DIARIO DI BORDO, NAVIGANDO NEL MARE DELLA FINANZA, ECONOMIA E ....APPUNTI DI FINANZA ETICA! ....non c'è vento per le vele del Marinaio che non sa dove andare! icebergfinanza@yahoo.it

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Blogger: icebergfinanza
Nome: ANDREA MAZZALAI
Questo Blog ...NON vuole essere assolutamente una rubrica del tipo “ CONSIGLI AI NAVIGANTI QUINDI.... NON SI DANNO CONSIGLI OPERATIVI!!!!†ma semplicemente un diario di bordo,uno strumento, certamente influenzato dai pensieri e dalle idee del Marinaio di vedetta che nascono esclusivamente da conoscenze proprie dell'autore ed approfondimenti vari, che conducono a valutazioni strettamente soggettive e discrezionali il quale cercherà durante la navigazione di mettere a disposizione strumenti e conoscenze da condividere, per confrontarsi e affrontare, consapevoli, con le proprie idee, convinzioni e perché no, insicurezze, il mare della finanza, il mondo dell'economia e della finanza etica! Ogni navigazione porta con se immagini e ricordi indelebili, quindi alcune immagini sono state scelte e pubblicate con il riferimento alla provenienza ed automaticamente all'autore per la loro bellezza creativa e per il loro particolare richiamo ai contenuti dei testi pubblicati, reperite su vari motori di ricerca internet. Se qualcuno, potendo vantare diritti su tali immagini pubblicate trovasse qualcosa in contrario alla pubblicazione, puo' scrivere richiedendo la rimozione delle stesse, rimozione che sara' immediatamente effettuata. ICEBERG perchè....solo la conoscenza e la consapevolezza dei potenziali pericoli finanziari e macroeconomici, unitamente alla conoscenza di un sistema economico alternativo integrabile che interagisce, permette delle scelte autonome e responsabili nella scelta di un investimento. Esiste inoltre un mondo sommerso di idee, di strumenti per concepire l'economia come un strumento che sostituisca la centralità del profitto con la centralità dell'Umanità e la sua evoluzione! UTOPIA! Ou topos ovvero luogo, isola aggiungo io, che non c'é! Chissà! Come nella canzone di Bennato....Seconda stella a destra, questo è il cammino e poi dritto sino al mattino,.poi la strada la trovi da te, porta all’ Isola che ora.....c’è!!!! icebergfinanza@yahoo.it



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IL VOLO DELL'AQUILONE ED IL FANTASMA DELLA STAGFLAZIONE

Vivere meglio e più a lungo

www.anti-aging.it/terapie.htm

Nel fantastico mondo dei bimbi l’aquilone esercita un fascino particolarmente inteso che si identifica nel bisogno di libertà, indipendenza, spensieratezza tipica di questa età.

 I mille colori, e il suo irregolare percorso accendo la fantasia.

L’aquilone, un simbolo di libertà, svincolato da rigidi schemi di volo che dopo la fatica iniziale per il decollo, si libra irregolarmente nel cielo assestandosi con fatica grazie alla perizia del manovratore, in balia delle correnti d’aria e dei giochi del vento.

Un unico destino, l’ebrezza del volo e poi il ritorno a terra, da dove è partito! Una discesa alle volte controllata, dolce ma nella maggior parte dei casi brusca, quasi ad avvitamento.

Un atterraggio violento!

Che dire degli indici di questi ultimi mesi, che dire dei singoli titoli dove regna l’assoluta libertà di voli infiniti, alle volte sospesi per eccesso di rialzo, congelati sul più bello. Volatilità !

Talvolta guardando i grafici degli indici dei cosidetti paesi emergenti si nota come l’irrazionalità sia figlia di questo tempo. L’andamento della ormai famosissima borsa di Shangai ripercorre in tutto e per tutto i magici saliscendi del volo dell’aquilone. E che dire del Perù, del Vietnam, della Serbia, dell’Ucraina, e della performance del nostro indice in barba all’ipercomprato e alle leggi della forza di gravità.

Gli aquiloni dei maggiori indici mondiali, sono alle volte più razionali dei singoli titoli ma solamente per la loro composizione diversificata e contemplano in maniera minore i picchi di volatilità, gli scarti improvvisi e i volumi tipici di quest’ultimi.

Non faccio nomi, ma basta guardare il listino di Piazza Affari e ogni listino mondiale per vedere che stà tornando il vento della New Economy, il grande vento dei rialzi a tre cifre! E qualcuno si affanna a cercare spiegazioni a questo fenomeno, dimenticando che gli aquiloni si alzano, contro vento e che questo vento viene dalla grande massa monetaria che le Banche Centrali hanno creato.

Amo ricordare che nel 2001, l’aquilone del mercato immobiliare, è stato lanciato dalla Federal Reserve nel cielo dell’economia contro il vento della soft-recession, con una politica monetaria dissennata per dimenticare gli eccessi e i disastri della New Economy.

Ed ora il suo volo dimostra che il suo costruttore, non ha la più pallida idea di come farlo atterrare.

Anche il Giappone ha vissuto il suo “aquilone” negli anni novanta, ma da allora dopo il disastroso atterraggio, non si è mai più risollevato neanche con un politica monetaria kamikaze.

Anche se sembra un po’ ardito vorrei applicare lo stesso concetto, al volo in questi anni del PIL americano che visse il suo picco leggendario nel quarto trimestre del 2003 con la favolosa crescita del 7,5 % dopo essersi alzato in volo contro il vento della recessione nascosta che colpi l’America nel primo trimestre del 2001. Un volo che sembrò precipitare nel 4°trimestre 2005 passando dal 4,2 all’1,8 ma poi risollevatosi per librarsi di nuovo nel trimestre successivo al 5,6 %.

Ora a distanza di anni, per la prima volta l’economia americana è cresciuta al passo più lento degli ultimi quattro anni e precisamente dell’1,3%.

La misura preferita della Federal Reserve per misurare l’inflazione core è salita al 2,2% dal 1,8 % del precedente trimestre quindi al di sopra del fatidico 2% considerato tollerabile. Quindi per il momento, a meno che non incominci a cedere pure il mercato del lavoro, la FED non prenderà in considerazione la possibilità di una riduzione dei tassi.

Numerosi analisti ed economisti continuano a scommettere su un rimbalzo dell’aquilone PIL già dal prossimo trimestre, ma con tutto il rispetto o vivono sulle nuvole, o hanno interesse che la grande festa continui ancora per un po’.

Tralasciando per un attimo il contributo negativo del mercato immobiliare, a sorpresa, si nota che il disavanzo commerciale e le esportazioni influiscono in maniera rilevante sul dato negativo. Per quale motivo le esportazioni sono calate a fronte di una persistente debolezza del dollaro? Ma non è forse vero che buona parte degli utili delle corporate americane provengono dall’estero?

A questo proposito vorrei proporre agli osservatori della stagione degli utili americana, un sistema di filtraggio rispetto all’evidente aumento dei margini determinato in buona parte dalla svalutazione del dollaro, così difficilmente qualcuno potrebbe continuare ancora a sostenere che i rialzi di questi ultimi giorni sono giustificati dai brillanti risultati comunicati.

La debolezza del dollaro continuerà a sostenere la rivalutazione delle grandi multinazionali gonfiandone ricavi e profitti.

Se diamo un’occhiata ai grafici ci accorgiamo che il dollaro oltre alla ormai cronica stretta correlazione al reminbi che i cinesi, per interesse, non lasciano liberamente fluttuare, contro yen ed altre valute dei paesi emergenti non ha ricevuto particolari impulsi.

Ovviamente rispetto all’euro nell’ultimo periodo si è deprezzato di circa il 10%, ma forse l’Europa è più intenta ad esportare le proprie merci che ad importare dagli Stati Uniti, in quanto resta decisamente anemica la spesa per i consumi checche se ne dica!

Ed intanto l’inflazione è quasi un ectoplasma nelle percentuali di un core che nasconde in tutto il mondo l’inflazione reale, l’inflazione percepita.

Un’inflazione che le parole di Janet Yellen, Governatrice della Fed di San Francisco ricordano correlata con la produttività del sistema americano in evidente difficoltà per le persistenti anche se momentaneamente lievi pressioni sui salari.

In un contesto macroeconomico mondiale, caratterizzato da un incremento dell’inflazione in molte aree del pianeta, particolarmente in America stà riaffacciandosi il fantasma della Stagflazione.

E badate bene dico Stagflazione per cercare di convincermi che il rischio di una violenta recessione sia solo nelle favole dei bambini, nel volo degli aquiloni senza filo.

Per Stagflazione, una parola derivante da stagnazione ed inflazione si intende quella situazione macroeconomica nella quale, la presenza del fenomeno inflativo si presenta accompagnato da una evidente fase di stagnazione economica.

Ora qualcuno di Voi potrebbe dire che attualmente con i tassi di crescita attuali, pur anemici, vi è solo un lontano sentore di stagnazione nell’economia americana con profitti record da cinquant’anni a questa parte.

Ovviamente anche l’ultimo dato relativo al Pil americano è ancora molto lontano da essere considerato come negativo, ma, se come gli ultimi dati rilasciati confermeranno, la prossima revisione probabilmente sposterà sotto l’1 % la crescita e quindi piano, piano ci avviciniamo ad una crescita per così dire recessiva.

Prima degli anni 70 non vi era mai stata traccia di questo fenomeno, un fenomeno particolarmente raro nato appunto sulla scia della grande crisi petrolifera scatenata dall’Opec.

La stagflazione a differenza di ogni altra condizione economica è da ritenersi un pericolo evidente per la stabilità di un paese in quanto, la pratica di aumentare i tassi in maniera aggressiva per ridurre o combattere l’inflazione attuata in passato, specialmente negli anni 80 dall’ allora presidente della FED Paul Volker, portò il paese in recessione.

Questa politica si rivelò in seguito una vera e propria Waterloo!

I casi ora sono due. O l’economia e l’inflazione viaggiano di pari passo e quindi l’inflazione è realmente così bassa e sotto controllo come ci viene comunicata, proponendo allora il pericolo di una sana “recessione” che potrebbe trasformarsi in deflazione, oppure la stagflazione è il fenomeno adatto a spiegare la situazione in corso in America, con possibile esplosione dell’inflazione determinata da una pressione sui salari a partire dai paesi asiatici.

Spesso in questi anni si sono levate le voci di famosi economisti e premi Nobel che descrivono questa nuova era come il più grande boom economico della storia, ma forse nessuno ricorda che anche i premi Nobel sono uomini, con le loro virtù e debolezze ed alcuni di loro sedevano nel board del famosissimo fondo LTCM che del quale ormai tutti conoscono le vicissitudini.

Certo che ci vuole un bel coraggio a definire in crescita o in ripresa un’economia dove le aziende “investono” i propri profitti in operazioni alle volte spregiudicate di M&A e in riacquisti di azioni proprie tralasciando o diminuendo gli investimenti produttivi.

Ora ormai manca solo il tassello relativo alla decelerazione della occupazione, che gli economisti prevedono per il prossimo trimestre, per completare il puzzle di questa tendenza negativa, alimentata da un eccesso di ottimismo che ha prima sottovalutato l’inflazione e contemporaneamente sopravvalutato le potenzialità curative del consumatore americano e della produttività del paese.

 

Postato da: icebergfinanza a aprile 30, 2007 07:04 | link | commenti (2)

stagflazione, inflazione e deflazione, eccesso di liquidità, razionalità ed irrazionalità

sabato, 28 aprile 2007
L'EFFETTO DOMINO DEL MERCATO IMMOBILIARE!

http://openphoto.net/gallery/image.html?image_id=8771

Nella vita di ogni persona, la fiducia, l'ottimismo, la speranza riempiono di significato ogni istante della vita stessa, per continuare giorno dopo giorno a sognare o realizzare i nostri obiettivi. Dobbiamo tutti imparare ad ascoltare di più le persone che ci stanno accanto, che camminano accanto a noi sulla strada della vita e talvolta saper ascoltare anche le parole che .... non vengono dette.

Così, con le dovute proporzioni, dovrebbe essere anche nell'economia, saper ascoltare, saper analizzare ogni dato, saper prevedere quello che le tendenze , l'evoluzione delle cose ci sussurrano, cercano di dirci. E la Storia, se la sappiamo ascoltare, ogni giorno ci racconta degli errori del passato, ma ci ricorda anche delle conquiste, dei traguardi raggiunti.

Ora nessuno ha la bacchetta magica per capire e di conseguenza agire sugli strumenti economico/finanziari, nessuno possiede il divino potere di conoscere e prevedere il futuro.

Una delle accuse che sono state rivolte  alle istituzioni di controllo, e precisamente alla Federal Reserve è quella di essersi addormentata sul timone della nave in questi anni, durante i quali cresceva a dismisura l'oceano della liquidità, creando i presupposti per l'allentamento degli standard del credito, favorendo il fenomeno "subprime" ed ovviamente non solo quello.

La liquidità. la massa monetaria è come un vento che tutto gonfia, ogni asset, ogni bolla, ogni eccesso.

Tornando per un attimo alle parole, alle parole non dette, all'analisi dei dati e degli indici macroeconomici vorrei sottolineare come le istituzioni più volte in questi giorni, abbiano escluso in maniera talvolta categorica, la possibilità di un contagio del crollo del mercato immobiliare ad altri settori dell'economia.

Ancora il mercato immobiliare!!!!!! Ma certo è cruciale! Abbiamo già ricordato che il mercato immobiliare mondiale, corrisponde negli ultimi anni al doppio del mercato  azionario.

Quindi nessun contagio, ma ora piano, piano arrivano le prime ammissioni.

Janet Yellen, presidente della Fed di San Francisco dice che la strada è diventata incerta e perfida, e ci sono grandi rischi che l'economia potrebbe ritardare drammaticamente e che le pressioni della magma inflattiva, potrebbero esplodere in superficie.

Secondo gli osservatori la Yelen è uno dei membri più influenti, anche se non ha diritto di voto ma le sue parole testimoniano che la Fed è confusa rispetto alle future prospettive dell'economia a dispetto dell'ottimismo profuso. I rischi rispetto all'inflazione sono in attenuazione ( dicono loro...beati loro!) ma le prospettive positive dipendono dal rimbalzo dell'immobiliare e degli investimenti. La Yelen ha detto che non sarebbe sorpreso se il settore immobiliare cominciasse a riprendersi intorno alla metà dell'anno, ma.......desidererebbe non scommetterci sopra..!!!!

Ora ascoltate questa ultima osservazione in quanto riassume in breve quello che sarà un dei miei prossimi post ovvero la "Disoccupazione Nascosta"

Secondo la Yelen c'è dell'imbarazzo nel capire perchè il mercato del lavoro continua ad essere così sostenuto, con una crescita così debole. La misura alternativa che guarda il reddito totale anzichè la produzione, suggerisce un alto livello di attività. Quindi in poche parole torna in gioco la "produttività" del paese che secondo gli economisti, un suo rallentamento avrebbe ripercussioni fondamentali per l'economia e eserciterebbe una maggiore spinta inflattiva attraverso gli stipendi.

Torniamo ora alle conseguenze del crollo del  mercato immobiliare e scopriamo attraverso il popolo americano, quelli che sono gli effetti reali sull’economia americana oggi, domani chissà.

Ovviamente le conseguenze di un crollo immobiliare non sono mai uguali e simili, ma dipendono da tanti fattori ma interessante è cercare di capire che talvolta i settori produttivi di un paese sono altamente correlati tra di loro.

Tempo fa avevo scoperto un “collettore” di blog molto interessante e ben organizzato che tratta vari argomenti visti chiaramente con gli occhi della gente comune ovvero i Peaple’s Blog!

BIGPICTURE, questo è il nome del blog che attraverso un esperimento denominato “CROWD SOURCING” ha raccolto tra la gente comune le osservazioni sui settori danneggiati dal crollo immobiliare, e ovviamente i risultati sono molto,molto interessanti dei quali riporto i più significativi:

a)      RV SALES ovvero le vendite di camper, roulotte finanziate con l’estrazione di valore dalle abitazioni sono crollate.

b)      Minor lavoro per i giardinieri che soffrono della decisione di tanti proprietari che hanno deciso di arrangiarsi facendo salire le vendite delle attrezzature in quanto impegnati nel consolidamento delle ipoteche.

c)      Costruttori più disponibili in quanto hanno avvertito il rallentamento sia nelle nuove costruzioni che nelle ristrutturazioni.

d)      I proprietari di appartamenti condominiali dovranno lasciare le loro abitazioni, creando problemi per il rinvio delle manutenzioni . Io ci aggiungerei l’eventuale aumento degli affitti determinato dall’aumento della domanda da parte di coloro che hanno perso la propria casa.

e)      Il settore arredamenti interni ed esterni che hanno avuto un crollo delle vendite e non possono competere con le aziende d’oltremare.

f)      Le imposte fondiarie aumentano dappertutto per far fronte al calo delle vendite

g)      Il settore dei materiali da costruzione in difficoltà

h)      I bookings delle linee aeree sono deboli e l’industria dei viaggi del turismo in difficoltà, i rental cars ovvero affitti di automobili per viaggiare, le linee aeree private e regionali.

i)        L’indotto dell’industria dell’auto, i macchinari per le costruzioni, scavi e quant’altro

j)       L’associazione dei camionisti, le ferrovie hanno minor traffico

k)      La vendita di automobili, SUV , moto e quant’altro sono in seria difficoltà ed al proposito ci aggiungerei che il 50 % dei profitti delle aziende americane in tutti i settori derivano dell’export e non quindi dai consumi interni.

Ora questi sono solo alcuni degli effetti collaterali del fenomeno che la Federal Reserve e molti altri analisti definiscono “circoscritto” e del quale non si vedono al momento segnali di diffusione ad altri settori economici.

A Voi ogni considerazione!

Postato da: icebergfinanza a aprile 28, 2007 09:11 | link | commenti (3)

immobiliare americano subprime

giovedì, 26 aprile 2007
IL MIGLIORE DEI MONDI POSSIBILI E LE VERITA' NASCOSTE!

 

Il mercato immobiliare americano si stà stabilizzando.ando.ando.ando.ando!!!!
Ogni racconto, ogni storia, ogni leggenda è un misto di creatività, innovazione, immaginazione, un insieme di conoscenze che provengono dalla storia, che nascondo in sé la saggezza popolare, l’essenza stessa dell’esperienza, della conoscenza! Esiste quindi un repertorio immenso, di aforismi, detti popolari, saggi, leggende, fiabe, narrazioni e in primis libri e testi sacri che permettono di scoprire e conoscere, la Verità che meglio a noi si addice! Ora non vi è dubbio che l’unica possibilità di poter mettere in dubbio un pensiero dominante, poterlo mettere in discussione è quella che esistano delle alternative e che possano circolare liberamente.
Socrate diceva che solo una vita esaminata è degna di essere vissuta, e quindi per tendere alla verità delle cose bisogna saper prendersi cura del proprio pensiero.
Io aggiungerei che alle volte dobbiamo riempire la nostra esistenza di significati, di concetti e valori che aiutano a guardare alle cose con senso critico e non prendendo per buono il pensiero dominante.
Vi confesso che avrei voglia di continuare a parlare di questi concetti, lasciando da parte l’aspetto macroeconomico, l’analisi dei dati e quant’altro provenga dall’economia, ma credo vi possa essere la possibilità di fare interagire il pensiero economico con il pensiero filosofico.
In fondo anche Adam Smith, il padre dell’economia era essenzialmente un filosofo che insegnava filosofia morale all’Università di Glasgow.
Come diceva Josè Saramago, premio Nobel per la letteratura è un difetto comune di dire più facilmente quello che crediamo gli altri vogliano sentire da noi, piuttosto che attenersi alla verità, ma tuttavia purchè l’uomo possa attenersi alla verità, dovrà prima conoscere gli errori e poi commetterli.
Premetto con il dire che è compito di ogni istituzione, economica, politica, sociale infondere ottimismo, cercare di trasmettere quella sicurezza di cui ognuno di noi ha bisogno, ma è altrettanto vero che alle volte bisogna chiamare le cose con il loro nome.
Ora a qualcuno di Voi sembrerà esagerato questo preambolo, ma non c’è ombra di dubbio che è in atto una certa sottovalutazione generale, che porta principalmente a subire piuttosto che affrontare le problematiche oggi del mercato immobiliare americano, domani chissà!
Il mercato delle abitazioni si stà stabilizzando! Non vi sono segnali di contagio! E’ tutto sotto controllo! La situazione è in via di miglioramento........!
In un sondaggio condotto da Bloomberg tra 15 strategist americani, tutti sono convinti che i fondamentali economici restano sostanzialmente favorevoli.
I consensi e i commenti positivi si sprecano e vanno dagli effetti positivi delle operazioni di M&A ai buyback azionari, ovvero il riacquisto da parte di una società delle proprie azioni, che ha l’effetto di sostenere un titolo in un arco di tempo definito.
Nessun si domanda per quale motivo i profitti non vengano destinati agli investimenti, ma tutti si aspettano soft-landing e una ripresa nella seconda parte dell’anno sulla base di outlook positivi, rilasciati da aziende che guardano principalmente alla massimizzazione a breve termine del loro valore azionario.
E nel frattempo la peste immobiliare, continua a rilasciare i suoi effetti negativi sul tessuto sociale americano.
Ora non vorrei ripetere la lunga ed interminabile carrellata di dati rilasciati, ma ricordo solamente che il dato relativo alla vendita di abitazioni esistenti che secondo l’associazione immobiliaristi americani rappresenta l’85 % delle vendite totali è sceso in percentuale ai minimi da circa 18 anni.
La riluttanza dei proprietari a ridurre i prezzi delle proprie abitazione aspettando tempi migliori contribuisce ad amplificare le eccedenze che preannunciano tempi biblici nello smaltimento futuro delle eccedenze.
Per quanto riguarda le vendite di nuove abitazioni che corrispondono al 15% del volume totale sono aumentate dopo essere state riviste come normalmente accade, al ribasso il mese precedente grazie alla situazione metereologica favorevole nel Midwest e Northwest registrando un più 37 % nel totale delle sedi invendute.
Ora ogni dato nasconde un quantità inimmaginabile di variabili, come in questo ultimo caso.
Le revisioni sono sensibili in quanto le vendite vengono registrate quando un contratto è firmato, e non alla chiusura definitiva della vendita. Da notare come detto in passato, che i costruttori segnalano come ovvio in questa deflazione immobiliare, un notevole aumento negli annullamenti dei contratti sottoscritti e quindi i dati esagerano le vendite reali.
I prossimi tre mesi saranno un banco di prova importante per il mercato immobiliare e i prossimi mesi scadranno una marea di contratti ipotecari esotici a tasso fisso, che si trasformeranno in contratti a tassi stellari.
Ora qualcuno si domanderà perché seguo in maniera così dettagliata un fenomeno così “ circoscritto”.
Stiamo parlando del più grande mercato immobiliare mondiale e ciò non toglie che le dinamiche dell’evoluzione di questa crisi possano riguardare a breve altre realtà mondiali, come ad esempio l’Inghilterra o la Spagna come evidenziano dal mini crollo dell’indice Ibex di martedì scorso.
E badate bene, non è una dinamica interessata solamente dal fenomeno “subprime”, ma è il risultato della deflagrazione di una vera e propria bolla immobiliare!
Le preoccupazione della NAR National Association Realtors, riguardano ovviamente l’effetto “subprime” che in questo momento incide notevolmente, ma che sanno loro che la FED, il FMI, gli economisti, gli analisti non sanno?!
Non sembra….., potrebbe….chissà!
Ma una voce dal deserto si leva ed è quella del direttore generale della DR  Horton Inc. secondo costruttore americano, secondo il quale il mercato non sta affatto stabilizzandosi!
E dietro l’angolo e precisamente nel vasto mercato dei CDOs gli effetti collaterali dello tsunami immobiliare stanno sommergendo gli investitori.
Secondo Mark Pittman su Bloomberg, gli investitori istituzionali, privati, pubblici che hanno finanziato il mercato dell’edilizia, attraverso le obbligazioni, i bonds incominciano a pagare il prezzo del fenomeno “subprime” quantificabile in 75 miliardi di dollari e come detto in precedenza gran parte della richiesta proviene dai continenti europei ed asiatici, Cina e carry trader in testa.
E il mercato immobiliare americano si sta stabilizzando..ando..ando.ando!
Soluzioni ?!! Ora è innegabilmente tardi, l’effetto domino è in atto, ma possiamo dagli eccessi della storia ricavare qualche lezione?!
Ciò che sale, inevitabilmente scende! E sempre successo e sempre succederà!L’inevitabilità di ogni eccesso, di ogni bolla è figlia dell’irrazionalità dell’uomo, ma possiamo e dobbiamo trovare delle modalità che permettano di evitare in futuro situazioni simili, che si ripresentano puntualmente per la mancanza di controlli adeguati ed equilibri costituiti.
E chi se ne frega del paradigma del “libero mercato” che non ammette limitazioni e controlli!
E pensare che quest’anno coincide con il 30° anniversario della Community Reinvestment Act ovvero la legge promulgata nel 1977 per soddisfare le esigenze di accreditamento delle comunità americane, con l’accesso al credito facilitato.
Legge che nella sua abbreviazione e nella sua fraudolenta ed eccessiva applicazione, assume un sapore quasi beffardo….C.R.A….C ovvero Community Reinvestment Act….Crash!

Postato da: icebergfinanza a aprile 26, 2007 07:04 | link | commenti (4)

razionalità ed irrazionalità, immobiliare americano subprime

martedì, 24 aprile 2007
LA LEGGENDA DEL CONSUMATORE AMERICANO

www.scuolainmontagna.it/servizi/interno%20Sch...

Non vi è dubbio che nell’opinione pubblica europea e mondiale a parte forse la sola Inghilterra dove l’aumento dei prezzi negli ultimi dieci anni ha sfiorato il 200 % , non vi fosse la benché minima idea del significato del fenomeno “subprime”!
Un fulmine a ciel sereno! In passato e non da ieri, io stesso ho sempre pensato al mercato immobiliare mondiale come una grande bolla “alternativa” di diversa intensità, a seconda dei continenti e delle singole nazioni, determinata principalmente dalle valutazione eccessive determinatesi in questi anni.
Ma del fenomeno “subprime”, solo l’eco lontano di una creazione della fantasiosa industria finanziaria mondiale.
Il valore del mercato immobiliare mondiale, corrisponde praticamente al doppio di quello azionario decretando un’anomalia che ha visto negli ultimi anni la realizzazione di un effetto leva sui patrimoni a scapito dei redditi personali.
Come detto in precedenza la casa per gli americani è il simbolo del “Grande Sogno Americano” il centro di gravità permanente economico, a differenza del valore esclusivamente patrimoniale che la casa riveste per il resto del mondo.
Il fenomeno tutto americano e parzialmente inglese del MEW ( MORTGAGE EQUITY WITHDRAWALS) ovvero la possibilità di utilizzare la propria abitazione come una miniera da cui estrarre il valore dell’incremento di prezzo, consolidando e rifinanziando i mutui ha permesso all’economia di sostenersi in questi anni sul pilastro del consumatore americano.
La “leggenda” dello stoico consumatore americano.
Ora l’America è un paese dove la democrazia convive con un’asprezza sociale, dove le tutele sociali non sono certo all’ordine del giorno e quindi, gli sfratti vengono eseguiti in tempi decisamente brevi.
E’ evidente che il problema delle famiglie che, trovandosi ad affrontare un impegno finanziario più grande delle loro possibilità finiscono sulla strada, non tocca certo la comunità finanziaria quanto l’ipotesi di rischio default o minori utili delle istituzioni finanziarie.
Il fenomeno MEW basa le sue fragili fondamenta nel terreno argilloso di un meccanismo che presuppone l’incremento costante e progressivo del valore degli immobili, quindi si ripresenta il paradigma della “crescita infinita”.
Solamente con una stabilizzazione dei valori immobiliari la miniera d’oro esaurirebbe tutti i suoi filoni necessari ad alimentare i consumi. A differenza del passato nel quale questi filoni d’oro venivano monetizzati attraverso la speculazione, nelle compravendite, oggi, l’effetto moltiplicatore è determinato anche dal consolidamento e dalla rinegoziazione dei mutui.
Come è nata la “leggenda” dello stoico consumatore americano.
Semplicemente dal fatto che a differenza di altri paesi, in America, la quota relativa ai consumi interni costituisce più dei due terzi dell'intero Prodotto Interno Lordo ovvero GDP Gross Domestic Product.
Se analizziamo la composizione del PIL, attraverso il sito della BEA, ovvero il Bureau of Economic Analysis  vi troveremo che i consumi totali  (Consumer Spending), attraverso il dato relativo alle vendite al dettaglio, incidono circa il 36 % sul PIL con la componente servizi  al 23 %, la componente relativa alle spese per l'abitazione, per l'arredamento, ristrutturazioni e rifinanziamento mutui al 10,5% per un totale di circa il 70 % .
La restante parte è determinata dal 12,5% dalle spese per costruzioni e il 17,5 % è prodotto dall’export e dall’incremento delle scorte industriali.
Quindi risulta chiaro ora, come il settore edilizio incide in maniera rilevante sia sulla determinazione del PIL che sulla capacità di spesa delle famiglie attraverso l’estrazione di valore dalla miniera residenziale.
In un articolo apparso su Blomberg.com si evidenzia come secondo alcune statistiche per ogni dollaro di ricchezza accumulata sulla casa, la gente spende dai 4 ai 9 centesimi per i consumi, mentre per il Fondo Monetario Internazionale sono 18 e per Goldman Sachs ben 50 centesimi. Ciò evidenzia che non vi è collegamento unanime tra il MEW e la spesa per consumi, per quanto riguarda le percentuali, ma si sa che le statistiche e le ricerche dipendono dal metodo di analisi.
Dal 2001 al 2005 i redditi sono rimasti pressoché invariati, mentre a partire dal 2005 il reddito medio di una famiglia era sotto di 500 dollari. L’inflazione reale incomincia a dispiegare i suoi effetti nefasti sull’intera capacità di spesa americana.
Nel 2005 è stata pubblicata dalla FED, una ricerca che evidenziava come nell’ultimo decennio, il MEW era passato dall’ 1 % all’8% con un picco corrispondente a 1 trilione di dollari e una suddivisione tra vendita dell’abitazione e rifinanziamento dei mutui.
Ebbene dal ’95 siamo passati da 37 miliardi di dollari a 532 miliardi con un’espansione valutata in 17 volte le disponibilità di 10 anni prima.
Secondo RealtyTrac le “foreclosure” sono aumentate del 47 % con un numero di 150.000 solo nel mese di marzo, il più alto numero da quando è incominciata la rilevazione nel gennaio 2005, le morosità nel pagamento delle rate sono aumentate ai massimi quadriennali, la fiducia dei costruttori è  in continua e costante discesa e secondo Moody’s la parte più consistente dei mutui che diventeranno da fissi a variabili scadra nei mesi finali dell’anno!
Ora appare difficile continuare a sostenere che l'incidenza di questa variabile sarà contenuta!
A dire il vero sono in tanti che sostengono questa tesi, come ad esempio il segretario del Ministero del Tesoro Paulson, secondo il quale la situazione è in gran parte contenuta, la stessa FED e i suoi componenti, analisti, economisti, ma tant’è le grandi crisi economiche finanziarie sono scritte nella storia, e la storia racconta che le istituzioni cercano di infondere coraggio, e le dichiarazioni tipo “ la situazione economica è fondamentalmente solida” oppure “ le fondamenta dell’economia sono buone” precedono ogni recessione o grande depressione che sia.
Quotazioni in lento e progressivo declino, stock di abitazioni invendute in rapido aumento, contrazione dell’accesso al credito, fattore psicologico determinante sui consumi descritto dagli indici di fiducia in arretramento controbilanciato dalle plusvalenze azionarie e dal mercato del lavoro che sottovaluta la cosiddetta “ disoccupazione nascosta”?
L’effetto MEW si è dimostrato molto resistente, ma ci potrebbe essere un ritardo di circa 6 mesi nella correlazione tra riduzione dell’attività di rifinanziamento e effetto sui consumi.
E l’inflazione è un fenomeno inevitabile in questo oceano di liquidità, l’inflazione è in rapida ascesa anche nel paesi che con l’effetto delocalizzazione del lavoro contribuivano a ridurre questa pressione sui costi, in Cina, in India e non da ultimo il caso inglese, dove il rischio di un collasso immobiliare è non solo evidente, ma se i tassi continueranno a salire diventerà praticamente certo.
La svalutazione dei redditi continua in una progressione pericolosa, come la storia ci insegna!
Ora in molti paesi, l'inflazione supera le stime delle rispettive banche centrali e ricordo che solo l'effetto calmierante della lunga onda deflattiva, relativa alla delocalizzazione del lavoro nei paesi asiatici ha permesso di contenere questa spinta incessante.
Recentemente le crescite economiche cinese ed indiana si stanno surriscaldando e le rispettive banche centrali interverrano sui tassi.
A breve la Banca d'Inghilterra, seguirà la stessa via e cosi avverrà anche per la Banca Centrale Europea.
E la Federal Reserve che farà? Il dollaro minaccia una crisi di una certa importanza e se la FED non si adeguerà all'inflazione, stimolando invece lo sviluppo economico attraverso una politica di attesa o di possibile riduzione sui tassi, le importazioni "importeranno" inflazione attraverso minor poter di acquisto del dollaro.
Aggiungiamoci pure le pressioni di un mercato del lavoro che sembra in buona salute, gli effetti nel medio termine della crisi immobiliare che, nel breve termine invece stà determinando un generale aumento nel costo degli affitti e avremo la ricetta di una situazione che il passato ci ha più volte proposto e che spesso è sfuggita di mano.

 

 

Postato da: icebergfinanza a aprile 24, 2007 07:33 | link | commenti (1)

inflazione e deflazione, indebitamento sostenibile, mortgage equity withdrawals mew, immobiliare americano subprime

lunedì, 23 aprile 2007
CAPITALE UMANO, CAPITALE SOCIALE! Il Festival dell'Economia.

 

" PER QUANTO EGOISTA SI POSSA RITENERE L'UOMO, SONO CHIARAMENTE PRESENTI NELLA SUA NATURA ALCUNI PRINCIPI CHE LO RENDONO PARTECIPE DELLE FORTUNE ALTRUI, E CHE RENDONO PER LUI  NECESSARIA  L'ALTRUI FELICITA', NONOSTANTE DA ESSA EGLI NON OTTENGA ALTRO CHE IL PIACERE DI CONTEMPLARLA!"

Ad alcuni potrà sembrare strano ma questo è il pensiero di un certo ADAM SMITH, colui che universalmente viene riconosciuto come il padre del pensiero economico, il padre dell'Economia, colui secondo il quale nel suo capolavoro " Ricchezza delle Nazioni" sostiene che l'egoismo, l'atteggiamento autointeressato delle persone tende a trasformarsi in un beneficio per gli altri , per la società intera.

E' piacevole e confortante scoprire che la sua "filosofia morale", attraverso l'opera "Teoria dei sentimenti morali", enunciava come la giustizia, l'umanità e la generosità siano alla base di ogni convivenza sociale.

In un'epoca dove l'edonismo, la massimizzazione a breve termine di  ogni teoria economica senza orizzonti futuri, la creatività finanziaria fine a se stessa e il cosidetto" capitalismo senza capitale" portano gli individui a scontrarsi nella grande arena del libero mercato senza esclusione di colpi e senza regole , il messaggio di Adam Smith è un segnale di speranza!  L'Economia, scienza alle volte triste, priva di valori, può e deve  essere riempita da quell'universo a volte sommerso, di idee e progetti che permettano di concepire l'economia come un strumento che sostituisca la centralità del profitto con la centralità dell'Umanità e la sua evoluzione.

"Tutti i fiori di tutti i domani, sono nei semi di oggi!"  Come dice Yunus  il fondatore della Grameen Bank, l'economia non può definirsi una scienza sociale se parla solo di lavoro e manodopera e non di uomini , donne e bambini.

Una Economia Sociale è essenziale all'Umanità intera, e la "mano invisibile"  di Smith ci ricorda che l'ego economico, va accompagnato e riempito di valori, di etica, di idee alternative, di speranza.

Utopie? Chissà ! Oscar Wilde diceva che un mappamondo nel quale non figurasse l'Utopia, non meriterebbe di essere guardato, perchè gli mancherebbe l'unico paese che l'Umanità visita giorno dopo giorno!

Andrea

 

 

Dal 30 maggio al 3 giugno si terrà a Trento il 2° Festival dell'Economia sul tema " CAPITALE UMANO, CAPITALE SOCIALE" Come dice Tito Boeri il coordinatore scientifico della manifestazione, la crescita economica di un Paese dipende in gran parte dal suo capitale umano e sociale. Sono beni che il mercato tende a fornire in maniera insufficiente.“Un Paese che ha più capitale umano,  ha spesso anche più capitale sociale, una rete informale di relazioni fra persone in grado di valorizzare e perseguire il bene comune.

Al Festival interverranno tra gli altri l'economista dell'Università di Cambridge Partha Dasgupta, il premio Nobel Gary Becker e  Nouriel Roubini economista americano conosciuto dai lettori del mio blog!

Se temi come lo sviluppo sostenibile, la limitatezza delle risorse della Terra, il riscaldamento globale sono ormai entrati nel dibattito pubblico, è paradossale che il senso comune, i media e le politiche economiche non considerino l’ambiente tra gli indicatori del benessere umano. Partha Dasgupta, al contrario, mostra come l’ambiente possa e debba essere integrato nel ragionamento economico, delineando una vera e propria economia ecologica e rendendo accessibili anche ai ‘non addetti ai lavori’ le connessioni esistenti tra biodiversità ed ecosistema, scarsità delle risorse e possibilità economiche future.

http://www.festivaleconomia.it/

Postato da: icebergfinanza a aprile 23, 2007 06:56 | link | commenti (1)

festival economia trento, 0 partha dasgupta

sabato, 21 aprile 2007
RECESSIONE O......NON RECESSIONE! Questo non è un dilemma!

 

http://www.flickr.com/photos/96552722@N00/21447944/

In un precedente post avevo rilevato la possibilità che un indice e precisamente il LEADING INDICATOR potesse predire ed avvisarci in maniera inequivocabile della possibilità di un avvio della recessione americana prossima ventura.

Come detto in precedenza il Leading Indicator, indice emesso da Conference Board (http://www.conference-board.org/) e composto dalla media ponderata di dieci indicatori sullo stato di salute dell'economia americana.

I sottoindicatori principali fanno principalmente riferimento ai nuovi ordini manifatturieri, alla quotazione dello S&P 500 l'indice di borsa più rappresentativo in America, la media delle richieste settimanali di disoccupazione, l'indice NAPM manifatturiero e non, la spesa dei consumatori, le autorizzazione di nuove costruzioni, l'offerta di moneta M2 e lo spread tra i titoli del Governo decennali e il tasso di finanziamento delle banche. L'indice viene di regola comunicato verso metà mese ed è relativo alla situazione di due mesi prima.

Forse ed a torto, per questo motivo è un dato sottovalutato dai mercati finanziari in quanto considerato in ritardo e conosciuto in anticipo in quanto le varie componenti vengono regolarmente comunicate in anticipo.

La mia sorpresa riguardava  il fatto che il dato comunicato dal Conference Board ha predetto inequivocabilmente tutte le precedenti recessioni che si sono verificate nella storia economica americana dal 1950. Un dato negativo per tre mesi consecutivi sancisce la recessione in atto!

Nel precedente rilascio del dato in questione veniva evidenziato che quattro dei dieci indicatori erano al rialzo e particolarmente le aspettative dei consumatori e le richieste di disoccupazione in discesa, mentre decisamente negativi erano i dati relativi i permessi di costruzione, i nuovi ordine delle manifattura non compresi gli ordini governativi, ordini per il commercio al dettaglio ed altri ancora.

Ora nell'ultimo rapporto del Conference Board ,l’indice è cresciuto a marzo dell0 0,1 % dopo che il dato di febbraio è stato rivisto da – 0,5% a – 0,6 %.

Dopo le due precedenti letture negative, una terza, statisticamente accertata, avrebbe sancito la recessione teorica!

Pericolo evitato?

 

 

 

 

 

Entriamo nei dettagli, curiosando attraverso i dati che il sito del Conference Board ci mette a disposizione.

Incominciamo con il dire che la debolezza nell’indice è diventata sempre più diffusa negli ultimi mesi e che le componenti che hanno permesso il segno positivo sono essenzialmente le maggiori ore settimanali di lavoro nel settore manifatturiero, minori richieste di disoccupazione e l’offerta di moneta M2 controbilanciati dai fattori negativi delle aspettative dei consumatori (indici di fiducia), le diminuizione negli “stock price” e lo spread dei tassi di interesse tra i titoli decennali e il tasso di finanziamento delle banche.

Aggiungiamoci pure un atto di coraggio come i permessi di costruzione aumentati e maggiori ordini di merci per il consumatore.

Secondo il rapporto, l’indice è sotto del 0,9 % rispetto ai massimi del 2006 e il comportamento recente degli indicatori suggerisce che lo sviluppo economico lento continuerà ancora a breve scadenza.

In percentuale l’indice è sceso del 0.8 % negli ultimi 12 mesi ed negli ultimi sei mesi è caduto ad un tasso annuale del 0,3 %  e il  3,5 % degli ultimi sei mesi annualizza il declino a tal punto che l’ultima volta che l’indice è venuto a contatto con il test di verifica fu nel dicembre 2000, tre mesi prima dell’inizio dell’ultima recessione.

Ora è evidente che la tendenza alle ultime revisioni per quanto concerne il leading indicator è chiaramente al ribasso e anche il dato relativo a gennaio che era uscito positivo a + 0,1 % è stato rivisto in discesa.

Anche lo scorso anno per ben tre/quattro mesi i dati furono negativi ma le revisioni spezzarono positivamente la regola delle tre letture negative consecutive.

Quindi riassumiamo brevemente rivedendo tutti i rapporti precedenti:

 In ottobre era aumentato del 0,1 ed è stato rivisto invariato.

 In novembre l’aumento del 0,1% è stato rivisto invariato e quello di ottobre è diminuito a –0,1%

 In dicembre è aumentato dell’0,3 % , rivisto a + 0,6 % ma diminuito quello di novembre a – 0,1 %

 In gennaio è aumentato del 0,1%  ma rivisto – 0,3 % modificando quello di dicembre a + 0,7 %

 In febbraio è diminuito del 0,5 % ma rivisto a – 0,6 % e confermato quello di gennaio a - 0,3 %

 E ultimo infine quello relativo al mese di marzo è uscito positivo a + 0,1 %.

Non torno a ricordare ciò che ho scritto precedentemente rispetto al rilascio di dati approssimativi e quindi soggetti a continue revisioni, ma lascio a Voi ogni considerazione!

Aggiungo solo che, inevitabilmente, ora è chiaro che i dati rilasciati ci dicono che l'economia  americana non sta affatto compiendo un soft-landing, ma un possibile hard-landing e se la prossima revisione del leading indicator sarà negativa le percentuali statistiche e storiche di evitare una recessione sono ridotte al lumicino.

La prossima lettura del PIL ci dirà a che punto è l'economia americana anche se andrà interpretata come sempre con le dovute cautele in quanto il ricordo di ciò che accadde nella precedente prima lettura rivista al ribasso di ben 1,3 punti percentuali, dovrebbe essere ancora presente.

 

 

E se vogliamo aggiungerci all'ormai destabilizzante fattore edilizio, un'altra componente, guardate nel seguente grafico cosa è successo ogni qualvolta l'industria automobilistica e quindi manifatturiera si è trovata vicina ad una fase recessiva.

Postato da: icebergfinanza a aprile 21, 2007 23:35 | link | commenti

recessione economica, dati macroeconomici

giovedì, 19 aprile 2007
JUMPING FINANZIARIO: Indebitamento totale e derivati estremi, un mix di adrenalina pura!

www.fredsphoto.on.ca/aca_bungee.htm

“L’attuale deficit di bilancio statunitense potrebbe avere gravi ripercussioni sulla crescita economica del paese nei prossimi decenni e pesare sulle spalle delle generazioni future!”, ha affermato il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke, durante un’audizione alla commissione bilancio del senato. “L’espansione del debito potrebbe innescare una crisi dalla quale si uscirebbe solo con drastici tagli alla spesa o con forti rialzi di tasse.”

La quiete prima della tempesta e..... la quiete dopo la tempesta!

In un discorso solenne alla New York University, in concomitanza con la riunione del G 7 finanziario riunitosi a Washington, il messaggio suona come un indirizzo chiaro e netto alla comunità finanziaria: “LAISSEZ FAIRE!”

Non c’è alcun bisogno di introdurre regolamenti, limitazioni, trasparenze a questi benefattori dell’umanita’, vanno lasciati liberi di assicurare liquidità e stabilità al mercato.

Tutto e il contrario di tutto!

Ci si spaventa per il debito monumentale di una nazione come gli Stati Uniti e si benedice il debito derivato, l’ingegneria finanziaria, l’effetto stabilizzatore della premiata ditta “ HEDGE & PRIVATE EQUITY”.

Si potrebbe pensare che forse qualcuno ha frainteso per l’ennesima volta il pensiero di Bernanke, del nostro timoniere, il capitano della nave, colui che conosce... i segreti  dell’economia prossima ventura.

Li conosce talmente bene che ieri il governatore della banca centrale europea Trichet, citando un rapporto della BCE (http://www.ecb.int/pub/pdf/other/largebanksandprivateequity200704en.pdf?bcsi_scan_A7B6634E3D60DE1D=1) ha messo  in guardia dall’uso esplosivo dei derivati, degli strumenti sintetici e dalla loro opacità, definendoli una fonte di potenziale preoccupazione!

(http://www.ft.com/cms/s/1a1b6912-edcf-11db-8584-000b5df10621.html ) “ Gli investitori aggressivi visualizzano un attitudine ad un maggiore “ risk-taking” e i loro bilanci non sono necessariamente abbastanza resistenti per sostenere scosse importanti e un incremento della volatilità”.

Benvenuto nella Banda del Gufo, signor Trichet!

Secondo il rapporto della BCE i private equità rappresentano solamente un rischio a distanza per l’industria finanziaria europea! Una “prova limitata”, un “potenziale rischio sistemico”, tutto sottovoce finche la possibilità non diverrà realtà.

Ken Lewis, chief-executive di Bank of America ha sostenuto che i derivati non eliminano il rischio lo ridistribuiscono semplicemente!

Ho il terribile sospetto che la “sottovalutazione globale” è solo all’inizio, la stessa sottovalutazione che ha permesso alla Federal Reserve, di assistere addormentata al timone, mentre la corazzata “ SUBPRIME “ si dirigeva a pieno regime verso l’ iceberg dell'inevitabile  resa dei conti.

Signori, se questo è il nostro comandante, la nostra nave si chiama Titanic e le probabilità di evitare l’affondamento sono ridotte alle probabilità del destino.

Gli interessi del libero mercato non conoscono ostacoli, e l’im