi riservo il massimo benefico del dubbio, in qualsiasi direzione; basta parole, solo i fatti contano!
I fatti sono questi Goldman Sachs ringrazia un oceano di ingenui!
La Goldman Sachs va controcorrente rispetto alla crisi finanziaria e pagherà i bonus più alti della sua storia, lunga ormai centoquaranta anni. L’istituto, brillando tra le banche che sono riuscite a resistere alla crisi del credito, ha fatto registrare una spettacolare prima parte del 2009.
David William, analista finanziario del Fox Pitt Kelton, spiega così il successo record di Goldman Sachs: «Il 2009 è stato e sarà la migliore annata possibile per le banche di investimento che sono riuscite e riusciranno a cogliere le occasioni giuste. Queste banche sono intermediari nei mercati dove governi e compagnie aumentano di miliardi di dollari la produzione di nuovo denaro e riescono ad accaparrarsi ingenti somme nelle operazioni di investimento nelle quali sono coinvolte». blitzquotidiano.it
Ricordo a tutti che i geni di Goldman Sachs, furono i primi a liquidare il genio della lampada dei prodotti strutturati con sottostanti mutui immobiliari, rifilandolo alla concorrenza che se lo strappavano di mano, pur di dotarsi dei suoi servigi.
Orazio Carabini sul Sole 24 Ore parla delle palette e del secchiello di Obama, il suo nuovo progetto di regolamentazione dei mercati, un immenso castello di sabbia, che l'alta marea delle lobbies sarà in grado di far crollare con il tempo.
Non è certo un caso che un buon numero di istituti di credito americani si sono affrettati a restituire gli aiuti del contribuente americano anche se tra qualche mese sono convinto che ne avranno bisogno come dell'aria che respiriamo.
Cambaindo argomento e tornando ad argomenti fondamentali per i prossimi anni, in un recente pezzo apparso sul Sole 24 Ore ad opera di Carlo De Benedetti dal titolo INFLAZIONE?_NON_E'_IL_MALE_PEGGIORE si fa riferimento ad un cantante country americano, un certo Merle Hazard.....
Hazard, un nome un programma,.......Moral Hazard, azzardo morale!
Qualche settimana fa il New York Times citava un cantante country western americano, Merle Hazard, come colui che meglio di chiunque altro ha evidenziato, in questi mesi, il dilemma che abbiamo davanti: «Inflation or deflation - canticchia Merle - tell me if you can: will we become Zimbabwe or will we be Japan?». Esiste davvero questo Merle. Lo sono andato a scovare su YouTube. Basta mettere il suo nome su Google. Un personaggio stralunato, con tanto di cappellone da cowboy, e accompagnato da un certo Bretton Wood. Va avanti per due minuti e mezzo, rivolgendosi a un certo punto anche a John Maynard Keynes: «Dimmi John, i dollari nel mio taschino compreranno di più o di meno il prossimo anno?». Straordinario. Secondo me dietro quel tipo si nasconde un economista raffinato. Perché è proprio intorno a quest'ultima domanda che oggi ci giochiamo l'uscita dalla crisi.
Straordinario qualcuno si è accorto che intorno allo stretto di Messina, tra Scilla e Cariddi ci giochiamo, l'uscita dalla crisi! Noi in effetti non c'eravamo proprio accorti di quello che in realtà sta accadendo.
Ma in quel pezzo di De Benedetti sono altri i passi che lasciano il tempo che trovano! Non lo citerò tutto ma solo alcuni passaggi come ad esempio questo...
(...) Ma non c'è ancora quel messaggio chiaro ed esplicito che aiuterebbe a invertire le aspettative: la deflazione - ecco il messaggio da far passare - è il nostro nemico e per combatterlo siamo pronti a quello che gli americani chiamano un reflationary shock. Ce lo insegnano le grandi crisi del passato, e le strategie attuate per il loro superamento. Ci insegnano quanto la deflazione possa essere dannosa e quanto serva uno shock inflazionistico per porre fine alle aspettative deflattive e rilanciare la crescita.
Stiamo scherzando....ma se è mesi che i maggiori attori di questa economia, continuano ad urlare la necessità di innondare di inflazione, questo incendio, quasi a spegnerlo, dall'inflazione alla iperinflazione tutti si stanno prodigando per infiammare le aspettative di inflazione nella gente comune. Nobel, economisti, accademici, scienziati economici, geni e illuminati dell'ultima ora!
Da mesi un innocente canarino con attaccato al collo il messaggio inflativo viene introdotto nella miniera della " DEFLAZIONE DA DEBITI " satura del gas esplosivo relativo alla riduzione simultanea e sistemica dell'enorme massa di debito creata in questi anni, per osservare se riuscirà ad uscire indenne dai gas tossici che questa immensa follia collettiva sta tentando inutilmente di creare.
Ci stanno provando con l'ennesimo giochino della speculazione sul petrolio producendo qua e la qualche sterile fiammata che lasciata il tempo che trova, sale petrolio ed energia e crolla tutto il resto!
Ci stanno provando con la favola della ripresa economica esplosiva, con la leggenda del debito sovrano, paragonato ad un'immensa centrale nucleare sul punto di esplodere da un momento all'altro, con la sola conseguenza di infiammare i tassi a lungo termine ipotecari, prolungando l'agonia del mercato immobiliare.
Da una "DEBT DEFLATION", deflazione da debiti se ne esce sono svalutando, attraverso il fallimento o infiammando l'inflazione, quella tassa iniqua che erode il potere di acquisto delle masse spostando la ricchezza sempre e solo in una direzione, fuori dalla miniera, mentre dentro esplode la classe media, i percettori di reddito fisso.
(...) Qualche settimana fa l'economista americano Allan Meltzer, dicendosi preoccupato per l'inflazione, notava che «nessun paese, affrontando enormi disavanzi di bilancio, la rapida crescita dell'offerta monetaria e la prospettiva di una costante svalutazione, ha mai sperimentato la deflazione. Questi fattori - concludeva - sono messaggeri d'inflazione». Il Nobel Paul Krugman gli ha risposto con un semplice grafico sulla "decade perduta" del Giappone, che appunto evidenziava la tendenza deflazionistica in quelle condizioni. Lezioni dalla storia, appunto. Una lezione che dobbiamo saper ascoltare oggi che abbiamo di nuovo davanti quel dilemma: "inflazione o deflazione?".
Noi di Icebergfinanza, la "Lost Decade" l'abbiamo esplorata in lungo e in largo già da oltre un anno, ma altrettanto abbiamo esplorato con il microscopio , la "DEBT DEFLATION" di Irving Fisher e la teoria dell'instabilità finanziaria di Hyman Minsky e portano entrambe alla conclusione che ci vorrà qualche anno prima che rientri completamente l'eccesso di debito creato dal sistema.

thanks to MISH

(...)L'errore compiuto allora dalle autorità monetarie giapponesi, lo ricordo bene, fu denunciato dai maggiori policy makers americani di oggi, a cominciare dal presidente della Fed Ben Bernanke e dal capo del Consiglio economico di Obama, Lawrence Summers. Eppure questi stessi uomini, oggi, non sembrano avere la necessaria determinazione nell'evitare quell'errore, trasmettendo all'economia la scossa inflazionistica che non è rinviabile. (...)
Non solo non sembrano avere la necessaria determinazione, ma sono coloro che hanno serie e gravi responsabilità nell'averla assecondata questa deflazione.....piccoli criminali economici e finanziari crescono!
Continua De Benedetti.......
(...)Quello shock permetterà di ridurre il peso dei debiti, che le tendenze deflazionistiche tendono invece ad accentuare con conseguenze perverse su tutto il sistema finanziario. E in secondo luogo invertirà il meccanismo delle aspettative dei consumatori, oggi paralizzati nelle loro scelte d'acquisto nella ragionevole attesa d'una ulteriore riduzione dei prezzi.(...)
Ma è qui che De Benedetti si supera ........
(...)Solo sapendo che i prezzi saliranno nell'ordine del 2-3% chi oggi è indebitato - soprattutto i proprietari di casa - potrà avere una ragionevole attesa che il peso di quell'onere possa in futuro diminuire (o almeno non aumentare) e nessuno avrà più interesse a rinviare i consumi, per il semplice fatto che l'aspettativa sarà di un prezzo più alto e non più basso. Questa è la priorità. I risparmiatori devono smetterla d'usare - come è stato detto - i propri soldi solo come uno sgabello per sedersi.(...)
Il peso dei debiti è accentuato per coloro che perdono il posto di lavoro, è accentuato dalla deflazione che fa avvitare il ciclo economico, verso una probabile depressione, come vedremo in seguito, ma non certo per coloro che oggi vedono ridotto l'onere del debito a parità di stipendio o come qualcuno vuol far credere con un aumento dei salari medi.
Ma chi è in grado oggi di determinare un giusto livello di inflazione, chi è quel genio che è in grado di assicurare che l'inflazione una volta esplosa si fermerà intorno al 2/3 % o al massimo al 5/6 % o magari oltra la doppia cifra? Chi è che deve sussurrare ai risparmiatori come è meglio spendere i propri risparmi o come e dove è meglio investirli, dopo aver provocato una trappola della liquidità e una perdita quasi totale della fiducia nel sistema?
Conclude De Benedetti.... Non faremo la fine né del Giappone né dello Zimbabwe. Non la faremo perché il secolo scorso ci ha insegnato come fronteggiare la deflazione e perché quello stesso secolo ci ha insegnato come tenere sotto controllo l'inflazione. Il passato è la nostra salvezza. L'importante è saperne ascoltare la lezione.
Peccato che come spesso ha insegnato questa crisi, chiunque dimentica il suo passato è condannato a riviverlo e che molti a partire da Bernanke, pur conoscendolo in teoria nei minimi particolari, se lo sono lasciati passare sotto il naso, per pura ideologia o integralismo accademico!
Era naturale come avevo evidenziato nel post "dedicato" di novembre che l'enorme massa di stimoli monetari e governativi avrebbe prodotto un effimero tentativo di rimbalzo nell'economia, dando origine ad una probabile doppia V all'interno del ciclo economico attuale, un sussulto dell'economia, che alcuni dati recenti sembrano evidenziare, più nella fiducia e nelle prospettive che nella realtà.
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L'economia sta rallentando il crollo, nessuno segnale di ripresa sostenibile, neppure nell'arco di un orizzonte lontano.
Mark Thoma sul suo sito ECONOMIST'S_VIEW riportando una riflessione di Andy Harless, economista esperto di macroeconomia ci spiega come sia ancora lunga la strada per l'inflazione:
Personally, I was more worried about deflation, and I still am. The inflation risk, if it exists at all, is in the distant future, and you could even argue that deflation in the short run increases the risk of high inflation in the long run. It's hard for me to see how falling prices today are good news at all. And prices – excluding food and energy – did fall in May according to the PPI.
I'm worried about what happens when commodity prices (1) stop rising (which they must do eventually) and/or (2) start falling again (which they may well do if the recent increases have been driven largely by unsustainable forces such as stockpiling by China).
Che succederà non appena finirà questa fiammata speculativa sulle materie prime, petrolio in primis, determinata in buona parte dallo stoccaggio di materie prime della Cina che ha provveduto a disfarsi di un buon numero di dollari scottanti.....
What worries me particularly is that about 70% of the costs of production go to labor, and the forces of deflation work very slowly in the labor market. Wage growth is decelerating, and, based on all historical experience, the deceleration is likely to continue – in this case, to continue to the point where it becomes deflationary.
......la crescita dei salari è in decelerazione e sulla base di tutte le esperienze storiche è destinata a continuare sino al punto che essa stessa diventa una forza deflazionistica.
I'm not talking about what will happen in the next 6 months; I'm talking about what will happen over the next 5 years. “Green shoots” – however green they may be – do not presage an imminent end to deflationary wage pressure. And they certainly don't presage the beginning of inflationary wage pressure. Consider everything that has to happen before the wage pressure reverses and becomes inflationary:
Direi che questo articolo purtroppo è piuttosto illuminante, talmente illuminante da accendere un faro nella nebbia della dinamica occupazionale americana e globale......
L'ouput deve stabilizzarsi e poi iniziare a crescere, e crescere più velocemnete della tendenza della prodduttività; le imprese devono ridurre i licenziamenti nella media ad un tasso normale, ripristinare la produzione coinvolgendo i lavoratori a tempo pieno a riprendere il normale ritmo di produzione, dopo aver cercato di ridurre le scorte di magazzino.
Le imprese poi dovranno cercare di reintegrare i lavoratori a part.time a tempo pieno, dopo che questa recessione è stata caratterizzata da un calo delle ore lavorate piuttosto che da un utilizzo disinvolto dei licenziamenti.
Le successive tappe proposte le lascio alla vostra lettura ricordando solo che se, e sottolineo il se, si riuscirà a tornare al livello di produzione ante crisi, altrettanto non si verificherà facilmente per i livelli occupazionali. Per mantenere i margini di profitto, le aziende non ci hanno pensato su due volte a licenziare, in alcuni casi si è ridotto il numero delle ore lavorate, in altri casi ancora si è fatto ricorso a contratti di solidarietà, ma anche se i lavoratori part-time potranno essere riintegrati a pieno regime, probabilmente passeranno anni prima di assistere a nuove assunzioni.
Interessante ed illuminante è inoltre questo grafico di Calculatedrisk che ci spiega come il mercato immobiliare non raggiunge storicamente un fondo prima che contemporaneamente il mercato occupazionale non abbia raggiunto il suo picco di disoccupazione percentuale!
Click on image for larger graph in new window.
Nel novembre dello scorso anno Robert Lucas, Nobel all'economia e fiero cavaliere della tavola rotonda di Chicago, tavola rotonda dalla quale in questi ultimi 30 anni sono stati prodotti i semi della pazzia che ha travolto l'economia, attraverso l'ideologia estremista del neoliberismo ha dichiarato che la recessione è il problema più immediato, in una crisi finanziaria l'evoluzione delle cose è rapida e la responsabilità della Fed è quella di fornire maggiori riserve di liquidità e in questo senso sta facendo un buon lavoro.
Dobbiamo quindi essere preoccupati per l'inflazione, naturalmente, sempre lo dovremmo essere. Ma oggi è la recessione il problema più immediato, le l'inflazione si infiamma, si fa presto ad assorbire la liquidità ancor più velocemente di come si è innondato il mercato, cosi sottolinea Lucas.
" In my view, these are the most important considerations for US policy today. I think if the current Federal Reserve lending policies are continued aggressively our chances of avoiding a recession larger than that of 1982 are very good. At this point, I think this is the best that can be hoped for and it is a lot better than a replay of the 1930s.
Simpatico il nostro premio Nobel, sta cercando di paragonare questa recessione a quella del 1982 nella migliore delle ipotesi aggiungo io, ma la mia curiosità è come riuscirà a costringere il sistema finanziario a riprendersi indietro lo tsunami di titoli tossici emessi in cambio di titoli del tesoro americano, sarà affascinante osservare lo spettacolo di questa autentica aurora boreale che prima o poi farà capolino, tra qualche anno sull'economia reale, solo quando la favola del debito avrà scritto una pagina epocale di storia.
Mettetevi il cuore in pace, siamo in deflazione, siamo di fronte ad un eccesso di produzione, ad un "overcapacity" come sottolinea il nostro caro Raffaele Mascetra sempre puntuale ad indicarmi alcuni spunti che sostengono le mie tesi....
June 17 (Bloomberg) -- Potash Corp. of Saskatchewan Inc. and competing crop-nutrient providers tumbled after the Canadian company trimmed output, bringing cuts this year to almost half its production capacity, and a European producer lowered prices. The Saskatoon, Saskatchewan-based company said late yesterday it would lower output by 800,000 metric tons , bringing its total potash-production cuts since January to 4.7 million tons. The company has about 10 million tons of capacity.
Date inoltre un'occhiata a questo post dal titolo Xie: Chinese Banks Funding Commodities Speculation, Casting Doubt on Recovery leggetevelo bene e forse caqpirete per quale motivo è meglio rilassarsi, per quale motivo in Cina stanno giocando al Monopoli delle Commodities con i dollari che avanzano!
Se mai tutto ciò non fosse abbastanza provate a dare un'occhiata ai dati della Federal Reserve, grazie a MikeShedlock ed in particolare al FLOW of FUNDS report, la bocca della verità istituzionale,
E se mai alla fine vi restasse ancora qualche piccolo dubbio provate a tradurre questo pezzo e a leggere questo The big inflationist scare
Why anyone worries about price deflation is a mystery to me. With the power of money creation through the purchase of assets, there is no theoretical limit to how high prices can rise. Because people associate rising prices of whatever they sell or own as a sign of prosperity, there is always support for fiat money.
The deflationist says, "the banks can create credit, but people may decide not to borrow." This is true. But why wouldn't they borrow?
Il deflazionista dice....per quanto le banche possano creare credito, la gente può decidere di non utilizzarlo....questo è vero, ma perchè non lo vogliono utilizzare! (Andrea) : Ma benedetto ragazzo, perche dopo la mania, la storia sussurra che arriva la fobia, perchè sono tutti immersi nel debito e quelli che non lo sono non hanno alcuna intenzione di ripetere l'esperienza, un'orgia del debito collettiva basta e avanza nei secoli dei secoli!
Ogni tanto ci si ricorda della storia, ma mai abbastanza come abbiamo fatto noi in questo viaggio, certo, si continua a ripetere che questa volta è diverso, ma Martin Wolf sul FinancialTimes scrive che la recessione attuale è sulle tracce della Grande Depressione!
I mitici "Green Shoots" primaverili, i teneri germogli everdi sono appassiti, prima di concludere che la recessione sarà presto finita, dobbiamo chiederci cosa ci dice la storia, scrive Wolf, una guida per comprendere ciò che sta accadendo, fortunatamente abbiamo i dati e purtroppo la storia che questi dati ci raccontano non è delle migliori.
Abbiamogià dato un'occhiata alcune settimane fa a questo post di Barry Eichengreen e di Kevin O'Rourke su VOXEU, si tratta di un aggiornamento di un'altro lavoro dei due autori, pubblicato e visionato insieme il 6 aprile 2009, un confronto della crisi attuale con la Grande Depressione, utilizzando gli indicatori della produzione industriale, del commercio, i mercati azionari. Il crollo sinora è stato più violento che nella Grande Depressione, ma secondo gli autori la risposta "politica" è stata migliore. L'aggiornamento dimostra che gli scambi commerciali e i mercati azionari hanno mostrato un certo miglioramento, anche se l'odierna crisi è almeno paragonabile alla Grande Depressione.
Secondo Wolf i grafici apparsi su VOXEU sono più emblematici di mille parole!



Thanks to VOXEU_Thanks_to_BARRY_EICHENGREEN_&_KEVIN_O'ROURKE
Nel documento in questione la recessione attuale ha inizio nell'aprile del 2008 e quella della Grande Depressione nel giugno 1929.
The bad news is that this recession fully matches the early part of the Great Depression. The good news is that the worst can still be averted.
La buona notizia è che il peggio può ancora essere evitato. Visto come stanno gestendo la crisi del mercato immobiliare aggiungo io, ho paura che questa crisi, l'eventuale peggio stà ancora dietro l'angolo, dietro l'onda delle foreclosures che sta per arrivare nella seconda parte dell'anno. Ricordo a tutti che senza una ripresa degli investimenti residenziali e quindi del mercato immobiliare e dei consumi, non c'è alcuna ripresa sostenibile all'orizzonte, nessuna.
La leva del debito, dell'indebitamento è tramontata per molti anni a venire, la storia, le crisi finaniziarie della storia ci dicono che a qualsiasi mania, si sostiuisce per alcuni anni la fobia, una fobia per certi versi naturale e per altri controproducente. ma che nel lungo termine renderà sostenibile ogni ripresa futura.
Le tracce del crollo della produzione industriale sono incredibilmente simili alla precedente Grande Depressione, in Francia e in Italia, questo crollo è stato addirittura superiore a quegli anni, mentre in Germania e Inghilterra siamo più o meno allo stesso punto. In America e i Canada ormai ci stiamo avvicinando, mentre in Giappone abbiamo abbondantemente superato il confronto, nonostante la recente ripresa.
Il crollo del commercio mondiale è stato di gran lunga superiore al primo anno della Grande Depressione, nel primo anno di questa crisi il crollo è paragonabile ai primi due anni della crisi del '29, non dovuto al protezionismo, ma ad un calo della domanda manifatturiera.
Nonostante il recente rimbalzo, il crollo dei mercati azionari è di gran lunga superiore a quello del corrispondente periodo della Grande Depressione.
The two authors sum up starkly: “Globally we are tracking or doing even worse than the Great Depression ... This is a Depression-sized event.”
Si tratta di un ciclo economico con le dimensioni di una depressione!
Complessivamente al momento questa crisi è peggiore della Grande Depressione, nell'espressione dei due autori, è ciò che Icebergfinanza va sussurrando da tempo, questa crisi nella sua origine è più esplosiva di quella del '29, anche nella sua attuale dinamica, l'unica differenza è nella risposta altrettanto esplosiva delle autorità monetarie e governative, ma non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, non sappiamo se questa risposta è la giusta soluzione a questa crisi che è essenzialmente una crisi di fiducia!
Il mondo oggi sta applicando un mix di politiche keynesiane e friedmaniane, spesa governativa e innondazione di liquidità con politica monetaria altamente espansiva.
Nella ricerca dei due autori si nota come durante la crisi del '29, la media dei tassi non è mai scesa sotto il 3 %, in quei anni la "money supply" massa monetaria, crollò mentre oggi continua ad aumentare, forte crescita monetaria e grande recessione sollevano dubbi circa la teoria monetarista per la Grande Depressione.
Nel 1930 la media dei disavanzi pubblici è sempre rimasta inferiore al 4 %. mentre oggi siamo abbondantemente oltre quel dato, l' America si avvia potenzialmente a superare il 14 %.
Il tutto ci riporta ad una analisi di Kenneth Rogoff ( altro sostenitore illuminato della necessità di un tot di inflazione......) e Carmen Reinhart già vista insieme alcuni mesi fa dove l'impatto della crisi economica non sarà tanto nel salvataggio del sistema finanziario ma attraverso i danni che la Grande Recessione, per il momento, sta provocando.

Una robusta domanda aggregata non vi sarà sino a quando i bilanci delle famiglie indebitate, le imprese sottocapitalizzate a partire dal sistema finanziario non avranno curato le proprie ferite, sino a quando paesi con alto tasso di risparmio, non consumeranno e non investiranno maggiormente.
" Indeed, it is far more likely to take years, given the extraordinary debt accumulations of the past decade. "
Icebergfinanza è ormai otto mesi che sussurra questa dinamica, è impossibile assistere ad una ripresa dell'economia, prima di aver assistito ad un rientro collettivo del debito!
Negli ultimi due trimestri, per esempio le famiglie americane, hanno ridotto il loro debito ad un tasso annualizzato del solo 3,1 %, troppo poco.
I governi posso aumentare gli investimenti, mediante la spesa pubblica, ma non possono fare nulla in questa situazione per i consumi, nulla, qualunque stimolo fiscale andrà a beneficio della riduzione del debito.
Non dimenticate mai questo grafico, il cammino è ancora lungo, più lungo di quanto possiate immaginare:
Ecco qui due dinamiche che noi conosciamo molto bene, in quanto abbiamo ascoltato la storia.....
Two opposing dangers arise. One is that the stimulus is withdrawn too soon, as happened in the 1930s and in Japan in the late 1990s. There will then be a relapse into recession, because the private sector is still unable, or unwilling, to spend. The other danger is that stimulus is withdrawn too late. That would lead to a loss of confidence in monetary stability worsened by concerns over the sustainability of public debt, particularly in the US, the provider of the world's key currency. At the limit, soaring dollar prices of commodities and rising long-term interest rates on government bonds might put the US – and world economies – into a malign stagflation.
Al limite, molto al limite, una stagflazione maligna è un'idea remota di coloro che dimenticano la storia, mai vista negli ultimi 200 anni una deflazione da debiti alla quale segua stgflazione o inflazione nello spazio di un istante, ma probabilmente sono sempre pochi coloro che leggono la storia, aggiungo io!
" Contrary to some alarmists, I see no signs of such a panic today. But it might happen. "
Tornando per un attimo all'ottimismo istituzionale dei teneri germogli verdi, come non ascoltare il vice presidente della General Electric, la più formidabile diversificazione industriale globale esistente al mondo.....
“I am not particularly of the green shoots group yet,” [General Electric Co. Vice Chairman John] Rice said ... “I have not seen it in our order patterns yet. At the macro level, there may be statistics suggesting the economy is starting to turn.
A livello macroeconomico vi possono essere statistiche che suggeriscono una strambata dell'economia, ma a General Electric, nessuno ha ancora scorto un cambiamento degno di nota.
Magari anche quelli della Fedex non si sono ancora accorti di nulla, Fedex che è il termometro del trasporto merci in tutto il continente americano, la bocca della verità....
June 17 (Bloomberg) -- FedEx Corp. fell in New York trading after the second-largest U.S. package-shipping company forecast said earnings for the period ending in August will be 30 to 45 cents a share, worse than the 70-cent average of 11 estimates compiled by Bloomberg. FedEx didn’t project results for its 2010 fiscal year.
In fondo Icebergfinanza, trova sempre la maniera per dimostrarVi che questo rimbalzo è stato pilotato, non solo da un generoso sostegno manovrato ad opera di derivati, non solo con generosi aiuti in fatto di norme contabili, ma anche grazie ad una risonanza mediatica indimenticabile...
Secondo voi a quando risale questa notizia.....
New York, 22 giu. (Ap) - La decisione della Banca mondiale di rivedere al ribasso le stime sulla crescita globale dell'economia è stata pesantemente scontata dai mercati azionari Usa, che non hanno esitato a imboccare con decisione la strada dei ribassi. Da segnalare che l'istituto di Washington prevede per il 2009 una contrazione del Pil mondiale del 2,9 per cento, a fronte del meno 1,7 per cento indicato a fine marzo. Ancora, pur stimando un recupero per il 2010, la Banca Mondiale ha avvertito che si è entrati in "un'era di crescita più bassa", che richiederà un controllo più stretto ed efficiente del sistema finanziario. Immediate così le vendite sull'azionario.....
......ad ieri naturalmente e questa qui sotto che trovate al link worldbank.org......
Icebergfinanza come un cantastorie che si esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!
La "filosofia" di Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!
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Ci sono momenti nella nostra esistenza, nei quali il silenzio è come un'ombra che avvolge la nostra anima, anima che ci costringe a scoprire il vuoto di un'esistenza che tendiamo a riempire con una materialità che ha l'ardire di farci conoscere il senso stesso della felicità.
Che si tratti di denaro o di ricchezza, non è più un mezzo, ma il fine ultimo di un'esistenza che aspira alla realizzazione umana attraverso l'effimero.
Quelli che hanno paura del silenzio, la chiamano filosofia spicciola. Sono gli stessi che sono terrorizzati dalla possibilità, un giorno, di dover scoprire che tutta la loro ricchezza è da ricondurre al possesso di un qualcosa, una ricchezza dove l'apparire è l'essenza stessa della vita.
In spiaggia ho osservato con dolore una bimba che giocava con un videogames portatile, di fronte alla devastante esperienza di una Natura che urla l'essenza stessa della felicità.
Spesso i nostri figli, vengono "dirottati" in mondi virtuali, anestetizzando la loro presenza, liberando il nostro tempo.
Viviamo in mondi virtuali, dove osserviamo quasi con fastidio chi bussa alla nostra porta per ricordarci la nostra fortuna, la fortuna di avere tutto quello che spesso consapevolmente o inconsapevolmente abbiamo sottratto agli altri, con i nostri comportamenti, con la nostra indifferenza, con la nostra superficialità, con il nostro egoismo.
In fondo è la parabola stessa del capitalismo, quella che vede nell'egoismo e nella legittima massimizzazione del profitto e della redditività, l'unico obiettivo di questo sistema in grado di distribuire briciole di speranza che come fiocchi di neve ricadono su coloro che non sono degni di partecipare al grande gioco del libero mercato.
Ormai un miliardo di affamati è una notizia come l'altra, che si tratti di gossip o di crisi economica, il contorno è sempre quello, nulla cambia, una notizia tira l'altra e ormai siamo talmente vaccinati dal Grande Fratello che ne il sangue, ne la fame scuote più le nostre coscienze.
" Oltre un miliardo di persone muore di fame, questa e’ la denuncia della Fao che ha rivisitato al rialzo le stime per il 2009. Secondo quando riferito dagli analisti la cifra e’ superiore di oltre cento milioni di persone rispetto allo scorso anno. L’Onu richiede misure sostanziali per consentire una progressiva riduzione per le persone sottonutrite.
La crisi economica ha fatto lievitare i dati oltre 100 milioni di persone
Alla base di questo innalzamento della povertà e fame nel mondo la crisi economica che ha colpito il pianeta. “La pericolosa combinazione della recessione economica mondiale e dei persistenti alti prezzi dei beni alimentari in molti paesi ha portato circa 100 milioni di persone in più rispetto all'anno scorso oltre la soglia della denutrizione e della povertà croniche - denuncia il Direttore Generale della Fao Jacques Diouf - questa silenziosa crisi alimentare, che colpisce un sesto dell'intera popolazione mondiale, costituisce un serio rischio per la pace e la sicurezza nel mondo. Abbiamo urgentemente bisogno di creare un largo consenso riguardo al totale e rapido sradicamento della fame nel mondo e di intraprendere le azioni necessarie per ottenerlo. L'attuale situazione dell'insicurezza alimentare nel mondo non ci può lasciare indifferenti".
I piu' poveri tutti nei Paesi poveri
La maggior parte della popolazione povera risiede nei Paesi in via di Sviluppo, che purtroppo non potranno, se lasciati soli, riuscire ad uscire da questa situazione così precaria. Nel futuro i più colpiti saranno i poveri residenti nelle città e i contadini rurali. Il Presidente del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (Ifad), Kanayo F. Nwanze , evidenzia come proprio i contadini “abbiano le potenzialità non solo per garantirsi la propria sussistenza, ma anche per accrescere la sicurezza alimentare e stimolare una più vasta crescita economica”. Il diplomatico avverte che “per rendere effettivo questo potenziale e ridurre il numero di persone vittime della fame nel mondo, i governi, assistiti dalla comunità internazionale, devono proteggere gli investimenti di base nel settore agricolo, in modo da garantire ai piccoli contadini l'accesso non solo a sementi e fertilizzanti, ma anche a tecnologie più adatte, infrastrutture, schemi di finanza rurale e mercati".
Sono due anni che parlo della speculazione come una piaga che amplifica questa terribile tragedia, prima ancora che scoppiasse la crisi, prima che il piccolo risparmiatore scoprisse di poter giocare con la morte e la sofferenza di milioni di individui, fondi indicizzati ( ETF ) che scommettono sulle materie prime essenziali, alimenti e acqua, grano, riso, frumento, come i grandi speculatori, ora anche il piccolo risparmiatore può partecipare alla playstation finanziaria.
Qualcuno continuerà a sussurrare la leggenda metropolitana della speculazione essenziale come l'aria alla sopravvivenza del mercato stesso, perchè stimola il progresso! Chapeau, non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire ed osservare!
In fondo nell'opulento occidente, ci prendiamo il lusso di gettare il piatto di pasta o di riso che avanza, il lusso di morire o lottare contro l'obesità.....nulla in confronto a qualche migliaio di euro che schizzano nei booking delle materie prime essenziali.
Eppure continuamo a far finta di nulla, ma come abbiamo visto, ...c’è un tempo per il coraggio ed un tempo per la cautela ed il vero uomo sa come distinguerli......c'è un tempo per accorgersi dell'altra faccia della medaglia, per decidere se continuare a far finta di nulla.......
...nelle lacrime di questo tempo, nelle lacrime di chi perde il proprio lavoro, degli ultimi, degli indifesi, dei perseguitati, di coloro che vengono sfruttati e specialmente nelle lacrime dei "sogni di Dio", quei bimbi e ragazzi che non hanno diritto di crescere felici, perchè usati come merci, sfruttati, schiavizzati, sodomizzati, torturati, spesso al servizio della Globalizzazione, spesso al servizio del nostro benessere.....
Non mi resta che ricordare che ognuno di noi , se vuole, può essere un .....
un_piccolo_PRESTATORE_DI_ULTIMA_ISTANZA
Canto Brasiliano
Dio solo può dare la forza;
tu, però, puoi dare sostegno a uno scoraggiato.
Dio solo è la via;
tu,però, puoi indicarla agli altri.
Dio solo è la luce;
tu, però, puoi farla brillare agli occhi di tutti.
Dio solo è la vita;
tu, però, puoi far rinascere negli altri il desiderio di vivere.
Dio solo può fare ciò che appare impossibile;
tu, però, potrai fare il possibile.
Dio solo basta a se stesso;
Egli, però, preferisce contare su di te.

Ormai non ci sono più dubbi, quello che nei laboratori politici economici mondiali è in atto, è il più grande esperimento finanziario ed economico, mai tentato nella storia, un insieme di politiche monetarie e macroeconomiche, che cercano di sottrarre il ciclo economico al suo destino, alla nemesi di questa crisi.
Pensavo di potermi limitare ad un flash, a lasciare due righe, ma questa crisi non finisce mai di stupire!
Vi ricordate il recentissimo post dal titolo l' ULTIMO TRENO, ricordate le parole di Alan Blinder....
"Almeno che i leader americani non si comportino stupidamente, Blinder sostiene che per due motivi non si ripeterà la tragica prospettiva del baratro 1930/1933."
Nel 1936 la Fed ha esaminato il grande volume di riserve in eccesso accumulate dal sistema bancario ( come oggi avviene ) e ha concluso che quella montagna di liquidità avrebbe foraggiato l'inflazione futura e quindi si mise a aspirarla. Il tutto è proseguito nel 1937 attraverso una contrazione della politica monetaria.
Nello stesso tempo Roosevelt ha dato un'occhiata al bilancio federale che sembrava essere enorme e ha concluso che era arrivato il momento di aumentare le tasse e ridurre la spesa.
Da qualunque parte tentiamo di girarci, la storia è li con il suo fardello di verità a ricordarci l'infinita miseria umana, l'infinita miseria di strategie che alla fine non solo altro che scommesse che irridono costantemente, la prevenzione di un problema, chiunque dimentica il suo passato è destinato a riviverlo.
Ora anche Paul Krugman risolleva lo spettro della Grande Depressione e della Lost Decade, riproponendo ormai il solito dilemma della trappola della liquidità, STAY_THE_COURSE un dilemma che profuma di ideologie e scuole di pensiero accademico. Le varie polemiche tra Ferguson lo storico e Krugman l'accademico, lasciano il tempo che trovano e solo la storia ci dirà chi ha ragione.
" La storia è ricca d'esempi di celebri battaglie intellettuali. Nelle scienze naturali queste disfide quasi sempre sono sfociate in vittorie definitive, con la buona scienza che ha scacciato la cattiva. È molto difficile oggi trovare un astronomo tolemaico o un sostenitore della teoria del flogisto sulla combustione. Nelle scienze sociali la situazione è diversa. Le battaglie furibonde non mancano, ma vittorie definitive non ce ne sono mai. Anzi, un tratto tipico delle scienze sociali sono le battaglie interminabili, con sconfitte temporanee a seguito delle quali le forze sconfitte serrano le fila e lanciano un nuovo attacco. SOLE24ORE
In effetti al di la di qualunque considerazione sui teneri germogli verdi di questa ripresa, che vede anche Krugman intravederne la fine della recessione entro l'estate, le sue ultime parole, hanno un significato molto diverso...
". The risk of a full, all-out Great Depression - utter collapse of everything - has receded a lot in the past few months. But this first year of crisis has been far worse than anything that happened in Japan during the last decade, so in some sense we already have much worse than anything the Japanese went through. The risk for long stagnation is really high. ( guardian.co.uk )
Non si tratta solo di Krugman, ma sono in molti i principali attori che continuano ad essere sorpresi giorno dopo giorno dai dati dell'economia reale, dall'economia fondamentale e dal suo ciclo. La sorpresa in questa crisi alle volte prende l'altra faccia della medaglia ovvero quella della lucida disperazione, come accadde lo scorso anno nello stesso periodo. I soliti noti, con l'ausilio dei pifferai magici istituzionali hanno provveduto a ricapitalizzare con i soldi degli ingenui una buona parte del sistema finanziario, tecnicamente fallito, prospettando mirabilie macroeconomiche, la fine della Grande Crisi, l'inizio di un nuovo Eden.
Inutile che vi ricordi i recenti dati macroeconomici provenienti da tutto il mondo, ma all'orizzonte solo nella fantasia disperata di coloro che vogliono innondare il sistema di inflazione vi è l'ombra di questo fantasma della storia. E' perfettamente inutile parlare di inflazione da qui a due anni, tutto è possibile, come è possibile inoltre che oltre i due anni ci aspetti l'ombra della Lost Decade gaipponese, una strisciante deflazione da debiti abbinata ad una sorta di debitofobia persistente.
The good news is the worst recession in half a century is almost done. The bad news is it will take years more for the US to return to its potential growth rate, according to Morgan Stanley's co-heads of global economics. Bloomberg
.......aspetterei per vendere la pelle dell'orso della recessione, un eccesso di prudenza non guasta mai!
Come scrive Paul Kasriel in uno dei suoi ultimi post....
(...) It has gone from an average $2.1 trillion annualized in the four quarters ended Q1:2008 down to only $291 billion in the four quarters ended Q1:2009 (see Chart 4). So, although Treasury borrowing has skyrocketed in the past four quarters, total domestic nonfinancial borrowing has slowed from a four-quarter moving average of $2.4 trillion in Q1:2008 down to $1.8 trillion in Q1:2009 - the slowest rate of total borrowing since Q3:2004 (see Chart 5).
Chart 4

Chart 5

Similarly, although Federal Reserve credit creation has soared in the past year, private financial sector credit creation has plunged (see Chart 6). Before one gets too worked up about Treasury borrowing and Fed credit creation, one has to take into consideration how much private nonfinancial sector borrowing and private financial sector credit creation have slowed.
Chart 6

Il che testimonia ancora una volta che la DEBT DEFLATION è una potente dinamica in atto in tutto il sistema finanziario ed economico americano in primis e globale, una dinamica che terrà per molto tempo lontana la speranza istituzionale di provocare l'incendio dell'inflazione.
Questi dati poi ......
I prezzi alla produzione sono invece aumentati dello 0,2% mensile a maggio a fronte di un consensus di +0,6%. Il dato core, al netto di energia e alimentari, é calato dello 0,1% a fronte del +0,1% delle previsioni. Su base annua, il calo é stato del 5% per i prezzi alla produzione: la contrazione é la più significativa dall'agosto 1949. ilsole24ore
....sussurrano deflazione sin dentro al dato core in netto calo nonostante l'illusione del petrolio, che si è propagata anche attraverso il dato sulle vendite al dettaglio!
(Teleborsa) - Roma, 16 giu - In calo dell' 1,1% a 95,8 punti la produzione industriale americana nel mese di maggio dal precedente -0,7% del mese di aprile. Le attese del mercato erano per una contrazione pari allo 0,9%. Su base annua si è evidenziato un calo del 13,4%.
Teneri verdi germogli ricorrenti, dietro l'angolo.....
Inoltre date un'occhiata a questo grafico per avere una visione completa della situazione, questo è il tasso di utilizzo degli impianti......
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Thanks to CalculatedRisk!
Ma il punto di maggior commozione l'ho provato oggi, leggendo l'intervento di Alessandro Profumo, amministratore delegato di Unicredit, il quale sottolinea che un eccesso di entusiasmo ha portato molti ha dimenticare che la gestione del rischio, benchè evoluta e sofisticata, può migliorare le capacità di valutarlo e prezzarlo e di selezionare i rischi da trattenere e da cedere al mercato, ma non può eliminare i rischi stessi.
Per favore, non prendiamoci in giro, siamo adulti, non si è trattato di un eccesso di entusiasmo, ma di un eccesso di avidità e tracotanza e null'altro!
Conclude Profumo.....in conclusione, se la qualità dei manager e la loro sensibilità al rischio sono gli elementi più importanti su cui le banche devono investire per ottimizzare il loro profilo di rischio e massimizzare la loro capacità di creare valore, mi pare che un sistema di risk management affidabile ed efficiente sia di estrema importanza e valore per consentire ai manager stessi di assumere decisioni informate e razionali.
Lasciamo perdere, tanto non cambierà mai nulla, sino a quando non cambierà la mentalità, sino a quando non cambieranno le scuole di manager votate all'idolatria della massimizzazione del profitto; ma di quale sensibilità al rischio si sta parlando e di quale razionalità in un sistema che ha come unico dogma la massimizzazione della creazione di valore, massimizzazione esponenziale dell'avidità umana che il capitalismo vede come una fonte di crescita infinita.
Cambiando argomento, sono tuttora allibito, del totale disinteresse per il centro di gravità permanente di questa crisi, ovvero il mercato immobiliare residenziale e per ciò che sta accadendo anche il quello commerciale, disinteresse che non può che essere collegato alla demenziale ideologia di questo libero mercato che ritiene rischio sistemico solo il settore finanziario ma non quello immobiliare, che salva Wall Street e affonda Main Street!
Al di la delle parole sono sinceramente curioso di vedere come andrà a finire la telenovelas della California, sarebbe interessante sapere se il fallimento di uno dei più popolosi stati americani non profumi di rischio sistemico a differenza di quello finanziario.........e badate bene che la California non è altro che la punta di un iceberg tanto per cambiare.
L'incredibile volatilità dei dati relativi al mercato immobiliare testimoniano, l'assoluta irrilevanza di previsioni o indicazioni sulla futura dinamica del mercato immobiliare, dalla fiducia dei costruttori sino agli odierni dati dei cantieri e dell'avvio di nuove abitazioni.
Serve qualcosa rilevare che più case oggi si costruiscono, più gli inventari aumenteranno nel corso dei mesi, senza avere il tempo fisiologico di assorbire la più grande depressione immobiliare della storia? Il dato dei mese scorso era potenzialmente positivo e il mercato non lo digeri bene, mentre quello di oggi lascia aperti molti dubbi.

Fitch si attende un ulteriore calo del 12,5 % dei prezzi a livello nazionale e di un ulteriore 36 % per quanto riguarda la California entro la metà del prossimo anno! Certo a forza di posticipare questo bottom, prima o poi qualcuno la indovinerà realmente, anche il buon Greenspan ci ha provato per ben quattro volte.
Inutile ricordare a tutti che il tasso di default delle carte di credito sta aumentando mese dopo mese e che come per quanto riguarda la disoccupazione anche nei confronti del credito al consumo e delle carte di credito il benevole stress test della Federal Reserve appare perlomeno alquanto sfacciatamente ottimista; figurarsi poi l'idea di incominciare a restituire i soldi al contribuente americano, alcuni istituti farebbero meglio a prepararsi alle prossime ondate di default in arrivo dall'economia reale.
Ebbene, come in ogni leggenda metropolitana che si rispetti c'è sempre la presenza qua e la di qualche scienziato pazzo, non sempre malvagio, talvolta buono e ingenuo. La scienza ha spesso portato l'uomo ai confini della follia, la scienza economica ormai da tempo sperimenta con conseguenze alterne per lo più fallimentari e in particolare per quanto riguarda le cosidette politiche monetarie.
Vi ricordate quando vi scrissi di Greg Mankiw e del suo seminarista, il 21 aprile in FINANCIAL,IL_GENIO _DELLA_VERITA'_CERCASI.....
Lui è Gregory Mankiw professore ad Harvard, in uno dei suoi ultimi seminari, un suo studente ho proposto un ingegnoso sistema per rendere meno attraente detenere moneta.
Immaginatevi che la Fed dovesse annunciare, entro un anno da oggi che tutte le banconote che terminano per una determinata cifra devono essere messe fuori corso legale, improvvisamente il 10 % della moneta in circolazione sparirebbe.
Tale mossa consentirebbe alla Fed di tagliare i tassi sotto zero
That move would free the Fed to cut interest rates below zero. People would be delighted to lend money at negative 3 percent, since losing 3 percent is better than losing 10. Of course, some people might decide that at those rates, they would rather spend the money — for example, by buying a new car. But because expanding aggregate demand is precisely the goal of the interest rate cut, such an incentive isn’ta flaw — it’sa benefit.
Date un'occhiata a questo post sul NEWYORKTIMES mi sto dannando l'anima per non averci pensato io per primo.....
Si parla di Fed, oggi in acque inesplorate e allora, via con gli esperimenti demenziali....
" (...) So why shouldn't the Fed just keep cutting interest rates? Why not lower the target interest rate to, say, negative 3 percent? At that interest rate, you could borrow and spend $100 and repay $97 next year. This opportunity would surely generate more borrowing and aggregate demand.
Ma certo perchè non permettere a tutti di indebitarsi a 100 e poi restituire magari 90 il prossimo anno, perchè limitarsi al 3 %....suvvia per far ripartire la domanda aggregata e quindi i consumi che c'è di meglio che il debito che diminuisce senza pagare nulla.......mitico!

Ovviamente il problema è che nessuno presta denaro per vederselo restituire decurtato dal supremo interesse dello stimolo alla domanda aggregata e allora perchè non rendere oneroso detenere liquidità......
Ebbene la soluzione la trovate sopra......un giro di roulette e se la pallina si ferma sul numero finale 1 tutte le banconote in circolazione che terminano per 1 non avranno più alcun corso legale.....e perchè non magari fare la stessa cosa con l'oro, mettendolo fuori corso legale già che ci siamo, l'appetito vien mangiando!
I agree with Greg Mankiw [1] that it is time for central banks to stop pretending that zero is the floor for nominal interest rates. There is no theoretical or practical reason for not having the Federal Funds target rate and market rates at, say, minus five percent, if that is what your Taylor rule, or whatever heuristic guides your official policy rate, suggests.
Non arrivo a tradurvi tutto ma vi consiglio di leggervi questi articoli, altro che paese delle meraviglie.......ma qui c'è un bel articolo in italiano sulla questione Temperatura_Polare_alla_BCE
THE_WONDERFULWORLD_OF_NEGATIVE_NOMINAL_INTEREST... si il meraviglioso mondo dei tassi di interesse nominali negativi,
NEGATIVE_INTEREST_RATES_WHEN_ARE_THEY_COMING_TO_A_CENTRAL_BANK_NEAR_YOU
Non è che forse il problema sia un'altro, magari come ci spiega, Zingales sul sito LAVOCE, .....
(...)Come è avvenuto nella grande depressione e in molte ristrutturazioni del debito, nelle attuali circostanze sarebbe corretto arrivare a una parziale cancellazione del debito o a uno scambio debito-azioni: è una strategia ben sperimentata nel settore privato e non coinvolge il contribuente. Se è così semplice, perché nessun esperto l'ha proposta?
I principali attori del settore finanziario non amano questa strategia: all'industria finanziaria piace molto di più essere salvata a spese del contribuente piuttosto che sopportare la propria dose di pena. Imporre uno scambio debito-azioni o una cancellazione del debito non comporta una maggiore violazione dei diritti di proprietà rispetto a un salvataggio di grandi proporzioni, ma incontra resistenze politiche più forti.(...)
Attendo con trepidazione la pubblicazione della leggendaria riforma del sistema finanziario, sponsorizzata dal gatto e la volpe, il segretario del Tesoro americano Geithner e il super consigliere economico, Larry Summers. Geithner ha affermato che le " correzioni di eccessi sono già avvenute, nel settore finanziario, tra le famiglie e nel comparto immobiliare."
Ma di cosa parla Geithner, di quale settore finanziario parla, di quello del Paese delle Meraviglie, mentre tra le famiglie e le imprese, il deleveraging è in atto inesorabilmente, la leva del settore finanziario è più attiva che mai, date un'occhiata al VAR
Come dice Nassim Taleb...... A gente che guidava bendata un autobus scolastico (e l'ha fracassato) non dovrebbe mai essere dato un nuovo autobus. L'establishment economico (le università, le autorità di regolamentazione, i banchieri centrali, i funzionari governativi, personale e diverse organizzazioni gestite da economisti) ha perso la sua legittimità con il fallimento del sistema. E' irresponsabile e insensato mettere la nostra fiducia nelle mani di questi esperti per uscire da questo pasticcio. Invece, dobbiamo trovare le persone capaci e che abbiano le mani pulite.
E alla guida dell'autobus oggi ci sono i Geithner, quelli i prima linea nel fallimento di Lehman, i Summers padri della deregulation e i Bernanke, quelli che hanno studiato la Grande Depressione e la Lost Decade, ma se la sono vista sfilare sotto il naso mentre dormivano sottolineando come l'economia e il sistema finanziario sono da sempre fondamentalmente solidi....tutti hanno diritto ad una seconda possibilità, che Dio ce la mandi buona!
Interessante inoltre questa analisi da parte dell' IHS secondo la quale ben 286 aree metropolitane su 325, non vedranno un recupero dei livelli occupazionali prima del 2012 e di queste 286 ben 112 non rivedranno i livelli pre recessione prima del 2014 e oltre.
Icebergfinanza come un cantastorie che si esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!
La "filosofia" di Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!
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"Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo."
Chi non ricorda il mitico Robin Williams, nel film l' Attimo Fuggente e le parole del professor Keating, autentico pirata anticonformista che stimola i suoi allievi a pensare con la loro testa e a non lasciarsi influenzare dal pensiero degli altri..... In questo viaggio abbiamo scoperto insieme la consapevolezza, il gusto di scendere negli abissi della conoscenza, per scoprire alternative reali ed esistenti che in troppi guardano con quell'aria di sufficienza, simbolo di questo sistema, emblema di quella manina che posandosi sulla vostra spalla, quotidianamente sussurra......" Rilassati, nulla cambia tutto è per sempre uguale". " Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi: è da sempre così e così sarà per sempre." Etica nella finanza e nell'economia non è solo un sogno, ma la consapevolezza che esiste anche la possibilità di una economia e di una finanza etica. Poi possiamo stare qui anni e secoli a discutere del significato della parola etica, ma per me è quello sforzo incessante che mira all'uomo, quella tensione continua che viene da dentro e che si manifesta attraverso il rispetto e l'amore per l'uomo, una tensione che ti uccide, che non ti lascia dormire, che ti tiene sveglio, che ti interroga incessantemente, che si nasconde dietro il nome di Amore. E' una battaglia incessante, una battaglia tra la condivisione e l' egoismo, Davide e Golia, .......l'altro è di ostacolo al mio avere, ma necessario al mio essere. Come dice Renzo ...... L’ ETICA, al contrario, presuppone una RESPONSABILITA’ NEI CONFRONTI DI NOI STESSI E DEGLI ALTRI, ma la responsabilità non può prescindere da un MINIMO GRADO DI CERTEZZA, altrimenti le scelte etiche o i comportamenti etici sarebbero alla stregua di semplici ed inutili scommesse. No Renzo, non esiste nulla al mondo che nasce dalla certezza, le migliori conquiste si realizzano nell'incertezza, da quell'impulso incontrollato che alle volte si nasconde dietro un sogno e che non ha bisogno di essere necessariamente di massa. Continua Renzo..... Nessuno di noi ha intenzione di sconvolgere il mondo, da sempre noi giriamo intorno, da sempre cadiamo e ci rialziamo per ritornare ad inseguire un sogno che è sempre più spesso realtà, ma che alle volte ci sembra un sogno, perchè non abbiamo il coraggio di abbracciarlo, per ciò che è, un incessante bisogno di lasciare da parte il nostro io per andare incontro all'altro, di abbandonare qualcosa di nostro, di accettare ciò che è piccolo ma che cresce lentamente in maniera sostenibile, senza fare rumore, un processo globale al quale forse noi non avremo il privilegio di assistere. Da quanto tempo esiste, la finanza etica, il microcredito, il commercio equo solidale, le reti di economia solidale, tutto ciò che da tempo integra e si insinua lentamente nella concezione del pensiero unico, che tutto avvolge e tutto uniforma? Da poco, ma cresce, nelle sue contraddizioni e si sviluppa in silenzio, nei sogni di uomini e e donne, che quotidianamente sbagliano, ma si rialzano per ritornare a camminare, insieme. Ma come dice ancora il professor Keating.... è proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. " Noi leggiamo e scriviamo poesie perchè è carino, noi leggiamo e scriviamo poesie perchè siamo membri della razza umana.. e la razza umana è piena di passione. Medicina, legge, economia, ingegneria, sono nobili professioni, necessarie al nostro sostentamento… ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono queste le cose che ci tengono in vita. Ho recentemente letto un pezzo scritto da Claudio Giunta, che insegna letteratura italiana all'Università di Trento, il quale dice che le rivoluzione culturale in corso è quella che, nello spazio di un paio di generazioni, ha fatto dei media il principale veicolo dell'istruzione, al posto della famiglia e della scuola: Il buon tempo antico era pieno di discriminazioni, retorica e pseudo valori accettati solo per acquiescenza e oggi i media producono anche cose meravigliose, ma ci sono due problemi: uno sono totalitari e non affiancano i modelli tradizionali ma tendono a volerli sostituire e due è che il rovescio dell'acculturazione aggiornata ai tempi è l'oblio. La sconcertante mancanza di senso storico, prosegue, Giunta, che si nota nei giovani, non è forse la giusta reazione di difesa alla massa di sempre nuovi prodotti culturali che li assedia....... Troppo spesso oggi la scuola è un bombardamento autentico ed esclusivo di nozioni. Quando auspico una maggiore consapevolezza e cultura economica e finanziaria, non si tratta solo di nozioni, ma il mio sogno va oltre.... " Ora, se la disumanizzazione ha un costo in fin dei conti limitato nel caso di quelle discipline che si possono scomporre in dati o nozioni o tecniche, il discorso cambia, e la perdita è irreparabile, là dove le nozioni non sono altro che un mezzo, e quasi un pretesto, per comunicare una certa visione delle cose, più importante delle cose stesse!" Rileggete attentamente le parole appena evidenziate, vi scoprirete l'essenza di quello che è il mio sogno, che va al di la delle semplici nozioni, di un pretesto per comunicare una certa visione delle cose, che ama la consapevolezza delle giovani generazioni, qualunque sia la loro scelta, qualunque sia la loro strada. Sempre dal film l' Attimo fuggente ...... " Ci teniamo tutti ad essere accettati, ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri, anche se ad altri sembrano strani e impopolari, anche se il gregge può dire: “Non è beeeene!” Come ha detto Frost: “Due strade trovai nel bosco e io scelsi quella meno battuta ed è per questo che sono diverso”. " Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte e, se anche non abbiamo l’energia che in giorni lontani mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi: unica ed eguale tempra d’eroici cuori, indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere. " Succhiare il midollo della vita non significa strozzarsi con l’osso, c’è un tempo per il coraggio ed un tempo per la cautela ed il vero uomo sa come distinguerli. Oggi è il tempo del coraggio, questa crisi è un'occasione irripetibile per tutti, per l'etica e la sua concezione della finanza e dell'economia e se mi permettete anche per il mondo cooperativo di cui faccio parte, per riscoprire sino in fondo le sue radici.........un abbraccio Andrea. 

CARPE DIEM, COGLI L'ATTIMO....L'ATTIMO FUGGENTE!

“Capitano, non ho ancora compreso quella che potrebbe essere la nostra meta finale.. ho invece la sensazione che stiamo girando in tondo, mentre parliamo dei successi della nostra navigazione… giriamo forse in tondo nell’attesa di intravedere una meta finale, degna di essere considerata tale, che però ancora non conosciamo, una meta vera e definitiva, non potendo noi più accontentarci delle mete intermedie, per quanto esse siano essenziali. Anche altri vascelli stanno navigando bene in questo mare in tempesta, quelli dei nostri alleati, con i quali condividiamo le speranze di un cambiamento, ma pure quelli dei nostri nemici, quegli stessi che noi vorremmo contrastare … non siamo dunque i soli in questo mare, quello che differenzierà i vari vascelli sarà solo la meta finale e la rotta per raggiungerla.
…semplificazione, priorità, consapevolezza, e trasparenza saranno le parole più in voga nel nuovo mondo quello stesso mondo a cui il nostro vascello potrebbe approdare per primo.”

Carissimi compagni di viaggio, ce l'ho messa tutta per scovare un iceberg con sopra un cielo terso infinito, baciato da un sole che sciolga questo ciclo glaciale!
Ma per quanto abbia osservato l'orizzonte al di la di una stabilizzazione dell'atmosfera economica non ho trovato alcun segnale nel cielo dell'economia che indichi una nuova fase di alta pressione permanente in arrivo. L'unico settore dove il tempo segnala stabilizzazione è quello relativo agli indicatori del credito che sono tornati ai livelli pre fusione Lehman & AIG! SAFEHAVEN
Questo è il nostro vecchio TED SPREAD......

Questo invece è il LIBOR OIS SPREAD........

Infine questo è il DISCOUNT RATE SPREAD sulla CARTA COMMERCIALE non finanziaria......per maggiori informazioni su questi indicatori vi invito a visionare il TAG relativo agli indicatori in questione TEDSPREAD dove troverete numerosi post esemplificativi.

Da oggi, Icebergfinanza salpa per un meritato riposo, un oceano di sole mi aspetta! Staremo insieme in una versione estiva, più sintetica!
Grafici, analisi e notizie in versione flash, senza dimenticare in nessuna maniera i mondi alternativi, quell'isola settimanale nella quale riflettere insieme sulle alternative reali a questo sistema.
Il nostro Paul Krugman dopo aver avvistato la fine della recessione non più tardi di questa estate, nel suo BLOG stramba all'improvviso, manovrando nel dubbio estremo....
" But my sense is that in the last few days we’ve been getting reports — Korean trade, Japanese orders, German exports — that are once again surprising on the downside. This thing ain’t over yet.
No, non è affatto finita, gli ultimi dati coreani, giapponesi e tedeschi testimoniano che questa crisi non è stata compresa nella sua strutturale ed epocale dinamica!
Abbiamo un problema strutturale, sottolineo io, il debito americano!
TOKYO (MarketWatch) -- A key indicator of Japanese corporate capital investment slipped far more than expected Wednesday, while an index of wholesale prices showed a deeper-than-expected drop, suggesting pressures remain on the world's second-largest economy. (...)
(Teleborsa) - Roma, 10 giu - Frena dello 0,4% nel mese di maggio l'indice dei prezzi alla produzione del Giappone. Lo comunica la Bank of Japan. Su base annua l'indice è sceso del 5,4%. Ad aprile si era registrato un decremento rivisto dello 0,6% su mese ed un calo del 4% tendenziale. I prezzi export sono scesi dell'1,6% mensile e sono scesi dell'11,6% tendenziale, mentre i prezzi import sono calati del 2,2% su mese, registrando un decremento del 28,5% su anno.
La lama della deflazione, nel ventre dell'economia..... in Cina poi impazza un'inflazione da sogno!
Prices dropped 1.4 percent in May from a year earlier, after falling 1.5 percent in April, the statistics bureau said today. The median estimate in a Bloomberg News survey of 16 economists was for a 1.3 percent decline. Producer prices fell 7.2 percent, the most on record. ( Bllomberg )
PECHINO, 10 giugno (Reuters) - I prezzi al consumo cinesi sono calati su anno per il quarto mese di fila in maggio, ma il passo di caduta si è moderato, rassicurando gli economisti che ridimensionano i rischi di deflazione. I prezzi alla produzione sono scesi in maniera più accentuata in maggio, facendo registrare la flessione più forte dell'ultimo decennio, soprattutto a causa di un effetto base legato all'impennata nel costo delle materie prima lo scorso anno.
Quanto tempo serve prima che il crollo dei prezzi alla produzione si trasferisca al consumo....o magari qualcuno pensa che le aziende abbiano il coraggio di aumentare i prezzi, quando alla fonte crollano!
(AGI) - Francoforte, 9 giu. - L'export della Germania scende del 28,7% annuale ad aprile a 63,8 miliardi di euro. Lo rivela l'ufficio nazionale di statistica Destatis. Anche l'import cede del 22,9% a 54,4 miliardi di euro. Il surplus commerciale sale cosi' a 9,4 miliardi di euro, leggermente sopra le attese, mentre l'avanzo corrente cresce a 5,8 miliardi di euro, in calo rispetto ai 15,4 miliardi di un anno fa.
Anche Shiller in una recente intervista, rivede la sua visione della realtà, come mi ricorda il nostro Gianluca, Robert ha ricordato che la maggior parte dei mutuatari americani ha ancora una enorme massa di debito da saldare e che nei prossimi anni il ricorso al debito è sospeso.
Sempre secondo Shiller, il prezzi delle abitazioni possono cadere per un altro anno ancora, l'idea della casa come un meraviglioso investimento oggi è tramontata.
Come ho sottolineato spesso cari compagni di viaggio, in ogni crisi finanziaria ed economica che si rispetta, alla mania segue la fobia, casafobia, debitofobia, neweconomyfobia tanto per ricordare l'ultima.
La recessione potrebbe anche chiudersi entro la fine dell'anno come ho sottolineato spesso in passato, c'è quell'indicatore tecnico dei due trimestri positivi, che tutti usano per determinarne la fine, ma il NBER, l'ente preposto alla sua rilevazione utilizza altri indicatori e ad oggi non c'è traccia di un serio recupero.
24 mesi di recessione all'incirca, ma il recupero sarà un atto di convalescenza, di un sistema che viaggiando in moto, sulle ali del debito, ha subito, un frontale con un camion.
Oggi siamo in coma farmacologico e il coma farmacologico viene utilizzato per proteggere il cervello durante grandi interventi chirurgici ..... e in questo momento il cervello dell'economia è in sala operatoria anche se probabilmente i medici stanno ancora consultandosi, cercando di far passare il tempo!
Il coma è tuttora presente alternato qua e la, da stimoli che aiutano il paziente a reagire.......
As if the US consumer didn't have enough to worry about, following the DOE data, the front gasoline contract is rallying to the highest level since Oct 15th '08. This morning, AAA said the national average for unleaded gasoline rose to $2.63, the most since Oct 28th '08, up from the recent low of $1.62 at the end of Dec. To quantify, the US uses about 9mm barrels of gasoline per day with 42 gallons in each barrel, thus 378mm gallons per day and almost 140b per year. Ritholtz.com
Altro che stimolo fiscale a sostegno dei consumi, servirà a sostenere l'aumento dei prezzi della benzina......una nemesi senza fine questa crisi!
Quando usciremo dal coma e dall'intervento ancora in atto ci aspetterà una lunga convalescenza durante la quale assisteremo ad un processo di pulizia cerebrale, depurando l'organismo dalle scorie tossiche del debito!
Non è detto che nei prossimi due anni, il paziente non ritorni in recessione!
La riappertura dell'asta dei treasuries..... US Treasury prices fell Wednesday, sending benchmark yields up to 4.0 percent for the first time in eight months, after an auction of 10-year notes heightened concerns over the burgeoning US budget deficit......
.....ci riporta ad un'altra nemesi continua, quella sul mercato immobiliare!
Il nostro CALCULATEDRISK ci sussurra che ......
is a new tool from Political Calculations: Predicting Mortgage Rates and Treasury Yields
This is based off the chart I posted last Friday and is very timely with the Ten Year Yield pushing 4%.
Using their tool, with the Ten Year yield at 3.99%, this suggests that 30 year mortgage rates will rise to 5.8% based on the historical relationship between the Ten Year yield and mortgage rates.
Non dimenticate questo grafico....
Questa è la dinamica, da non dimenticare, più aumentano i tassi, più la prossima onda di reimpostazioni nei mutuio ARMs di categoria superiore sarà grande.......
thanks to MIKE_SHEDLOCK
Come sottolinea anche John Hussman.....
As I've noted before, recent months have represented a lull in the reset schedule, which was accompanied until recently by a moratorium on new foreclosures. Those foreclosures are now ramping up quickly, and a fresh surge in resets will add to the difficulties beginning later this year.
La Federal Reserve ha appena rilasciato i cosidetti FLOW_OF_FUNDS secondo i quali il patrimonio netto delle famiglie americane in relazione all'abitazione si è disintegrato di ben 14.000 miliardi di dollari dal picco di sempre.
Per quanto riguarda i "reset" dei mutui ARMs oggi ne parla anche BLOOMBERG!
About 1 million option ARMs are estimated to reset higher in the next four years, according to real estate data firm First American CoreLogic of Santa Ana, California. About three quarters of those loans will adjust next year and in 2011, with the peak coming in August 2011 when about 54,000 loans recast, the data show.
Option ARM borrowers hit with unaffordable monthly payments are another threat to the housing recovery and the economy, said Susan Wachter, a professor of real estate finance at the University of Pennsylvania’s Wharton School in Philadelphia. Owners who surrender properties to the bank rather than make higher payments for homes that have plummeted in value will further depress real estate prices and add to the inventory of properties on the market, she said.
“The option ARM recasts will drive up the foreclosure supply, undermining the recovery in the housing market,” Wachter said in an interview. “The option ARMs will be part of the reason that the path to recovery will be long and slow.”
Questa è una spada di damocle sulla futura ripresa del mercato immobiliare!
C'è un'interessante visione di PAUL KASRIEL a proposito di quanto sta accadendo sui tassi a lungo termine dei titoli di stato e di conseguenza nel riflesso sui tassi ipotecari.
" There is a lot in the press these days about how the recent rise in Treasury bond yields has the potential to abort a nascent economic recovery. To this I say, nonsense! QUI!
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Which Mortgage Applications are More Important - Refis or Purchases? PF Jun-10-2009 |
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Why Are Other Yields Falling as the Treasury Bond Yield Rises? PF Jun-09-2009 |
Vi lascio con alcune delle ultime considerazioni di John Hussman, considerazioni che si avvicinano sempre più alle considerazioni espresse nei post dedicati, nella consapevolezza che giorno dopo giorno, la nemesi di questa crisi ci accompagna verso una possibile riedizione rivista della ormai famosa "Lost Decade" giapponese.
What about the March low? Given the recent advance, shouldn't investors treat that as an “absolute” buy level now? While it may sound absurd, it is not at all clear to me that the March low was the final low of the current cycle. Yes, it might have been (and we are willing to accept some amount of market exposure if our measures of internals improve), but I believe that investors should not rule out even the 500 level on the S&P 500 as a plausible outcome over the coming 18 months. If you study the fundamentals of this economy – particularly the debt burdens, the narrow margin by which many debtors are above water, and the adjustable rate reset schedule – there is far more to be concerned about than might be gleaned from sentiment surveys like consumer confidence or even the ISM numbers. HUSSMANFUNDS
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Icebergfinanza è un attento osservatore della realtà, un pirata che ha ancora molto da imparare dalla navigazione di questi immensi oceani finanziari, ma prima di continuare con questo ennesimo poema ricco di considerazioni e di piccole luci e fari che possono aiutare a comprendere la navigazione futura, vi invito a leggere questo post del professor Hamilton su ECONBROWSER professore presso la UCLA University dal titolo " NESSUNA ROBUSTA RIPRESA" e forse allora capirete il perchè delle mie visioni. Un paio di sabati fa è apparso su " Borsa e Finanza " questo mio pezzo, che sintetizza la mia visione, accompagnato da un elogio del suo vice direttore Claudio Kaufmann che ringrazio sentitamente, unico giornale e media italiano ad aver riconosciuto il lavoro di Icebergfinanza in Italia, oltre alla redazione di TRENDONLINE la quale ha riconosciuto in maniera ancora più tangibile questa avventura proponendomi la partecipazione ad un importante avvenimento nazionale, che per varie ragioni ho sentito di dovere declinare. " Ho la sensazione di vivere in un mondo virtuale, tra Scilla e Cariddi, in attesa del destino, gorghi , mulinelli o vortici non importa. La Debt Deflation di Irving Fisher e l'elaborazione di Minsky sono quadri macroeconomici e dinamiche da manuale per aiutarci a comprendere l'orizzonte di un'economia che si appresta ad affrontare un lunghissimo periodo di crescita stagnante, con molti punti interrogativi che vanno da improvvisi sussulti ad inevitabili crolli che si alternano nel tempo. Ma al di là di una profonda deflazione da assets che ci accompagnerà per qualche anno, l'incognita inflazione è un mistero che solo la storia saprà scrivere. Dalla Depressione dell' 800, alla Grande Depressione del 1930 sino alla Lost Decade, nessuno a mai compreso sino in fondo la similitudine di un processo che inevitabilmente sarà modificato dagli interessi privati e politici. Il sistema è fallito, tecnicamente fallito e non basterà qualche artificio contabile per risolvere un problema strutturale come il debito e la leva finanziaria, che producono ricchezza dal nulla, ma poi richiedono il sacrificio del sistema economico. Nazionalizzare, in certi frangenti, è l'unica soluzione, ma non dà certezze per il futuro. Ad una produzione di massa devono corrispondere consumi di massa, ma se la distribuzione della ricchezza è iniqua e insostenibile non resta che il debito. Temo però che dopo quello che è accaduto, la "mania" sarà sostituita dalla "fobia". Sono curioso di capire come si riuscirà ad uscire da questo che chiamo sistema virtuale. C'è un'unica arma la fiducia, ma temo che il peggior pericolo possa venire da quell'oceano incontrollabile che è oggi il mercato valutario. Comunque vada, sino ad ora la lezione non è servita a nulla, anche se spero che dopo aver incendiato il bosco, si riesca ancora a coltivare la speranza in un sistema migliore." Scrive inoltre Claudio Kaufmann: Ricordo ai lettori che Andrea Mazzalai, con il suo blog Icebergfinanza, è stato uno dei pochissimi, lucidi " anticipatori" della Grande Crisi che avrebbe provocato la finanza creativa spinta agli estremi, fino a diventare una megabolla tossica. E questo senza essere un economista da Nobel e senza mai peccare di presunzione. Di sicuro l'idea di un decennio di stagnazione ( crescita debole ) è tra le ipotesi sul futuro che vanno annoverate come molto probabili. Sapendo anche che nei prossimi tempi si combatteranno due mostri: il rischio deflazione e quello inflazione. Ciascuno con le valide ragioni prospettiche. vedremo come sapranno reagire le banche centrali e i governi. Finito il coma siamo in terapia intensiva. poi la lunga convalescenza. una sola nota per gli investitori: i trend, come gli esami, non finiscono mai. Non posso fare a meno di sottolineare come negli ultimi giorni lo spread tra i titoli del tesoro americano a due anni e a dieci anni testimonia alcune tensioni inflattive, ma resto ancora una volta della mia idea. Sino a quando non sarà resettato tutto il debito in circolazione non basterà certo qualche piccola o grande speculazione sulle materie prime o la paura per default sovrani ( questa motivazione affatto banale ) ad alimentare il fantasma di una iperinflazione che il padre del cigno nero Nassim Taleb si prepara a cavalcare con un hedge fund ad hoc. Non serve peraltro ricordare che lo stesso Taleb nel 2004 ha vissuto il fallimento di un suo precedente hedge funds EMPIRICA chiuso a causa di performance deludenti, solo per dimostrare che nessuno ha la sfera di cristallo della certezza. Tralasciando per un istante le dinamiche macroeconomiche dell'inflazione e della deflazione, diamo un'occhiata al vulcano Federal Reserve che molto probabilmente assisterà nei prossimi giorni ad una ripresa sotterranea dell'attività magmatica, un'attività che preannuncia importanti novità per il prossimo incontro della Federal Reserve. Ricordate le parole di Alan Blinder che sottolineava come solo una classe politica stupida potessere ripetere gli errori della Grande Depressione! Vi riporto le sue parole per l'ennesima volta a testimonianza di come una nemesi sia inarestabile nelle sue conseguenze forse meno attraverso una prevenzione: Nel 1936 la Fed ha esaminato il grande volume di riserve in eccesso accumulate dal sistema bancario ( come oggi avviene ) e ha concluso che quella montagna di liquidità avrebbe foraggiato l'inflazione futura e quindi si mise a aspirarla. Il tutto è proseguito nel 1937 attraverso una contrazione della politica monetaria. Nello stesso tempo Roosevelt ha dato un'occhiata al bilancio federale che sembrava essere enorme e ha concluso che era arrivato il momento di aumentare le tasse e ridurre la spesa.(...) Inutile ricordare a Voi tutti le parole di Obama e Bernanke a proposito dell'insostenibilità del debito, un tardivo comportamento virtuoso che lascia il tempo che trova, oggi che ci troviamo nella madre di tutte le crisi della storia. Ma quello che rende questa crisi unica ed irripetibile sono le parole di alcuni governatori delle varie Federal Reserve regionali! Cominciamo con Janet Yellen presidente della Fed di San Francisco che recentemente in un suo lavoro ha fatto una seria autocritica sul lavoro della Federal Reserve: The Federal Reserve should consider raising interest rates earlier to prevent asset bubbles from getting too big, San Francisco Federal Reserve President Janet Yellen said Friday, in a notable departure from long-term Fed consensus that monetary policy should not be used to prick asset bubbles. ( MarketWatch ) La Federal Reserve dovrebbe prendere in considerazione un'aumento dei tassi d'interesse allo scopo di prevenire una nuova eventuale bolla finanziaria ............ "In the current episode, higher short-term interest rates probably would have restrained the demand for housing by raising mortgage interest rates , and this might have slowed the pace of house price increases," Yellen said in remarks to a central bank conference. Queste invece sono le parole di Dennis Lockhart anch'esse sussurrate.... WASHINGTON (Reuters) - The Federal Reserve needs to be "anticipatory" and not wait too long to tighten monetary policy, Atlanta Fed President Dennis Lockhart said in an interview published on Friday. "We're not there yet," he told Market News International. Lockhart said that with rising market concerns about inflation, he could envision the Fed eventually raising U.S. benchmark interest rates while continuing to run an expansionary monetary policy. Dopo Hoenig e la Yellen, anche Lockhart sottolinea come la Fed ha bisogno di essere "preventiva" nella sua azione e non attendere troppo nel stringere la politica monetaria......chissà cosa nel pensa Blinder e soprattutto, cosa ne pensa la politica senza dimenticare le ombre sinistre del 1936. Se mai qualcuno avesse realmente bisogno di comprendere se questo sistema economico sia paragonabile al Paese delle Meraviglie di Alice date un'occhiata a questo articolo di Bloomberg..... June 5 (Bloomberg) -- The US labor force posted the biggest back-to-back jump in six years, a sign Americans who'd quit looking for work are gaining confidence their search will pay off as the recession eases. Un milione e più di americani si sono rimessi a cercare lavoro negli ultimi due mesi aumentando la forza lavoro e subito qualcuno ha sottolineato.... (...)It strengthens the argument that “the recession may have ended in May or June,” he said. (...) Si rafforza la tesi che "la recessione può essere terminata nel mese di maggio o giugno"..... Benedetta innocenza! Ma andiamo a dare un'occhiata tramite quel monumentale blog che è CALCULATEDRISK a quel pozzo di analisi e ricerca che è ultimamente la Fed di San Francisco! Economic letter from the San Francisco Fed: Jobless Recovery Redux? In this Economic Letter, we evaluate this projection using data on three labor market indicators: worker flows into and out of unemployment; involuntary part-time employment; and temporary layoffs. We pay particular attention to how these indicators compare with data from previous episodes of recession and recovery. Finalmente qualcuno prende in considerazione un'analisi empirica sugli indicatori alternativi della disoccupazione ed in particolare i lavoratori part-time involontari, ovvero coloro che vorrebbero lavorare a tempo pieno ma ai quali le condizioni economiche non lo permettono! Our analysis generally supports projections that labor market weakness will persist, but our findings offer a basis for even greater pessimism about the outlook for the labor market. L'analisi in questione sostiene la persistente debolezza del mercato del lavoro e sottolinea alcune sorprese per un maggiore pessimismo sulle prospettive future. Specifically, we suggest that the relatively low level of temporary layoffs and high level of involuntary part-time workers make a jobless recovery similar to the one experienced in 1992 a plausible scenario.


OLTRE LE NUVOLE!

emphasis aded

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This projection indicates that the level of labor market slack would be higher by the end of 2009 than experienced at any other time in the post-World War II period, implying a longer and slower recovery path for the unemployment rate. This suggests that, more than in previous recessions, when the economy rebounds, employers will tap into their existing workforces rather than hire new workers. This could substantially slow the recovery of the outflow rate and put upward pressure on future unemployment rates.
In sintesi comunque vada la dinamica di ripresa dell'economia è possibile che si favorirà il pieno ritorno dei lavoratori part.time senza ricorrere a riassunzioni di coloro che hanno perso il lavoro, mettendo quindi ulteriore pressione al tasso di disoccupazione.
This weekend I plotted some graphs of jobs and the unemployment rate for four recessions and recoveries (1981, 1990, 2001, and the current recession). See: Jobs and the Unemployment Rate. Here is the graph for the 1990 recession and the jobless recovery that followed:
The unemployment rate continued to rise for 15 months after the recession ended.
The researchers argue that the labor recovery following the current recession may be similar or worse than the jobless recovery following the 1991 recession:
[S]hould labor market conditions ... proceed along the path taken in the 1992 recovery, the unemployment rate could peak close to 11% in mid-2010 and remain above 9% through the end of 2011.
CalculatedRisk ci dimostra come ci vollero ben 15 mesi dopo la fine della recessione stabilita dal NBER per vedere di nuovo declinare il tasso di disoccupazione. I ricercatori della Fed di San Francisco sostengono che il tasso di avvicinerà all'11 % entro la metà del 2010 per poi restare oltre il 9 % sino alla fine del 2011. Ecco un'ulteriore motivo per paragonare la possibile dinamica di questa crisi alla "LOST DECADE" giapponese.
Qui sotto c'è una mappa interattiva in grado di farci capire la dinamica di questi anni!
Ora inutile aggiungere alcun commento ma non possiamo fare a meno di notare che il 4,5 % dell' attuale forza lavoro potenziale è senza lavoro ormai da oltre 15 mesi il peggior dato di sempre, il che fa supporre che non basta la fiducia per vedere recuperare milioni di posti di lavoro con tanta facilità. Ciò significa che il 21 % di coloro che sono disoccupati, sono senza lavoro da oltre 15 settimane. Abbiamo superato la barriera psicologica dei sei milioni di posti persi e mancano all'appello le dinamiche dei fallimenti di GM & Chrysler.
Inoltre secondo Voi che significato può avere un incremento di coloro che sono senza lavoro da oltre 15 mesi in un contesto economico come quello attuale, non credete che coloro che sono da cosi tanto tempo fuori dal processo produttivo si stanno avvicinando sempre più ad un possibile default, nella perdita della propria abitazione e nella sospensione del credito e rimborso delle carte di credito.
The gain in the labor force in part helps explain why the jobless rate jumped to 9.4 percent in May, the highest since 1983.
L'aumento della forza lavoro aiuta a spiegare perchè il tasso di disoccupazione è balzato al 9,4 % nel mese di maggio, il più alto livello dal 1983, ovviamente ora i lavoratori " scoraggiati" si riverseranno in massa alla ricerca di un lavoro che purtroppo resta un autentico miraggio.
Other reports corroborate that some of the gloom is lifting from the jobs outlook.
thanks to themessthatgreenspanmade
Certo la fiducia dei consumatori, ecco gli altri rapporti che supportano la fiducia nella fiducia, come se bastasse la fiducia per creare lavoro, per quale motivo le vendite al dettaglio dei grandi centri commerciali sono crollate a maggio?
June 4 (Bloomberg) -- (...) Same-store sales fell by an average of 4.6 percent at 32 U.S. retail chains last month, according to the International Council of Shopping Centers. Retailers including Macy’s Inc., Costco Wholesale Corp. and Saks Inc. reported steeper declines than analysts estimated as rising unemployment spurred consumers to cut spending.
May 28 (Bloomberg) -- European retail sales declined at a faster pace in May as rising unemployment prompted consumers to hold back spending
May 28 (Bloomberg) -- Japan’s retail sales fell for an eighth month in April as worsening job prospects and declining wages deterred shoppers.
Dov'è la famigerata fiducia del consumatore americano, per quale motivo nessuno calcola mai queste persone ( i cosidetti lavoratori scoraggiati ) quando smettono di cercare lavoro e ora che lo cercano ne esaltano la dinamica come fosse chissà quale improvvisa ressurezione dell'economia americana. Siamo sicuri che si torna a cercare lavoro solo perchè si ha fiducia nella possibilità di trovarlo, o magari perchè sono scaduti i sussidi di disoccupazione o perchè sono terminati i risparmi....
Il credito consumo nel frattempo continua il suo lento ed inesorabile declino....
Consumer credit fell by $15.7 billion, or 7.4% at an annual rate, to $2.52 trillion. It was the second largest decline in outstanding debt on record, exceeded by March's $16.6 billion drop.
Inutile ricordare visivamente dove siamo, dove ci troviamo anche perchè se hanno un senso gli stress test, se ha un senso la correlazione di questo sistema economico, non possiamo dimenticare .....Thanks to MISH!
There were 13 unlucky cities with unemployment rates topping 15% in April, and another 93 saw joblessness climb above 10%, according to a government report released Wednesday
Nel frattempo non vi sono sole le perdite delle case che procurano i fallimenti individuali, qualcuno, come ad esempio il National Bankruptcy Research Center prevede un numero di fallimenti individuali che si avvicina a circa 1,4 milioni entro la fine dell'anno.....
June 2, 2009, Alexandria, Va.— U.S. consumer bankruptcy filings rose 37 percent nationwide in May from the same period a year ago, according to the American Bankruptcy Institute (ABI), relying on data from the National Bankruptcy Research Center (NBKRC). The overall May consumer filing total of 124,838 was roughly level from the April total of 125,618. Chapter 13 filings constituted 27 percent of all consumer cases in May, slightly above the April rate.
“As consumers continue to face increasing levels of unemployment and rising foreclosure rates, bankruptcy filings will continue to accelerate as families seek financial relief from the tough economic climate,” said ABI Executive Director Samuel J. Gerdano. “We predict more than 1.4 million new bankruptcies by year end.”
Inoltre Calculatedrisk ci ricorda che la dinamica relativa al MEW è sempre in funzione, il bancomat immobiliare che ha sostenuto il PIL in questi anni, ora richiede il suo tributo, un tributo di fallimenti di coloro che hanno vissuto per anni oltre le loro reali possibilità confidando solo ed esclusivamente sul continuo ed innarrestabile rialzo dei valori delle abitazioni.
Date un'occhiata a queste crife, semplicemente terrificanti nella loro ingenuità o demenzialità come la si voglia chiamare:
•They were purchased at an average price of $354,000 and average year of 2002 (long before the housing peak of 2005).
•Total debt on the properties averaged $551,000 at time of foreclosure. That's 56% more than the properties were worth when purchased, meaning at least that much was cashed out!
Nel 2002 una casa acquistata per 354,000 dollari veniva utilizzata come bancomat sino ad estrarne oltre il 56 % del valore attraverso la rinegoziazione (MEW)....inutile rammentare che il debito rimane, il debito è roccia e prima o poi va rimborsato.
...automatic valuation model estimated average value at time of foreclosure was $317,000, which suggests a combined loan-to-value at foreclosure of more than 170% ($551,000/$317,000). And that is a conservative estimate. Properties that banks later sold had an average resale price of $271,000!
Probabilmente i grafici rendono più di mille parole anche se ormai gli conosciamo a memoria....... QUI Spending Drops, and the Savings Rate Marches Higher
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The New York Times
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Il meno peggio di ieri è il sollievo che nasconde la realtà!
When economic conditions deteriorate, greater attention is paid to persons who are without work and seeking jobs—the unemployed. At such times, there is also greater interest in a group of persons who do not meet the official definition of unemployment but who have shown interest in labor force participation. These individuals—referred to as “marginally attached to the labor force”—wanted and were available for work and had looked for a job sometime in the prior 12 months. They were not counted as unemployed because they had not actively searched for work in the past 4 weeks. The number of persons who were marginally attached to the labor force increased sharply during the current recession, rising to 2.1 million in the first quarter of 2009. ( BLS )
Inutile ricordare al lettore l'oceano di revisioni che ci aspettano ad incominciare dal Business Employment Dynamics che negli ultimi anni ha subito una sensibile revisione continua al ribasso.
Oggi inoltre non solo la dinamica resta superiore al crollo di Lehman Brothers, ma le ore lavorate sono crollate di un 0,7 % oltre il doppio del calo del mese di aprile.
Series Id: ces0500000007
Seasonally Adjusted
Super Sector: Total private
Industry: Total private
NAICS Code: N/A
Data Type: AVERAGE WEEKLY HOURS OF PRODUCTION WORKERS
Year
Jan
Feb
Mar
Apr
May
Jun
Jul
Aug
Sep
Oct
Nov
Dec
Annual
1999
34.4
34.4
34.3
34.4
34.4
34.4
34.4
34.4
34.4
34.4
34.4
34.4
2000
34.4
34.4
34.3
34.4
34.3
34.3
34.3
34.2
34.2
34.3
34.2
34.0
2001
34.2
34.0
34.1
34.0
34.0
34.0
34.0
33.9
33.8
33.7
33.8
33.9
2002
33.8
33.8
33.9
33.9
33.9
33.9
33.8
33.9
33.9
33.8
33.8
33.8
2003
33.8
33.6
33.8
33.6
33.7
33.6
33.6
33.7
33.6
33.7
33.7
33.6
2004
33.7
33.8
33.7
33.7
33.8
33.6
33.7
33.7
33.7
33.7
33.7
33.8
2005
33.7
33.7
33.7
33.8
33.7
33.7
33.7
33.7
33.8
33.8
33.8
33.8
2006
33.9
33.8
33.8
33.9
33.8
33.9
33.9
33.9
33.8
33.9
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2007
33.8
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33.9
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33.9
33.9
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33.8
33.8
33.8
33.8
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2008
33.7
33.8
33.8
33.8
33.7
33.6
33.6
33.7
33.6
33.5
33.4
33.3
2009
33.3
33.3
33.1
33.2(p)
33.1(p)

Thanks to Econbrowser

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Secondo Rosenberg questi dati assumono un'altra prospettiva se visti da questa angolatura......
Think about that for a moment because what goes into GDP is total hours worked and productivity — so the latter better continue to hang in there or else we are going to be seeing some nasty output data going forward that may well take Mr. Market by surprise. Put another way, if companies had held hours worked constant in May instead of cutting them, to achieve the total labour input they achieved last month would have required — get this — a 927,000 payroll cut. ‘Green shoot’ indeed.
In fondo si tratta solo di fiducia, si fiducia, fiducia nella Federal Reserve, fiducia in Bernanke come riporta FLOYDNORRIS sul NYT....
2009 ( ai posteri l'ardua sentenza )
“We continue to expect overall economic activity to bottom out, and then to turn up later this year.” – Ben S. Bernanke, Fed chairman, in testimony to House Budget Committee, June 3, 2009
2008 ( Previsione errata )
“Recent information indicates that overall economic activity continues to expand, partly reflecting some firming in household spending. Although downside risks to growth remain, they appear to have diminished somewhat.” – Federal Open Market Committee statement, June 25, 2008 -
2007 ( Previsione errata )
“At this juncture, however, the impact on the broader economy and financial markets of the problems in the subprime market seems likely to be contained.” – Bernanke testimony to Joint Economic Committee, March 27, 2007
2006 ( Previsione errata )
“At this point, the available data on the housing market, together with ongoing support for housing demand from factors such as strong job creation and still-low mortgage rates, suggests that this sector will most likely experience a gradual cooling rather than a sharp slowdown.”
– Bernanke testimony to Joint Economic Committee, April 27, 2006 - Testimonianza di Bernanke Joint Economic Committee, 27 aprile 2006
Inutile ricordare a tutti il nostro simpatico modellino, il CES/NET BIRTH DEATH che per l'ennesima volta è riuscito ad aggiungere 220.000 posti di lavoro solo sulla presunzione che non esista alcuna recessione in corso e nessuno ha interesse a correggerlo......
(ANSA) - SAN PIETROBURGO, 6 GIU - Il prezzo del petrolio puo' raggiungere presto i 100 dollari, afferma l'economista Nouriel Rubin dell'universita' di New York. Parlando al Forum internazionale di San Pietroburgo, Rubin ha detto che cio' e' legato al fatto che si e' creata una bolla di liquidita' che viene impiegata per l'acquisto di materie prime. Il problema, ha spiegato, e' che l'economia mondiale non e' pronta a questo.
Sarà interessante vedere sino a quando l'interesse a scatenare l'inflazione inattesa con il solito giochino degli amici degli amici, sarà avallato questa volta dalla federal Reserve.
Sarebbe interessante cercare di comprendere inoltre se i segnali che provengono dalla Lettonia che ha subito l'onta di un'asta a breve termine sui titoli di stato andata deserta, propagando l'onda della sfiducia attravreso il mercato valutario dei paesi dell'est, sono solo episodi circoscritti di un fenomeno che non siamo in grado di comprendere.
Non si tratta forse solo di un episodio, ma del possibile contagio che una crisi nei paesi dell'Est può procurare all'economia europea, anche perchè le strambate di un commissario Ue agli affari economici come Almunia lasciano più di una perplessità:
«Se dovesse emergere una crisi in un paese della zona euro, c'è una soluzione». È quanto ha sottolineato il commissario Ue agli Affari economici Joaquin Almunia durante un intervento a Bruxelles. «Potete star sicuri che prima che arrivi il Fondo monetario internazionale ci sarebbe una soluzione», ha sottolineato il commissario senza tuttavia entrare nel dettaglio di eventuali piani di intervento. «La soluzione esiste, siamo equipaggiati politicamente, intellettualmente ed economicamente per affrontare la crisi», ha aggiunto Almunia precisando però che «la definizione di queste cose non può essere esposta pubblicamente». ( Sole24Ore )
Non ho alcuna voglia di cambiare il mio pessimismo razionale con l'ottimismo di maniera che circola oggi incessantemente, ma le parole andrebbero misurate e se questo evento è improbabile come ha sottolineato la portavoce, è inutile parlarne, caro Almunia!
«Gli effetti sul sociale nei prossimi mesi saranno anche peggiori» non avevamo dubbi, ma non era affatto necessario ricordarlo, prego connettere prima di parlare.
La crisi finanziaria sta creando soprattutto «rischi nelle banche» dell'Europa centrale, orientale e meridionale e «gli asset delle controllate di banche straniere si sono deteriorati». Ma non può essere l'Unione, come è emerso dal recente vertice straordinario dei 27 capi di Stato e di Governo, a intervenire in loro soccorso. Per Almunia, infatti, spetta alle capogruppo ricapitalizzare, se necessario, le banche controllate. «Chi deve ricapitalizzare queste banche se necessario? la società madre, la società capogruppo", ha detto il commissario Ue.
Non ho intenzione di ascoltare le campane a morto che si nascondono dietro il nome di "credit default swaps", sono ordigni atomici spesso in mano ad autentici terroristi ma non posso fare a meno di dimenticare la demenziale esposizione di alcuni stati nei confronti di un mercato immobiliare dei paesi dell'Est fomentato con mutui in valuta estera, facili preda della speculazione valutaria.
Concludo questo ennesimo post oceanico lasciandovi in compagnia di un'analisi fondamentale apparsa su FONDIONLINE sugli utili futuri a firma RAFFAELE MASCETRA intervistato dall'amico del blog Gianluca Bocchi!
Icebergfinanza come un cantastorie che si esibisce nelle strade e nelle piazze delle città!
La "filosofia" di Icebergfinanza resta e resterà sempre gratuitamente a disposizione di tutti nella sua "forma artigianale", un momento di condivisione nella tempesta di questi tempi, lascio alla Vostra libertà, il compito di valutare se Icebergfinanza va sostenuto nella sua navigazione attraverso le onde di questo cambiamento epocale!
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COSTRUIRE UN SOGNO, UN MONDO ALL'ALTEZZA DEI NOSTRI SOGNI!
Più il tempo passa e più mi accorgo che scivola via velocemente come la corrente degli oceani, perennemente in movimento e io non sono altro che una goccia di quell’immenso oceano nel quale l’Umanità quotidianamente assiste all’alternarsi delle forze del vento e della Natura, un continuo alternarsi di cieli tersi infiniti e violenti uragani, vortici, gorghi e mulinelli che si alternano a periodi di bonaccia pura.
Il tempo, la vita, i rapporti umani è tutto ciò che abbiamo, tutto ciò che vale la pena di essere intensamente vissuto, ma spesso e volentieri ce lo dimentichiamo, alla ricerca di un istante di gloria e passione, che spesso vola via effimero, tra le vele della nostra esistenza.
Oggi credo sia giunto il momento di guardare all’orizzonte, senza dimenticare che l’intensità di questo viaggio ci ha accompagnati attraverso mondi che non sono solo semplici fotogrammi di un’economia alternativa, ma mondi reali che ancora oggi molti di Voi fanno fatica a comprendere. Non si tratta di demonizzare un’ economia e un mondo che non ci piace, ma di avere il coraggio di abbracciare alternative reali perla nostra vita, senza avere la pretesa di sconvolgere quella degli altri. Non si tratta di costruire cattedrali immacolate da difendere dal fuoco di un sistema che ama incendiare la materialità dell’uomo ma di gettare le fondamenta per un interesse reciproco, per una reciproca convenienza.
Lo so, ripeto sempre e solo le stesse cose, sono monotono, poco creativo, ma non è mio il compito di proporre una via di uscita a questa crisi, non sono la persona adatta a proporre scelte innovative, a prospettare rivoluzioni.
Questa crisi, necessariamente deve passare attraverso un processo di trasformazione naturale, che richiede inevitabilmente un periodo, più o meno lungo di ricomposizione di di eccessi e squilibri che provengono da oltre un decennio di turbofinanza e turboeconomia.
Il punto cruciale è che abbiamo sostenuto il consumo di massa esponenziale attraverso l’indebitamento perseguito in ogni sua forma, non parlo di indebitamento sostenibile, ma di eccessi che sono sotto gli occhi di tutti e in particolar modo in America.
Avevo preparato un altro post oceanico sulla macroeconomia, ma credo che ogni tanto fa bene fermarci a riflettere, su qualcosa di più serio di indici e valori qualsiasi. Martedi lo vedremo insieme sempre che lo spettacolo turbomediatico, non lo faccia divenire una reliqua del passato.
Nonostante questo ascoltate il premio nobel Akerlof …….
Cosa occorre dunque capire, secondo Akerlof, di quanto è avvenuto e cosa è auspicabile che accada? Primo: il ruolo dei governi non è solo quello di puntellare le banche per ampliare il credito e non far saltare il sistema – processo oltre modo costoso -, devono anche fare in modo che esse siano solvibili. I governi possono anche finanziare direttamente le imprese, ed è quanto si sta facendo in Usa, ma si tratta di una soluzione estrema.
In questa fase due sono per Akerlof gli obiettivi che i governi si devono porre a breve termine: puntare alla piena occupazione e creare le condizioni affinché il credito sia concesso in modo naturale alle imprese. Akerlof ha fatto riferimento alla situazione americana, ma rispondendo ad una domanda del pubblico sulla situazione di crisi che sta vivendo il settore manifatturiero italiano ha affermato che “dovranno essere i consumatori e gli investimenti delle imprese, più che la liquidità delle banche, a portarci fuori dalla crisi”.
Aiuti alle banche, aiuti alle imprese, ma come la crei la piena occupazione se non attraverso modelli accademici che lasciano il tempo che trovano, visto che dovranno essere i consumatori e gli investimenti che dovranno portarci fuori dalla crisi?
Non c’è alcuna alternativa, senza consumi, l’economia non riparte, manca la domanda e quindi non ci resta che progettare una ripresa sostenibile, togliendo di mezzo tutti gli eccessi e i conflitti di interesse di questi anni.
Renzo tra le sue osservazioni fatte nel forum, ha toccato un tasto essenziale, ovvero un sistema scolatico che riesca a formare le persone e non solo le menti, un sistema che non sia solo nozionale ma anche essenzialmente educativo, una nuova politica, un rinnovamento della giustizia, un nuovo sistema finanziario e una maggiore equità
“Cosa ci vuole per sradicare tutto questo? E’ possibile che la filosofia da sola, oppure un elenco di buone intenzioni o singole iniziative portate avanti da poche persone, siano in grado di produrre i cambiamenti sopra indicati? “ (…)Sicuramente è necessario qualcosa di più forte, di “massivo” e radicale, una rivoluzione pacifica, che sia soprattutto una rivoluzione culturale, che abbia però delle valenze concrete, che tocchi quindi sin da subito l’interesse, quello economico, delle persone: nessuna vera rivoluzione sociale può prescindere dal fattore economico, non bastano le sole motivazioni culturali, bensì ci dovranno essere dei vantaggi economici concreti, le uniche cose che saranno sicuramente comprese dalla massa della popolazione.”
E forse è qui che le nostre rotte divergono, proprio perché ciò che nasce da un interesse economico, da vantaggi economici concreti, non sempre porta nella direzione di un cambiamento.
Prendiamo ad esempio i gruppi di acquisto solidale, dove spesso molti partecipano solo per averne un chiaro vantaggio economico, che nasce dalla possibilità di accedere a prodotti di prima qualità, saltando la filiera della distribuzione, ma che necessariamente non porta ad un interessamento reale e consapevole delle motivazioni strutturali e morali di questo tipo di scelta, pur in presenza ripeto di un chiaro vantaggio economico.
Se invece gli individui sono attratti da un ideale che aspira al di la del puro benessere materiale, allora e solo allora la reciprocità e la condivisione, sono risposte naturali e gratificazioni che non abbisognano di alcuno stimolo per continuare nel progetto intrapreso. Il contagio e la prossimità di un essere umano, sono quanto di più esaltante e stimolante che possa indurre la scelta per intraprendere una nuova rotta alternativa.
Senza prossimità e reciprocità, senza cooperazione, il progetto avrà vita breve.
Alcuni strumenti sono già tra di noi, si possono approntare numerose modifiche, credo che non vi sia nulla di nuova da creare, esistono mille alternative che si adattano probabilmente alla nostra ricerca, alternative che attendono il nostro contributo e le nostre idee, i nostri sogni.
Si tratta solo di scegliere se continuare come sempre, facendo finta di nulla e accontentandoci di questo sistema che in fondo con noi è stato più che magnanimo, cullandoci negli ultimi trenta anni o di cercare un’alternativa.
Ho spesso sussurrato e alle volte urlato che la testimonianza, è quel profumo che ognuno di noi ha addosso e che non ha bisogno di essere sbandierato per coinvolgere e condividerlo con chi ci sta accanto, ne tantomeno il moralismo che tende a scrutare i comportamenti altrui senza fare un esame di coscienza dei propri. In questo la mia cattedrale è solo all’inizio, una fragile cattedrale nelle cui fondamenta esistono qua e la della pietre angolari, ma che spesso assiste a terremoti in grado di far crollare i piccoli mattoni che quotidianamente mi sforzo di comporre.
Da questo Festival dell’ Economia ho estratto alcuni passaggi che ritengo significativi, anche se la stella polare resta riassunta dalla dichiarazione finale del premio Nobel Spence, che sintetizza in maniera magistrale il mio pensiero:
“ Esiste una reale impossibilità di una crescita futura del dopo crisi senza il pattern dell’inclusività, ossia quello dell’uguaglianza e dell’equità, che sarà un elemento fondamentale per l’impostazione di qualsiasi strategia di sviluppo. Noi economisti abbiamo sempre sottovalutato le disuguaglianze sociali a livello mondiale, nei rapporti tra gli Stati e all’interno dei singoli Stati stessi.”
Includere piuttosto che escludere, includere come significato di condivisione e apertura, piuttosto che esclusione.
Credo non vi sia alcuna possibilità di crescita futura reale e sostenibile, senza equità e uguaglianza, senza opportunità per tutti e attenzione all’altro, nonostante quell’ eterna manina che dalla notte dei tempi sussurra che nulla cambia, tutto è per sempre uguale.
Senza equità e uguaglianza, mettetevi il cuore in pace, non cambierà nulla, ripeto nulla! Solo noi possiamo cambiare dal basso questo sistema, solo noi e nessun altro!
La finanziarizzazione dell’economia è la causa della crisi, secondo Ronald Dore, professore del Center for Economic Performance della London School of Economics ed autore del libro “Finanza Pigliatutto. Attendendo la rivincita dell’economia reale”.
Infatti, secondo Dare, gli intermediari e le istituzioni finanziare del mondo anglosassone sono i principali colpevoli del collasso del mercato economico, per via della loro implacabile fame di reddito: la cultura di Wall Street impone come regola non scritta quella di giudicare un manager in base a quanto quest’ultimo riesce a “portare a casa”, ovvero in base al profitto che egli crea. Percentuali del 7%, che per il Giappone è già un buon margine di guadagno, o del 9,5% non erano sufficienti. Si è voluti raggiungere il picco del 45% negli anni tra il 2000 e il 2002, per arrivare inevitabilmente al collasso del gennaio 2008.(…)
“Secondo Dare, infatti, il rilancio passa attraverso un allentamento dalla finanziarizzazione per avvicinarsi quindi ad un’economia reale e ad un etica produttiva.
Vogliamo gettare le fondamenta per un sistema più equo e sostenibile, contribuire alla creazione di sistemi economici, equi, sostenibili e compatibili o vogliamo lasciare che il sistema di lobbies ed elites mondiale continui a venderci la sabbia di mare, per costruire fragili cattedrali nel cui cemento gli sciami sismici producano crepe profonde, in grado di distruggere sogni e speranze, utopie e certezze?
Diversamente non abbiamo alternative, solo creando dal basso piccoli sistemi microeconomici alternativi, solo attraverso la condivisione e la prossimità, solo sporcandoci le mani possiamo gettare le basi per fondamenta che ambiscano all’essenza dell’uomo e che assicurino contemporaneamente il giusto riconoscimento materiale.
Le parole di Yunus a questo proposito sono esemplari:
<<Ho la sensazione che l’economia basi le sue leggi su presupposti che ignorano gli esseri umani. L’economia tratta gli uomini e le donne come macchine e nega gli elementi essenziali della natura umana. L’economia prevede solo due attori sulla scena: gli imprenditori e i lavoratori. E considera gli imprenditori come persone dalle capacità eccezionali. Sono state create istituzioni che difendono solo questa casta. E così sono state ignorate le potenzialità della gran massa dell’umanità. L’economia ama definirsi come una scienza sociale. Non lo è: l’economia parla di lavoro e di manodopera. Non parla d’uomini, donne e bambini. Una scienza che vorrebbe essere sociale non può ignorare l’ambiente che pretende di analizzare>>.
Sino a quando non vi sarà posto per le potenzialità della gran massa dell’umanità, equità e uguaglianza resteranno fantasmi che aleggiano sulla inevitabile prima o poi, fine di un sistema che inneggia al capitale e al rischio come unica fonte di redditività che semina ricchezza per l’umanità. Il capitalismo è un mezzo ma non deve diventare un fine, il capitalismo ha un assoluto bisogno di essere accompagnato da un’incessante presenza di comportamenti etici e cooperativi, che vadano al di la della semplice utopia.
Non sono un ingenuo, conosco la natura dell’uomo e la storia stessa che me l’ha insegnata, le crisi saranno sempre con noi, ma abbiamo il dovere morale di far si che anno dopo anno, secolo dopo secolo, siano meno distruttive possibili, senza dimenticare che abbiamo bisogno di una costante battaglia quotidiana tra le forze positive e negative dell’umanità. La ferita dell’altro, il magistrale libro di Luigino Bruni, ci dice che l’altro è ostacolo al nostro avere, ma indispensabile al nostro essere.
Cercherò di essere il più sintetico possibile anche se so che non sarà facile!
Ecco alcuni spunti di riflessione, usciti dal Festival, che vanno al di la di tecnicismi e orizzonti macroeconomici che spesso lasciano il tempo che trovano, alcuni spunti che vanno al di la anche di una spicciola filosofia. Come ho spesso sottolineato, oggi si tratta essenzialmente di una crisi antropologica e culturale, oltre che economica e finanziaria, ma alcune possibili rotte sono presenti anche nel sistema tradizionale:
“ Il dopo crisi significa fiducia sulle piccole e medie imprese, non sono pessimista, sono una enorme riserva di innovazione e l’ Italia in particolare non è messa male in questo senso, solo che manca un elemento fondamentale che negli Usa è compreso da tempo, la ricerca che nel vostro paese non riceve investimenti “ ( Michael Spence )
Aggiungo solo che nella botte piccola sta il vino migliore e che senza innovazione, ricerca e competenza il futuro di un paese, specialmente creativo come il nostro è avvolto nella nebbia.
Ho letto alcuni scambi di opinione nel forum riguardo al tema della speculazione, il mio pensiero lo conoscete, c’è speculazione e speculazione, basterebbe applicare una sensibile tassa per scoraggiare i comportamenti di breve termine, la speculazione fine a se stessa. Non è possibile assistere alla distruzione di un’azienda grazie per esempio all’effetto combinato dell’utilizzo dei credit default swaps e delle vendite allo scoperto, non è possibile assistere per l’ennesima volta ha quanto è accaduto nel settore delle materie prime agricole o a quello che potrà accadere un domani nei confronti dell’acqua.
Vi è una sostanziale differenza tra speculare o manipolare il mercato e la manipolazione è in sostanza la becera speculazione odierna, che si tratti di cereali piuttosto che di petrolio. Che senso ha che i credit default swaps possano essere trattati anche da coloro che non hanno in portafoglio il titolo sottostante……eppure le soluzioni sono semplici ma non le vogliamo applicare, perché l’interesse è un altro…
Un altro aspetto riguarda gli speculatori. Spesso si usa questo termine per indicare “manipolatore di mercato”. Dovendo investire soldi sul mercato occorre chiedersi come farlo nel modo più adatto per i propri interessi, qual è la propria convenienza. Questa è la speculazione. Gli investimenti, inclusi quelli nei mercati finanziari, richiedono di speculare: ma la speculazione non è manipolazione del mercato. Se il sistema funziona bene i mercati rispondono, quasi in modo democratico, perché riflettono le convinzioni degli investitori. Diverso, invece, è quando la speculazione si trasforma in manipolazione del mercato. Chi opera in modo scorretto ha solitamente un grande peso sul mercato e usa questa forza per influenzare il mercato a proprio vantaggio”. (Alberto Giovannini)
Poi possiamo stare qui per secoli a parlarci addosso, ma il significato è chiaro per chi lo vuole comprendere.
Non facciamo finta di non capire, non si tratta di shortare o non shortare un’indice, le implicazioni sono più rilevanti di quanto vogliamo comprendere, forse perché in fondo a noi che importa di quello che accade agli altri….
L’economista indiana - docente di Economia e presidente del Centre of Economic Studies and Planning Jawaharlal Nehru University di Nuova Delhi - introduce quindi il tema al centro dell’incontro. “A metà del 2008 - ha detto - c’è stata la diffusa percezione di una crisi alimentare di enormi proporzioni, che metteva a rischio la sopravvivenza di milioni di persone; dopo l’esplosione della crisi finanziaria, però, questo problema, pur tutt’altro che risolto, è scomparso dalla scena pubblica”. Secondo la professoressa Ghosh, la crisi alimentare sarebbe legata alla volatilità dei prezzi dovuta in ultima analisi alla deregulation finanziaria. Ci sarebbero, in realtà, anche altre concause nell’ambito dell’economia reale. Tra queste, la conversione di terre destinate alla coltivazione di alimenti di base per la produzione di biocarburante, l’aumento dei costi degli input come i fertilizzanti, la ridotta fertilità del suolo, l’inadeguatezza degli investimenti pubblici e l’impatto dei cambiamenti climatici. La causa prima della crisi alimentare va comunque imputata, secondo l’economista indiana, alla deregulation finanziaria avviata nel 2000 negli Stati Uniti con il “Commodity Futures Modernization Act”. La deregulation avrebbe provocato un aumento della speculazione nel mercato con una conseguente volatilità dei prezzi. I dati presentati durante l’incontro mostrano un’impennata dei prezzi tra il gennaio 2007 e l’ottobre 2008, seguita da una fase di crollo altrettanto netto. Tutto ciò, avrebbe provocato una crisi disastrosa nei paesi in via di sviluppo. “Nel 2008 – dice Jayati Ghosh – ci sono stati 33 paesi in una situazione di crisi media o grave”. E la situazione sembra non essere migliorata.
I costi umani della crisi sono evidentemente molto alti. Rispondendo ad una domanda del pubblico in sala, la relatrice avanza l’ipotesi che la preoccupante scia di suicidi tra gli agricoltori indiani sia legata alla forte crisi del settore. L’intervento si chiude con l’indicazione di alcune misure che andrebbero adottate per alleviare la crisi. La ricetta di Jayati Ghosh comprende un forte intervento governativo per proteggere lo sviluppo dell’agricoltura, accompagnato da accordi internazionali che regolino il mercato finanziario.Tempo fa scrissi che…..
Si potrebbe parlare per giorni, mesi, anni della responsabilità sociale d'impresa, del senso di un investimento, della consapevolezza che ognuno di noi dovrebbe avere quando investe il proprio denaro, dell'immenso potere che abbiamo quando facciamo un acquisto, singolarmente forse insignificante, ma unito a milioni di persone ha un effetto devastante ……
Il consumo responsabile valorizza la persona I consumatori si sentono traditi dal sistema economico, dalle banche e dalla poca trasparenza della filiera produttiva. E scelgono un’alternativa.
“Ci sono due modi diversi per fare del bene alla comunità: attraverso il volontariato, oppure modificando alcuni (anche semplici) stili di vita”, ha spiegato Tonia Mastrobuoni, giornalista de “Il Riformista” introducendo la presentazione del libro “Il voto nel portafoglio. Cambiare consumo e risparmio per cambiare”, scritto da Leonardo Becchetti, Monica Di Sisto e Alberto Zoratti.
(…)l’economia solidale ed il consumo responsabile sono i mezzi che permettono una nuova valorizzazione della persona sia come consumatore, ma anche come produttore e lavoratore.
“I discorsi che noi facciamo - ha commentato uno degli autori, Leonardo Becchetti – sono partiti una quindicina di anni fa e stanno diventato attuali adesso”: attraverso la libertà di scelta, infatti, il consumatore ha la forza di costruire l’economia che desidera e “se si possono vendere dei marchi – ha continuato – possiamo vendere anche dei valori”.Riflettiamo bene su queste parole, i discorsi che noi facciamo oggi su Icebergfinanza, discorsi assolutamente alternativi, diventeranno attuali chissà tra quanti anni, non spetta a noi raccogliere immediatamente quello che seminiamo, non siamo anche noi cultori del tutto e subito, del breve termine.
Inutile poi ricordare a tutti Voi, uno dei miei sogni, ovvero quello che vi sia una maggiore consapevolezza a partire dalle giovani generazioni di un sistema alternativo che accompagni quello attuale, la consapevolezza che non può che nascere dalla conoscenza, scuole di economisti e di manager, che possano conoscere anche l’aspetto etico dell’economia e della finanza, per una maggiore attenzione all’uomo.
E’ indispensabile inoltre una maggiore cultura finanziaria…….
Sulla base della loro scarsa conoscenza, aggravata dalla supposizione di essere al contrario almeno mediamente informati, le persone mettono in atto dei comportamenti particolarmente onerosi. E’ stato calcolato, infatti, che un terzo degli oneri legati all’uso della carta di credito sono dovuti all’ignoranza finanziaria.
Questi comportamenti, poco informati e oculati, sembrano provocare danni sia a livello micro che a livello macro, in quanto provocano delle perdite consistenti sia per il singolo cittadino che per l’intera economia.
E’ per questo che (…) anche nell’ambito finanziario, come in altri settori specialistici, sarebbe importante rivolgersi ad esperti in grado di “formare” l’individuo che deve fare scelte in un mercato complesso. Ma ancora più importante è il processo di alfabetizzazione finanziaria. “Vorrei lanciare un appello - dice Anna Maria Lusardi - alla città di Trento, perché faccia delle iniziative per aumentare la conoscenza finanziaria; spero in particolare che il Festival dell’Economia possa aiutare ad aumentare l’alfabetizzazione in questo settore.”
Ci sono poi, secondo la professoressa del Darmouth College, due istituzioni che dovrebbe farsi carico della preparazione finanziaria dei cittadini: sono la Banca d’Italia e la scuola nel suo complesso.
Sembra quasi che la questione etica debba essere legata alla famiglia, al senso di responsabilità di un individuo, ma tralasciando la Banca d’Italia , credo che la scuola possa fare molto anche se una materia cosi complessa e difficile, andrebbe affrontata con la modalità del gioco anche a partire dalle medie, per immagini e metafore, più che per inanimati concetti e nudi tecnicismi.
Se vi siete presi una settimana di ferie per leggere questo post, state tranquilli prima o poi arrivo anche a suggerimenti concreti per avere un mondo all’altezza dei nostri sogni, anche se alle volte dispero di trovare una luce vera all’interno di questo sistema.
Potrei parlare di come abolire i paradisi fiscali, rivedere Basilea 2, rifondare la regolamentazione, ridurre gli incentivi di breve termine, parlare di trasparenza, ridistribuire i redditi, debellare la piaga dell’evasione, del lavoro sommerso, dell’intreccio di interessi, combattere la mafia, abolire l’usura, combattere il terrorismo, della certezza di diritto smarrita, del relativismo, del commercio delle armi, del rischio di una guerra, della massoneria, delle lobbies, dell’ozono, dei sotterranei dell’umanità, della violenza sessuale, della pedofilia, della disgregazione della famiglia, ma preferisco rivolgere lo sguardo all’eterna lotta tra il male e il bene, tra la positività dell’uomo e la sua negatività, perché ognuna di esse ha ragione di essere, sono le forze vitali dell’universo, sta a noi scegliere tra la vita e la morte.
Preferisco continuare ad osservare l’orizzonte di speranza che nasconde ogni giorno l’alba di uomini e donne che non fanno rumore.
Come dicevo in altre occasioni le rete di economia solidale, i gruppi di acquisto solidali, gli stessi bilanci familiari di giustizia, sono strumenti, semi che hanno bisogno di tempo, per attecchire, ma non pensate a questi strumenti come rivoluzioni in grado di cambiare il mondo, ma come alternative in grado di migliorare la tua concezione del mondo, il grado di modificare gli stili di consumo e di vita.
“I diritti umani di molte persone – ha continuato Mance – sono violati per soddisfare logiche di mercato. Lo stesso vale anche per il rispetto dell’ambiente”. Per far fronte a queste violazioni e rifiutandosi di cooperare con tale sistema economico, dagli anni ’80 il Brasile ha sviluppato una rete di consumo solidale. In quegli anni, dopo il fallimento di molte imprese, gli operai brasiliani si sono organizzati prima occupando e poi autogestendo le aziende, portando avanti la produzione e lo scambio dei beni fino ad emettere una propria moneta.
L’intento di queste realtà, ha spiegato ancora Mance, è quello di ricostruire la filiera di produzione in maniera etica e socialmente giusta, nel rispetto della persona e dell’ambiente. Le realtà sviluppatesi negli ultimi anni in Brasile sono molte: secondo il sito della Segreteria Nazionale dell’Economia Solidale, infatti, queste imprese sono 22.000 ed impiegano un milione di lavoratori e lavoratrici. A questo punto si rende necessario fare rete tra le diverse esperienze e mettere in contatto tutti gli attori coinvolti.
Nelle imprese solidali brasiliane, infatti, il sistema di autogestione fa in modo che tutti i lavoratori siano anche proprietari e prendano parte ai processi decisionali dell’azienda. Secondo criteri democratici, infatti, è stata organizzata anche la Conferenza Nazionale dell’Economia Solidale nella quali sono stati eletti i delegati che hanno contribuito alla redazione del documento destinato al Governo nazionale. Mance ha ribadito più volte che “chi acquista dei beni che non sono prodotti nel rispetto dei diritti umani e della tutela dell’ambiente è inevitabilmente coinvolto nella catena dello sfruttamento”.
Grazie all’economia alternativa, inoltre, molte comunità brasiliane sono riuscite ad ottenere un margine di guadagno da poter reinvestire nella crescita della propria azienda e nello sviluppo tecnologico: quello che in Venezuela si chiama sviluppo endogeno, cioè interno al Paese. “Questo è un sistema possibile – ha concluso Mance – non è un’utopia”.
Vi sono inoltre alcune considerazioni da fare su questo sistema economico, considerazioni che non possono non tenere conto del ritmo impressionante che viene impresso alla nostra esistenza e quindi tralasciando il concetto estremista di decrescita, una slow economy abbinata ad una consapevole decrescita naturale in settori dove gli eccessi sono stati all’ordine del giorno porta a visioni che Carlo Petrini, fondatore di Slow Food interpreta magistralmente:
Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sferzante con il mercato fondato su velocità, bisogni indotti e spreco. Di fronte Innocenzo Cipolletta più indulgente “in nome della libertà anche di scegliere e di sprecare”……
Petrini si è calato nel ruolo del bonario (ma non troppo) saggio ancorato alla tradizione popolare che per secoli ha retto equilibri sociali legati alla Terra Madre: “Siamo i nuovi partigiani chiamati alla Resistenza”. Cipolletta, per contro, ha vestito gli scomodi panni del difensore di una modernità ricca e globale: “Lo spreco è anche simbolo di ricchezza e di libertà”.
In apertura, Petrini ha enfatizzato la nuova rivoluzione della globalità che ha permesso la diffusione della conoscenza, ovvero la Rete: “L’economia locale in rete è potente ed oggi gli strumenti ci consentono di valorizzare e dare valore alle diversità. E’ grazie alla Rete che siamo riusciti a condividere valore messi in discussione da una concezione violenta della globalizzazione. L’identità è un valore forte e importante, ammesso che noi riconosciamo che non esiste identità senza scambio. E’ il meticciato che rafforza l’identità”. E, riproponendo lo stile sarcastico, Petrini ha ricordo quando i giornalisti, quasi per sfida, gli chiedono il suo piatto preferito: “Da italiano – ricorda il fondatore di Slow Food - rispondo pasta al pomodoro ma né la pasta né il pomodoro sono italiane. È lo scambio che rafforza l’identità, anche quella del cibo, per passare a quella culturale e artistica. (…) “Esiste globalizzazione e globalizzazione. Dobbiamo mettere in evidenza che deve esistere una globalizzazione virtuosa ma esiste anche la globalizzazione del pensiero unico che umilia l’identità di milioni di persone. A livello globale è stato portato avanti con perseveranza la cancellazione di culture, ed oggi dobbiamo correre ai ripari”.(…) Cipolletta ha insistito: “La gente sceglie i valori che in qualche maniere si addicono di più. Noi non possiamo imporre con la forza culture lontane alla gente, alla quale dobbiamo riconoscere la libertà di far propri valori che ritengono migliorativi”.
“Noi oggi produciamo cibo per 12 miliardi di persone e noi siamo in 6 miliardi e mezzo. Certo esiste il problema, che non è banale, della distribuzione ma a cui dobbiamo trovare una soluzione”. “La logica del consumismo – ha chiosato Petrini - ci ha preso l’anima e si basa su tre pilastri: velocità, creazione di bisogni indotti e lo spreco. E’ lo spreco la follia del consumismo: dobbiamo combattere questa logica perversa. Bisogna andare in profondità e passare a consumi sostenibili, dove si privilegia la qualità alla quantità, dove si educano i giovani contro lo spreco, dove si educa ad una diversa attenzione al mercato. Non sono alchimie ma è la volontà di creare un nuovo umanesimo. Io, questo nuovo umanesimo, non ce l’ho, lo cerco e lo auspico, ma sono convinto che ci dobbiamo misurare con i tre pilastri”. (…) All’ironia sferzante di Petrini ha risposto Cipolletta, con il sorriso del realismo “Lo spreco fa parte del nostro mercato, la nostra ricchezza che si basa anche sullo spreco.(…)
Naturale Andrea, mi viene da aggiungere è tutto cosi perfettamente razionale ed inevitabile, ironicamente parlando, non c’è alternativa e favoloso pensare che dobbiamo consumare ancora di più per uscire dalla crisi, un sistema perfetto, di tutto di più!
E’ ora che facciamo tutti un passo indietro, senza attendere che sia l’altro a farlo, è ora di essere responsabili del nostro presente e del futuro dei nostri figli, nessuna soluzione magistrale ma solo la constatazione che dobbiamo ricostruire partendo dalla SOSTENIBILITA’ anche se qualche esaltato della turboeconomia, oggi mi chiederebbe qual’ è il limite della sostenibilità.
Gli economisti oggi dicono che è l’avidità che muove il mondo, oggi lo ribadiscono, chissà che un giorno quando tutto crollerà, come qualunque impero nella storia , forse allora all’avidità si potrà sostituire una sana ed egoista sostenibilità.
“La vita è lunga ma siamo noi che la bruciamo. Non abbiamo più tempo anche se lavoriamo meno. Passiamo più tempo a dimagrire che a mangiare. Ma siamo tutti matti” e ancora…..” Su 50 ettari di terreno ci possono vivere bene 11 persone e invece su 200 ettari sono in 4 che adesso scoppiano”……. Ecco che allora c’è anche una economia virtuosa, quella delle economie locali di sussistenza, localmente biodiverse…un benedettino che fa una splendida birra artigianale in una trappa del Belgio mi ha spiegato che loro producono solo quel tanto che serve per mantenere i monaci e i loro dipendenti. Non una bottiglia in più…….
Argggg! Eresia, un’economia da terzo mondo, l’economia del limite, un’economia ribelle che ci porterà alla fame…..forse abbiamo tutti bisogni di riscoprire cosa significhi essere umili, cioè letteralmente vicini alla terra, che è bassa, come dicono dalle parti dei contadini….
Mi fermo qui anche perchè forse ci vorrebbero piccolo dosi per assimilare il tutto, ma come spesso accade, forse abbiamo più tempo di quanto non crediamo per fermarci a riflettere, anche se ciò mette paura, perchè ti costringe a specchiarti dentro sino a raggiungere l'anima.

Confesso che ritengo alquanto surreale in questa crisi l'atteggiamento di alcuni economisti e storici, che non perdono occasione per sottolineare e amplificare le loro ideologie, scuole di pensiero che sembrano sfidarsi a duello sul corpo esamine dell'economia mondiale, un duello che spazia dai colpi di fioretto alle sciabolate degne di una abbordaggio pirata.
Oggi troverete anche un'altro post dal titolo " SLOW ECONOMY ".
Premetto solo una cosa; io non sono un economista e non mi interessa nulla che prevalga Keynes o Von Myses, i keynesiani o la scuola austriaca piuttosto che quella monetarista o neoclassica, a me interessa solo di riuscire ad intravvedere attraverso la nebbia e quindi sono disponibile ad ascoltare ed utilizzare qualsiasi strumento o pensiero che possa facilitare la navigazione, sino a giungere ad una sintesi ovviamente soggettiva.
La mia stella polare oggi è la dinamica della DEBT DEFLATION e l'elaborazione della crisi partendo dagli studi di Minsky e dal suo Minsky Moment.
Vi sono alcuni interessanti passaggi nell'articolo che Nial Ferguson ha consegnato al Financial Times, passaggi che riporto tali e quali invitandoVi a rileggere l'intero articolo tradotto dal SOLE24ORE, tralasciando la sterile polemica con Krugman:
(... ) i tassi a lungo termine sono saliti di 165 punti base nell'arco di cinque mesi (+81%). L'annuncio - coinciso con ammonimenti sulla salute fiscale degli Usa - ha innervosito la maggior parte dei commentatori, ma per me era una buona notizia.
Oggi Bernanke ha confermato questa visione.....
WASHINGTON (MF-DJ)--Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha esortato i legislatori ad impegnarsi per ridurre il deficit sul bilancio, pari a quasi 2.000 mld usd, sottolineando che il Governo non puo' prendere in prestito "all'infinito" per bilanciare la crescente domanda. Bernanke ha evidenziato che i rendimenti sui Treasury di lungo termine e sui mutui a tasso fisso sono saliti e cio' "sembra riflettere i timori legati al deficit federale, nonche' al crescente ottimismo sull'outlook economico".
(...) «C'è una saturazione globale del risparmio - spiegò il professor Krugman - ecco perché non c'è alcuna pressione verso l'alto dei tassi d'interesse». (...)
Nella sostanza quello che evidenzia Krugman è il "paradosso della parsimonia" ovvero quel comportamento virtuoso il rientro dal debito e l'aumento del risparmio che in questa fase rischia di diventare controproducente.....
Prosegue Ferguson.....
(...) Il merito di aver evitato una seconda Grande Depressione va innanzitutto al presidente della Fed, Ben Bernanke, massimo esperto della crisi bancaria degli anni Trenta, che è riuscito a fermare una pandemia di bancarotte tra gli istituti di credito con una doppia dose di tassi a breve termine prossimi a zero e di espansione quantitativa, con un raddoppio del bilancio della Fed da settembre a oggi. Ed è certo che il piano di stimolo da 787 miliardi di dollari ha migliorato il Pil di questo trimestre.(...)
Sarebbe interessante chiedere a Ferguson se l’esperto di depressioni Bernanke si è lasciato sfuggire l’occasione di individuare questa tempesta perfetta, dai mille segnali premonitori, dalle mille similitudini con la Grande Depressione, perchè troppo assorto dal pensiero di poter dimostrare come poterne uscire............
(...)È vero che oggi soffiano nella direzione opposta forti venti di deflazione. C'è un eccesso mondiale di capacità produttiva manufatturiera. Ma da febbraio il prezzo delle materie prime sta aumentando. Negli Stati Uniti dove l'M2 cresce di un 9% all'anno, un valore molto al di sopra della media dagli anni Sessanta in poi, è probabile che l'espansione monetaria porti all'inflazione se non quest'anno l'anno prossimo. Per dirla con l'ultimo rapporto trimestrale della Banca centrale cinese, «un provvedimento errato...comporterebbe rischi d'inflazione per il mondo intero».(...)
Probabilmente Bernanke non è molto d'accordo visto che oggi ha sottolineato come.....
(...) Secondo la Fed, l'output gap farà da freno all'inflazione, nonostante il rialzo di materie prime e greggio. I fattori inflativi come valute e prezzi delle materie prime dovranno essere monitorati con attenzione, ma altri indicatori sono compatibili con attese di un'inflazione stabile. (...) REUTERS
Certo oggi i venti sono contrari e la deflazione è con noi, c’è un eccesso di capacità produttiva e manca la domanda, chissà per quale motivo le materie prime salgono......è probabile che l’espansione monetaria porti all’inflazione se non quest’anno magari il prossimo, o forse chissà più in la ......nessuno lo può sapere, in effetti stiamo facendo delle ipotesi , ma la prudenza è d’obbligo, intanto la deflazione è in azione!
(...) Quel provvedimento – una politica fiscale da guerra mondiale usata per combattere una recessione – è già stato adottato. In assenza di impegni credibili per porre fine al deficit strutturale cronico degli Stati Uniti, ci sarà un'ulteriore spinta al rialzo dei tassi d'interesse a dispetto della saturazione dei risparmi globali. Proprio Keynes aveva notato che «persino il più realistico degli uomini d'affari è schiavo di qualche economista defunto». Oggi, l'economista defunto è Keynes e gli schiavi delle sue idee sono i professori di economia, non gli uomini pratici.
Si, sono d’accordo, siamo tutti schiavi delle idee di qualche economista defunto o di qualche filoso o pensatore, ma da qui ad essere uomini pratici, forse solo ammettendo che non siamo in grado di prevedere il futuro possiamo realmente dimostrarci tali.
Forse Ferguson dimentica quanto scritto nel suo libro " Soldi e potere " che ho appena finito di leggere...
" La correlazione tra il rapporto debito/PIL e il rendimento delle obbligazioni a lungo termine risulta negativa anzichè positiva in cinque casi su sette. Il caso estremo è quello del Giappone, dove un rapido incremento del debito si è accompagnato con un calo quasi altrettanto rapido dei rendimenti. Fra il 1990 e il 1999 il debito pubblico lordo giapponese è aumentato dal 61 al 108 per cento del PIL, e si prevedeva che avrebbe raggiunto il 130 % nel 2000. Ma i rendimenti dei titoli giapponesi a lungo termine sono scesi da più dell' 8 per cento nel settembre 1990 ad un minimo inferiore all' 1% nel novembre 1998. La ragione per cui non si manifesta una stretta corrispondenza tra l'onere debitorio e i rendimenti è che l'ammontare corrente di debito insoluto in rapporto al pprodotto è solo una delle molte misure che condizionano le percezioni degli investitori, e in certi casi può non condizionarle affatto. Nei paesi industrializzatim durante gli anni '90, le aspettative di inflazione decrescente coltivate dagli investitori ( e, nel caso del Giappone, di una deflazione vera e propria ) hanno contato molto di più dell'aumento del rapporto debito/PIL "
......per quale motivo non potrebbe accadere anche agli Stati Uniti d'America!
Ricordate il post dal titolo L'ULTIMO_TRENO quel post nel quale Blinder ex vice governatore della Federal Reserve sotto Greenspan sussurrava...
Nel 1936 la Fed ha esaminato il grande volume di riserve in eccesso accumulate dal sistema bancario ( come oggi avviene ) e ha concluso che quella montagna di liquidità avrebbe foraggiato l'inflazione futura e quindi si mise a aspirarla. Il tutto è proseguito nel 1937 attraverso una contrazione della politica monetaria.
Nello stesso tempo Roosevelt ha dato un'occhiata al bilancio federale che sembrava essere enorme e ha concluso che era arrivato il momento di aumentare le tasse e ridurre la spesa.
Vi dice niente la seguente recente affermazione di Obama....
“Senza cambiamenti significativi - dice Obama - nell’espansione del deficit e del debito finiremo per incamminarci verso un corso insostenibile”.
.....e questa di oggi di Bernanke....... Il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, ha esortato i legislatori ad impegnarsi per ridurre il deficit sul bilancio, pari a quasi 2.000 mld usd, sottolineando che il Governo non puo' prendere in prestito "all'infinito" per bilanciare la crescente domanda.
A voi qualsiasi conclusione, dovunque ci muoviamo i fantasmi del passato ritornano sussurrandoci che nessuno è in grado di capire dove andrà l'economia, troppi gorghi, mulinelli e vortici tra Scilla e Cariddi!
Se poi all'improvviso dovesse ripartire l'inflazione, Bernanke ha sottolineato che..
(...) che non c'è alcuna minaccia all'indipendenza della Fed su questioni di politica monetaria e che l'istituto centrale ha mantenuto la sua indipendenza anche se ha lavorato congiuntamente al Tesoro per risolvere la crisi.(...)
Permettetemi di dubitare apertamente come dubito apertamente che a Bernanke la politica americana darà il permesso di rialzare velocemente i tassi e ritirare la marea di liquidità in circolazione cosi da stroncare la ripresa come avvenne nel 1936!
Ieri, sempre sul Financial Times, Martin Wolf, dichiaratamente keynesiano ci dice in una versione tradotta dal SOLE24ORE che " La paura di una deflazione catastrofica non c'è più. Evviva! "
Il professor Ferguson dice che l'espansione fiscale era inutile perché siamo soltanto in una lieve recessione. La questione tuttavia è come mai, mentre i prodromi di una depressione c'erano tutti, la recessione è invece lieve. La risposta, in parte, sta nelle aggressive misure monetarie prese dalle banche centrali e nel salvataggio del sistema finanziario. Ma è tutto qui? Che cosa sarebbe successo se i governi avessero deciso di tagliare la spesa e aumentare le tasse?
Si può discutere di quanto allentamento fiscale sia necessario. Ma uno dei motivi principali per cui questa non è la Grande Depressione è che abbiamo imparato una lezione da quell'esperienza e da quella del Giappone degli anni Novanta: la politica di bilancio espansiva non va frenata troppo presto. Inoltre, le economie con alle spalle una storia di gestione avveduta sono certamente in grado di tollerare, senza risentirne, un maggior livello di indebitamento pubblico senza risentirne.
E questo ci porta all'ultimo punto: la paura dell'inflazione. La questione, in sostanza, è come uscire dagli attuali provvedimenti estremi. La gente deve credere che le politiche monetarie e fiscali straordinariamente aggressive di oggi verranno ribaltate. Se non ci crede, le aspettative di inflazione potrebbero diventare travolgenti molto prima che l'economia si sia ripresa. Se dovesse succedere, i responsabili della politica economica saranno in difficoltà e il mondo potrebbe sprofondare in una stagflazione simile a quella degli anni Settanta.
I provvedimenti eccezionali presi per affrontare circostanze estreme stanno funzionando. Ora ne consegue che chi li ha decisi sta in equilibrio sul filo del rasoio: da un lato, se li ribalta troppo presto, rischia il ritorno a una profonda recessione; dall'altro ci sono le aspettative di inflazione e di stagflazione. È da irresponsabili insistere per provvedimenti immediati sia di disciplina fiscale sia di allentamento persistente verso il quale sembrano andare gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Ma i critici rischiano di cadere nell'errore uguale e contrario. La risposta è insieme chiara e delicata: servirà una decisa politica di bilancio restrittiva, ma non adesso.
Al di la delle sottili convinzioni ideologiche non vi sembra realmente di stare attraversando lo stretto di Messina, tra Scilla e Cariddi, dove ormai a parte la presenza reale della deflazione da assets, tutto il resto continua ad essere avvolto dalla nebbia di questa incredibile correlazione sistemica.....
Qui sotto i titoli americani legati all'inflazione ( TIPS ) non hanno seguito le prospettive che il rialzo dei titoli a lungo termine volevano richiamare....


Ora anche Paul Kasriel affronta l'argomento INFLATION_or_DEFLATION! Ne aveva già parlato in un suo recente post dal titolo DUBBYA, nel quale prospettava una fiammata dell'inflazione che avrebbe incendiato i "verdi germogli" di questa ripresa provocando una nuova recessione.
Kasriel sottolinea come....I believe that the greater risk for the global economy in general and the US economy in particular is inflation, not deflation. . I arrive at this conclusion both on secular and cyclical grounds.
Ebbene alcune sue osservazioni sono ineccepibili; probabilmente la differenza tra la sua visione e la mia è che secondo Paul già dal prossimo anno noi avremo queste fiammate inflattive mentre secondo il sottoscritto sino a quando l'imponente massa di debito che circola nel mercato americano non sarà onorata anche attraverso il risparmio, l'inflazione difficilmente potrà fare capolino prima di un paio di anni.
Troppo presto per la mia visione, la forza imponente della deflazione da debito impone storicamente una dinamica molto più profonda e lunga di quanto Kasriel si aspetti, ma come spesso accade sono solo ipotesi, solo il tempo ci dirà dove stiamo andando.
Aumento della produttività che ammortizza l'inflazione ma ora sta scendendo...

La spinta deflazionistica del lavoro dei paesi emergenti e la loro crescita verrà a mancare....

e la riduzione delle aspettative di inflazione in attesa del loro aumento....

sarebbero secondo Kasriel unitamente ad una ripresa della spesa per la difesa i motivi della Grande Moderazione degli ultimi 15/20 anni.
Il riferimento al debito americano ormai lo conosciamo come pure la tentazione di stampare moneta in casa per annegarlo nell'inflazione.

Inoltre in una elaborata analisi Kasriel mette in dubbio la validità dell'output gap (crescita effettivat – crescita potenzialet) come indicatore di previsione dell'inflazione, ricordate la notizia di oggi ........
" Secondo la Fed, l'output gap farà da freno all'inflazione, nonostante il rialzo di materie prime e greggio."
But the main point of this exercise is to demonstrate that even with relatively large output gaps in the near term, other factors point to, at least, continued inflation in the neighborhood of what has been experienced in recent years rather than persistently very low inflation or outright deflation. With the reversal of the aforementioned secular disinflationary factors in combination with cyclical factors such as relatively high money growth and the potential for a depreciating U.S. dollar, it seems to me that over the next five years inflation rather than deflation is the greater risk.
La conclusione di Kasriel nella combinazione di fattori porta infine ad un lasso di tempo troppo grande per poter comprendere se realmente la prospettiva d'inflazione riuscirà a sconfiggere il vortice della deflazione che in questo momento è in azione.
Interessanti sono inoltre le parole di Thomas Hoenig della Fed di Kansas QUI che ci riportano nello stretto di Messina, tra il vortice di una lunga ed agonizzante ripresa economica e i gorghi della deflazione e dell'inflazione. ( Via CalculatedRisk )
"While I am convinced the economic recovery we all want will develop, it will be slower and more fragile than we hope for."
La ripresa sarà più lenta e fragile di quello che le nostre speranze aspirano.....
Richiamando la prospettiva di un aumento sino all' 8 % del risparmio delle famiglie americane Hoenig ricorda come la spesa dei consumatori dovrebbe crescere ad un tasso medio del 1,3 % una riduzione significativa che non avveniva dal 1930
... ...
"The markets won't be fooled by artificially low rates for long. Market participants realize that a period of high deficits and accommodative monetary policy are an invitation to increased inflationary pressure. I suspect we are experiencing the first signs of the markets' concerns in the rising rates and increased volatility in longer-term Treasury markets. I suggest strongly that we need to be alert to the markets' message and begin in earnest to bring monetary policy into better balance before inflation forces our hand."
"I mercati non saranno ingannati da tassi artificialmente bassi per troppo tempo e si renderanno conto che un deficit in aumento e una politica accomodante può solo provocare inflazione. Ho il sospetto che stiamo vivendo i primi segnali di aumento dei tassi e di una maggiore volatilità nei titoli del tesoro a lungo termine. Suggerisco di ascoltare i messaggi del mercato e portare la politica economica ad un maggiore equilibrio dice Hoenig!
E' un po la metafora del futuro del mercato, o la crescita sarà anemica per lungo tempo o verrà stroncata da un rialzo dei tassi e da un drenaggio della liquidità, l'ennesima possibile nemesi di questa crisi anche se, suggerisco di non dar nulla per scontato.
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