DIARIO DI BORDO, NAVIGANDO NEL MARE DELLA FINANZA, ECONOMIA E ....APPUNTI DI FINANZA ETICA! ....non c'è vento per le vele del Marinaio che non sa dove andare! icebergfinanza@yahoo.it

Nome: ANDREA MAZZALAI
Questo Blog ...NON vuole essere assolutamente una rubrica del tipo “ CONSIGLI AI NAVIGANTI
QUINDI....
NON SI DANNO CONSIGLI OPERATIVI!!!!” ma semplicemente un diario di bordo,uno strumento, certamente influenzato dai pensieri e dalle idee del Marinaio di vedetta che nascono esclusivamente da conoscenze proprie dell'autore ed approfondimenti vari, che conducono a valutazioni strettamente soggettive e discrezionali il quale cercherà durante la navigazione di mettere a disposizione strumenti e conoscenze da condividere, per confrontarsi e affrontare, consapevoli, con le proprie idee, convinzioni e perché no, insicurezze, il mare della finanza, il mondo dell'economia e della finanza etica!
Ogni navigazione porta con se immagini e ricordi indelebili, quindi alcune immagini sono state scelte e pubblicate con il riferimento alla provenienza ed automaticamente all'autore per la loro bellezza creativa e per il loro particolare richiamo ai contenuti dei testi pubblicati, reperite su vari motori di ricerca internet. Se qualcuno, potendo vantare diritti su tali immagini pubblicate trovasse qualcosa in contrario alla pubblicazione, puo' scrivere richiedendo la rimozione delle stesse, rimozione che sara' immediatamente
effettuata.
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Più volte in questo Blog abbiamo parlato e analizzato di come l’enorme liquidità che ha innondato il sistema economico e finanziario mondiale, abbia prodotto una stratosferica rivalutazione di patrimoni a scapito essenzialmente dei redditi, di come l’accesso al credito facile, illimitato abbia sconvolto anche le più elementari regole del buon senso. Ovviamente il fenomeno “subprime” non è che la punta di un iceberg di dimensioni epocali e se ci rivolgiamo al passato questo fenomeno non può certo essere catalogato come una novità oppure una sorpresa. Abbiamo già visto come anche negli anni della Grande Depressione, ovvero il fenomeno di esaltazione collettiva che ha per vari motivi, anche successivi al crollo di Wall Street, prodotto le più disastrose conseguenze economico finanziarie e sociali che la storia ricordi, dicevo abbiamo già visto come l’indebitamento illimitato ha determinato una fuga in avanti dalla realtà. Lo stesso fenomeno delle “jusen” giapponesi aveva in precedenza determinato i germogli di quella che sarebbe stata e tuttora è la più grande crisi deflativa mondiale. Paradossalmente in questo momento è lo stesso paese del Sol Levante ad alimentare in maniera direi preponderante la maggior parte delle bolle speculative in atto coinvolgendo nel fenomeno del carry trade la stessa popolazione. Oggi spesso si sente ripetere e magnificare l’onnipotenza di questa era, l’evoluzione di un sistema economico-finanziario che pone le sue radici nel terreno fertile della globalizzazione e che secondo alcuni distribuisce o meglio redistribuisce i frutti di questo albero fecondo. L’aumento incondizionato della povertà nei paesi sottosviluppati, il minimo sforzo del cosiddetto moltiplicatore economico che ha distribuito le briciole di questo nuovo boom economico evanescente alle popolazioni dei paesi in via di sviluppo, la progressiva erosione del potere di acquisto delle masse dei paesi occidentali con conseguente impoverimento delle classi medie sono secondo me i risultati evidenti che mettono in risalto un problema di natura economica. Quale è il parametro secondo il quale si determina una crescita economica, lo stato di benessere di una popolazione o di una nazione? Ora la mia domanda è questa! Può essere considerato benessere economico quello di un sistema il quale fonda la sua crescita sui parametri del prodotto interno lordo, sul pilastro dei consumi e in questi ultimi anni la maggior parte attraverso l’indebitamento esponenziale? Oppure solo l’aumento dei profitti delle imprese determina il grado di salute di un’economia? La crescita di questo tipo di ricchezza passa attraverso la sua sostenibilità, ma credo che la crescita dei consumi di un Paese non può essere superiore alle disponibilità, alle sue risorse. Non vi è alcun dubbio sul fatto che, questi ultimi anni possono essere considerati come l’Eldorado storico, una miniera che ha visto la crescita esponenziale dei profitti e di conseguenza dei redditi dei manager e imprenditori che hanno beneficiato di condizioni monetarie favorevoli alimentate dalla delocalizzazione e dalla globalizzazione del lavoro. Tutto ciò ha inevitabilmente portato alla concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi aggiungendo come in questi ultimi anni un ingrediente assolutamente sconosciuto. Oggi attraverso l’uso esponenziale della leva finanziaria e con l’appoggio quasi incondizionato del sistema finanziario i private equity e talvolta gli hedge fund hanno disseminato i mercati di un nuovo paradigma assoluto: l’avvento del “Capitalismo senza Capitale” ovvero quella concentrazione di rischio e ricchezza virtuale che vede il suo fondamento nell’edonismo finanziario assoluto. Oggi questi gruppi, che talvolta si avvalgono della collaborazione di ex politici e tecnici di governi, vengono esaltati come “stimolatori” del sistema economico, attraverso l’apporto di liquidità che proviene dal sistema stesso, attraverso la gestione di società ed imprese che vengono spesso snaturate e smembrate alla ricerca del massimo profitto, occupazione compresa. Benché la concentrazione del potere abbia come risultato immediato un’esplosione dei profitti, dubito che anche nel lungo termine possa determinare un miglioramento delle condizioni reddituali, sottoposte invece ad un progressivo impoverimento in nome di una redditività che opera quasi sempre a senso unico. Tempo fa curiosando su internet ho scoperto un’analisi di un economista indiano un certo Ravi Batra docente all’University di Dallas secondo il quale quando la ricchezza raggiunge valori di estrema concentrazione il ciclo economico giunge al termine dando inizio ad una contrazione che può trasformarsi in recessione. Vorrei inoltre farvi notare un piccolo particolare! Tutti gli economisti di cui abbiamo sin qui parlato provengono dai paesi cosiddetti del terzo mondo, India, Pakistan ed altri ancora. Yunus fondatore del Microcredito, Dasgupta, Sen ed ora Batra, quasi a testimoniare che, talvolta, solo coloro che hanno vissuto esperienze di povertà o vissuto in paesi dove la povertà è emergenza quotidiana siano in grado di esprimere pensieri e concetti che analizzino l’economia e il profitto come elementi che pongano in primo piano lo sviluppo e la crescita dell’umanità. Ebbene il concetto di una migliore distribuzione o redistribuzione della ricchezza è un concetto espresso anche da altri grandi economisti e primi Nobel, da Samuelson a Solow, da Krugman a Galbraith, da Reich a Stiglitz, oltre ovviamente a quelli già citati. Proviamo ora a scoprire il pensiero di alcuni di questi economisti per provare a comprendere come ogni nuovo boom economico non significhi necessariamente un contestuale aumento del benessere collettivo. Premetto che si può essere d'accordo o meno con le opinioni espresse da questi economisti, ma ognuno di noi ha la libertà e la capacità critica di ascoltare, riflettere ed eventualmente comprendere gli squlibri intrinsechi di questo sistema. In una lettera a Beppe Grillo il premio Nobel per l'economia JOSEPH_STIGLITZ esprime il suo pensiero rispetto alla diseguaglianza che minaccia i valori fondamentali, rispetto alla Globalizzazione: "Caro Beppe, Il 26 gennaio 1817 Thomas Malthus scriveva a David Ricardo, l'economista più famoso del suo tempo, che, a suo parere, le cause della ricchezza e della povertà delle nazioni dovevano costituire "il grande obiettivo di tutte le indagini di economia politica". La rivoluzione industriale stava creando nuovi ricchi, ma anche nuovi poveri, e Malthus non si dava pace di fronte alla miseria dilagante tra la classe operaia che intristiva nelle fabbriche. Sulla soglia del terzo millennio ci trasciniamo dietro lo stesso fardello, e non siamo ancora in grado di offrire qualche concreta speranza ai diseredati che affollano le megalopoli del Terzo Mondo e ai ''nuovi poveri'' che vivono a stento nelle città americane. Amartya_Sen invece, parte da un esame critico dell'economia del benessere, che lo porta fra l'altro alla definizione di un indice di povertà che viene largamente usato in letteratura : l'HDI, Human Development Index, ossia il coefficiente di misurazione del grado di sviluppo. Questo introduce nuovi parametri per valutare la reale ricchezza di un Paese: aspettativa di vita, alfabetizzazione degli adulti, distribuzione del reddito. http://hdr.undp.org/hdr2006/statistics/ Rendendo il fattore umano centrale rispetto ai fenomeni economici, Sen rinnova l'analisi sulle disuguaglianze e sulla globalizzazione. Al di là della “potente retorica dell’uguaglianza”, che trova il suo apice nella nota asserzione per cui “tutti gli uomini nascono uguali”, Sen è convinto che gli individui siano del tutto diversi gli uni dagli altri e che dunque il pur ambizioso progetto egualitario debba muoversi “in presenza di una robusta dose di preesistente disuguaglianza da contrastare”. Sen è d’altro canto convinto che la misurazione della disuguaglianza dipenda dalla variabile focale (felicità, reddito, ricchezza, ecc) attraverso cui si fanno i confronti: la misurazione della disuguaglianza dipende cioè dai parametri assunti per definirla. La prima conseguenza di ciò sta nel fatto che, se tutte le persone fossero identiche, l’eguaglianza in una sfera (ad esempio nelle opportunità o nel reddito) tenderebbe ad essere coerente con eguaglianze di altre sfere (ad esempio, l’abilità di funzionare). http://www.filosofico.net/amartyasen.htm L’America ha due grossi problemi economici: la lenta crescita e l’aumento della povertà (che è la conseguenza sia dell’inadeguato incremento della produttività, sia della crescente sperequazione dei redditi). A loro confronto ogni altro problema appare secondario oppure del tutto inesistente Paul_Krugman (...) non è più possibile trattare la distribuzione del reddito come se fosse un problema minore. Rivoglio_indietro_il_Mio_Paese EFFETTI_DELLA_GLOBALIZZAZIONE Paul Krugman L'idea che si potesse mettere in discussione il "progresso" economico, inteso come sviluppo industriale e misurato esclusivamente da indicatori quantitativi come la crescita del prodotto interno lordo, per motivi, ad esempio , ambientali (cosa del tutto pacifica e facente parte dell'attuale ortodossia), suonava come un'eresia. John_Kenneth_Galbraith nel suo libro la Società Opulenta, ovvero quello che lo ha reso famoso a livello mondiale, JKG esprime la tesi secondo cui l'evoluzione della società e dell'economia va verso una direzione in cui ciò che contano sono soprattutto, se non soltanto, i livelli dei consumi che i consumatori, appunto, esprimono, tanto che, da quegli anni in poi, i cittadini non vengono quasi più considerati persone portatrici di idee e valori, ma solo "consumatori", esplicitando, in tal modo, il fatto che a livello sociale si conta solo in funzione del proprio livello di consumi. Questa è un'intervista fatta a John Kenneth Galbraith dal titolo "Economia dello sviluppo e del sottosviluppo" nel 1998. Quali sono i problemi più gravi, dal punto di vista economico e sociale, che affliggono il nostro tempo? Cosa pensa dello sforzo volto a rendere l’economia una scienza? A questo indirizzo troverete il testo integrale dell'intervista. ECONOMIA_DELLO_SVILUPPO_E_DEL_SOTTOSVILUPPO
Inoltre per chi fosse interessato sul sito LA_VOCE_INFO vi sono altre interessanti analisi relative all'argomento del concetto di crescita economica, disuguaglianza e povertà, sempre tenendo conto che ognuno di Voi è libero di farsi una sua opinione indipendentemente dalle idee politiche e dal pensiero e dalla scuola economica da cui esse provengono.
RICCHEZZA E POVERTA'. Concetto di crescita economica e benessere collettivo.



forse bisogna fare RESET, ma prima proviamo a gettare un granello di sabbia nella macchina. Cosi' cerco di fare come economista che si occupa della globalizzazione. Per gran parte dei Paesi del mondo, la globalizzazione - per come è stata gestita - assomiglia a un patto col diavolo. In ogni Paese, c'è qualcuno che si arricchisce; le statistiche sul Pil, per quello che valgono, presentano risultati migliori , ma il tenore di vita generale e i valori fondamentali sono messi in pericolo. In alcune parti del mondo, i guadagni sono ancora più impalpabili, e i costi più evidenti. La maggiore integrazione nell'economia globale ha portato a un aumento della volatilità e dell'insicurezza, e a una maggiore disuguaglianza, arrivando addirittura a minacciare i valori fondamentali. Non è giusto che le cose vadano in questo modo. Noi possiamo fare in modo che la globalizzazione funzioni, non solo per i ricchi e i potenti, ma per tutti, anche coloro che vivono nei Paesi più poveri. Il compito è arduo, e richiederà tempo. Abbiamo già aspettato troppo: è arrivato il momento di darsi da fare. Un abbraccio.
Joe
La sfida della globalizzazione non consiste, secondo Sen, nel frenare l'espansione dei mercati globali, bensì nello sviluppare il capitale sociale, nel definire le regole da seguire, nel chiarire i ruoli che le istituzioni devono assumere in questo processo.
Esiste la necessità reale di creare una governance più forte, a livello locale, nazionale, regionale e globale, con lo scopo di preservare i benefici del mercato libero e concorrenziale, ma offrendo, allo stesso tempo, lo spazio sufficiente alle risorse umane, di comunità e ambientali per far sì che la globalizzazione operi a favore degli individui.
Negli Stati Uniti le disuguaglianze sono diventate così macroscopiche da essere tema ineludibile in ogni riflessione. Ha lo stesso ordine di grandezza della crescita complessiva o forse ancor più nel determinare lo standard di vita delle famiglie normali. Perciò è necessario riflettere sulla distribuzione del reddito. Se ne siamo capaci, dovremmo prevedere anche gli effetti delle nostre politiche attuali, attraverso la distribuzione del reddito, ma anche attraverso altri canali, sull'economia delle scelte politiche negli anni a venire. In altre parole, se voi europei state pensando a un programma di riforma globale dell'economia (e credo sia chiaro che non mi piace molto quello che sta accadendo negli Stati Uniti), dovreste chiedervi se correte il rischio di creare una dinamica simile a quella americana con l'esplosione delle disuguaglianze e un sempre più accentuato smantellamento del sistema di sicurezza sociale.
Se si dovesse dire qual è uno dei problemi più seri del nostro tempo, direi che è quello della povertà nelle grandi città: questo problema è particolarmente forte negli Stati Uniti. Adottando una prospettiva più ampia si può dire che il problema più serio sia quello delle differenze di benessere fra i Paesi ricchi e quelli poveri. Questi sono i due problemi economici e sociali più gravi del nostro tempo, e per nessuno dei due c’è una risposta semplice. Da molto tempo ho sostenuto l’istituzione di un livello minimo di assistenza tale da garantire ai poveri delle nostre città un minimo di reddito su cui poter contare. Si deve accettare e mettere in conto il fatto che qualcuno potrebbe approfittare di ciò preferendo quindi avere quel reddito anziché lavorare.
C’è poi il problema delle nazioni ricche e di quelle povere. Anche questo è un problema di cui mi sono occupato molto; iniziai a lavorare sul tema dello sviluppo economico ad Harvard moltissimi anni fa, e da allora è diventato un argomento di grande interesse e preoccupazione. Cosa fare per la situazione economica dei Paesi poveri? Non c’è una risposta semplice. C’è un flusso continuo di aiuti dai Paesi ricchi verso quelli poveri; l’ho potuto osservare personalmente negli anni che ho trascorso in India e non ho mai dubitato del fatto che si trattasse di un aspetto estremamente importante dell’assistenza ai Paesi poveri. Ma c’è un’altra cosa che mi sembra molto importante e che non viene discussa abbastanza: il fatto che la maggior parte dei Paesi poveri sono stati colonie e poi sono stati coinvolti nel grande movimento di “decolonizzazione”, che ha avuto luogo dopo la Seconda guerra mondiale. Ma questo movimento ha lasciato molti di quei Paesi, in particolare in Africa, con dei governi molto deboli, corrotti e incompetenti; e uno dei primi requisiti, il primissimo requisito dello sviluppo economico e del benessere è la presenza di governi stabili e competenti. Ciò che sostengo non è molto ben accetto, ma da lungo tempo ho la sensazione che in molti casi la concessione dell’indipendenza e della sovranità non sia stato altro che concessione di indipendenza ad un governo corrotto e incompetente. Nei casi peggiori è necessario l’intervento di un’organizzazione internazionale che sia un’emanazione delle Nazioni Unite, non degli Stati Uniti - voglio dirlo molto chiaramente -, che assuma la sovranità usandola per proteggere l’incompetenza, la corruzione, il disordine e la terribile povertà economica. Perché ciò sia possibile occorrerebbe un’organizzazione economica molto più forte di quella che abbiamo oggi, ma non si può in ogni caso continuare a tollerare, sotto la protezione di una pretesa indipendenza, le miserie economiche che continuano ad esistere nei Paesi più poveri.
A me piacerebbe molto poter dire che l’economia è una scienza, e lo stesso vale per la maggior parte degli economisti, ma non credo che per il momento ciò sia possibile. Se una persona è attenta ai problemi economici, se si preoccupa ad esempio del problema della ricchezza e della povertà, non si sta occupando di una cosa che può essere ricondotta nell’ambito di una scienza. Se questa riduzione fosse possibile il problema sarebbe stato risolto da molto tempo. Per questo motivo io credo che la scienza economica, se applicata ai reali problemi del nostro tempo, debba essere un esercizio di intelligenze diverse, la combinazione di informazioni tratte da fonti molto diverse, e non può perciò essere una scienza. Chi vuole considerare l’economia come una scienza è improbabile che riesca a muoversi verso il mondo reale.

http://www.flickr.com/photo_zoom.gne?id=98268825&size=m
Secondo un articolo apparso su BLOOMBERG_COM le tre principali agenzie di rating mondiali Standard & Poor's, Moody's e Fitch stanno cercando di "mascherare" le perdite nei Bonds che hanno legami con il mercato ipotecario "subprime" non riuscendo a tagliare i rating relativi a 200 miliardi di dollari di "securities backed" sostenuti da mutui domestici.
Se non ho letto o tradotto male, la fonte della fiducia dei mercati globali, le agenzie di rating coloro sulle quali, in base alle loro analisi e studi si basano le scelte di investimento del mondo finanziario, stanno cercando di nascondere, mascherare, ditelo con le Vostre parole, le perdite e i difetti di miliardi di dollari farciti dalle cartolarizzazioni "subprime"!
Se ciò fosse vero e i numeri di questo articolo corrispondono alla verità ciò che verrà ha i connotati di un'esplosione nucleare!
a) 200 miliardi di dollari di securities backed da rivedere le stime con un taglio del rating
b) 65 % delle valutazioni errate
c) 800 miliardi di bonds infarciti di mutui subprime e 1 trilione di dollari di CDOs
d) 250 miliardi di dollari del valore dei CDOs sono a rischio
e) nel 2006 ben il 45 % su 375 miliardi di dollari di CDO venduti negli Stati Uniti erano "subprime"
FORSE_NON_ERA_PROPRIO_UN_GIOCO_INNOCENTE
PROSEGUE IL DISGELO DELL'ERA GLACIALE
IL CONTAGIO INEVITABILE

AMERICAN_HOME_MORTGAGE_INVESTMENT_CORP
Tutto-circoscritto-tutto-sotto-controllo!!!!
e pensare che la spesa per costruzioni è salita del 0.9%
chissà cosa stanno costruendo!
http://www.census.gov/const/C30/release.pdf
LO_SAI_CHE_I_PAPAVERI_SON_ALT-I_ALT-I_ALT-_E_NON_E'_SOLO_SUBPRIME!
Ma_in_fondo_la_speranza_è_quel_velo_della_natura_
che_nasconde_le_nudità_della_verità
(ALFRED NOBEL)

immobiliare americano subprime

http://www.aidasrl.it/files/plot_3d.jpg
Tramite l'analisi tecnica si studiano i movimenti dei mercati finanziari allo scopo di prevederne il trend delle quotazioni con l'aiuto di grafici e indicatori tecnici.
Dunque la quotazione, il prezzo di un asset per l'analista tecnico è il centro di gravità permanente il quale incorpora tutti quei fattori di tipo fondamentale, psicologico ed economico che ne determinano l'andamento. Fondamentalmente l'analisi tecnica utilizza i dati del passato per cercare di prevedere il futuro.
Se noi prendiamo ad esempio il grafico relativo alla crescita economica dal 2001, ovvero l'anno dell'ultima recessione vi troveremo una serie di barre che testimoniano le percentuali di crescita di ogni trimestre.

Tralasciamo per un attimo la crescita "forecast" che testimonia il grado di fiducia dei mercati su un futuro recupero dell'economia e concentriamoci sui dati a partire dal quarto trimestre 2005.
Possiamo senza dubbio dire che il supporto della crescita economica si poteva individuare intorno al 2 % circa 2,5 % . Rotto per la prima volta nel quarto trimestre il supporto del 2% la crescita economica è salita solo del 1,8 % , rimbalzando poi nel trimestre successivo, con un exploit del 5,6 %. Nei successivi tre trimestri del 2006 la crescita è rimasta stabile intorno al 2/2,5 % rompendo il supporto solo nel primo trimestre di quest'anno dove è stata rilevata in via definitiva una "crescita recessiva" del 0,7 %
Ora il mercato si attende come vedete dalle aspettative un rimbalzo della crescita, " pull back", intorno al 2/3 %. Ovviamente nel caso di una crescita al 3 % secondo l'analisi tecnica si potrebbe verificare una " Bull Trap" mentre nel caso di una crescita al 2 % un semplice pull back! Il tutto sempre considerando che i due ultimi trimestri dell'anno rifletteranno a pieno la frenata dei consumi, la debolezza degli investimenti e l'accellerazione della recessione immobiliare.
Ovviamente abbiamo sin qui scherzato, in quanto il nostro grafico non potrebbere prescindere dai fondamentali dell'economia e dai dati che regolamente escono durante la settimana. Tutte variabili che l'analisi tecnica non prende in considerazione.
Ovviamente la FEDERAL_RESERVE continua per la sua strada seminando nei mercati quella sensazione che tutto sia sotto controllo e che la crescita economica è moderatamente positiva.
"Lo sviluppo economico sembra crescere moderatamente durante la prima metà di questo anno, malgrado la rdebolezza del mercato immobiliare. L'economia sembra probabilmente continuare a espandersi ad un passo moderato ".
INTERESSANTE_ANALISI_APPARSA_SUL_WALL_STREET_JOURNAL

Il dato rilasciato ieri ormai fà parte della preistoria e i mercati scontano già una ripresa duratura e progressiva.
Vediamo nel dettaglio la verità nascosta che in fondo i mercati non vogliono recepire, ispirandosi nonostante l'inflazione, al sogno di una politica monetaria nuovamente espansiva.
La crescita del Pil è dovuta essenzialmente alle esportazioni che hanno compensato e nascosto i cali nei consumi e negli investimenti di affari e residenziali. Tralasciamo per un attimo gli investimenti residenziali debilitati dalla recessione immobiliare e rivolgiamo la nostra attenzione ai "FIXED INVESTMENT" e "EQUIPMENT AND SOFTWARE".
Nel primo caso siamo a quattro trimestri consecutivi in discesa mentre per quanto riguarda gli investimenti in software vi è stata una crescita anemica.
Gli aumenti negli investimenti sono la chiave di svolta per sostenere l'espansione ora che progressivamente i consumi verranno a ridursi. In fondo che economia è quella nella quale dopo anni di grande liquidità e accesso al credito, non si investe.
Gli investimenti sono come un fantasma che aleggia sull'America e in fondo come soleva dire il buon Keynes, gli imprenditori fanno piani di investimento sulla base delle aspettative di profitti future e quindi se vi sarà una riduzione marcata dei consumi il circolo vizioso porterà ad una recessione.
In un'economia di frequenti revisioni come quella americana, non poteva mancare la revisione del tasso d'inflazione aumentato a 2,4 % e 2,3% per quanto riguarda il deflattore PCE quell'indicatore che non tiene conto di energia, alimentari e servizi medici. In fondo tutto ciò che oggi stà salendo e contribuisce depurato a produrre uno stato di coma artificiale, indotto.
La revisione è dovuta principalmente all'aumento dei servizi medici!
Inflazione o targetin inflation che la Federal Reserve in un comunicato, che ogni volta in via preliminare sconvolge i mercati globali, seguita a definire prioritario:
" Le letture su il'nflazione core sono migliorate modestamente negli ultimi mesi. Tuttavia, una moderazione continua nelle pressioni di inflazione deve ancora essere dimostrata in modo convincente. Inoltre, l' alto livello di utilizzazione delle risorse ha il potenziale sostenere quelle pressioni.
In queste circostanze, la PREOCCUPAZIONE PREDOMINANTE di politica del comitato rimane il rischio che l'inflazione non riuscirà a moderarsi come previsto. Le scelte future di politica economica dipenderanno dallo sviluppo della prospettiva di inflazione cheesviluppo economico, come implicito dalle informazioni ricevute.
L'inflazione "core", un'inflazione popolare per tutti o impopolare per molti, un'inflazione che secondo alcuni non corrisponde alla realtà, un'inflazione che dimentica l'influenza delle risorse energetiche, che si inventa un costo della vita politico.
Abbiamo parlato prima di investimenti che producono profitti, ma improvvisamente nel primo trimestre i profitti scendono a soli 6,5 % i cosidetti Corporate Profits, saliti del 6,8 % con il 6,5 % per i financial corporation e del 0,7 % per i non financial.
Ed intanto scendono, scendono soffici come la neve i sussidi di disoccupazione vicini a sancire la piena occupazione e le revisioni portano nel grembo il dubbio che in fondo non tutto sia così roseo come il dipinto che i mercati ammirano giorno dopo giorno!
Ma in fondo la speranza è quel velo della natura che nasconde le nudità della verità! ( Alfred Nobel )

inflazione e deflazione, dati macroeconomici, pil prodotto interno lordo

" I proprietari delle abitazioni degli Stati Uniti con buon livello di accreditamento stanno avendo sempre più problemi nel onorare i loro debiti e gli istituti finanziari stanno offrendo loro la magia dei prestiti "subprime"!
Il ritardo nei pagamenti e le insolvenze che aumentano nelle ipoteche di categoria intermedia, le cosidette ipoteche ALT-A concesse lo scorso anno " DISCONCERTING" e i mutuatari insolventi o morosi incominciano a trovare difficoltà nel rifinanziare i propri mutui hanno detto oggi in una dichiarazione gli analisti
dell'agenzia Standard & Poor's
L'esaltazione collettiva di un fenomeno drogato da un oceano di liquidità, come uno tsunami che nulla può fermare, ha contaminato ogni settore in nome di un presunto benessere sociale!
“L’innovazione ha portato una moltitudine di nuovi prodotti come i prestiti subprime (…). Dove un tempo ai clienti più marginali sarebbe stato semplicemente negato il credito, ora i prestatori sono in grado di giudicare con efficienza il rischio di quei clienti e di prezzarlo appropriatamente. Questi progressi hanno portato a una rapida crescita dei mutui casa subprime….in risposta alla domanda del mercato a beneficio dei consumatori”.
Firmato ALAN GREENSPAN
I numeri alle volte sono impietosi, secondo una ricerca di Bank of America ben 500 miliardi di mutui ipotecari a tasso registrabile scadranno da ora alla fine dell'anno per ripristinarsi ad un livello standard stellare rispetto all'origine e altri 700 miliardi di dollari sono in previsione per il prossimo anno con una percentuale di 3 su 4 decisamente "subprime".Attualmente il 7% delle ipoteche subprime sono insolventi!
LA BOCCA DELLA VERITA'!

Come abbiamo detto più volte i costruttori sono gli attori di mercato che più di altri contribuiscono a rivelare la vera identità di questa recessione immobiliare.
Uno dei maggiori costruttori americani LENNAR ha segnalato ieri una perdita di 244 milioni di dollari contro un profitto precedente di 324 milioni.
a) calo del 28 % delle consegne b) 37% di calo di redditività al più basso tasso da 10 anni a questa parte c) nuovi ordini in discesa del 31 % d) prezzi medi di vendita scesi del 7% quindi annulamenti costanti in una percentuale del 29% già segnalata precedentemente e) agevolazioni raddoppiate rispetto allo scorso anno
In sintesi secondo Lennar in questi ultimi 6 mesi il mercato si è "ulteriormente" deteriorato e il mercato subprime deve essere completamente sostituito.
CONTAGIO DI ACCREDITAMENTO GLOBALE
La glaciale senzazione della fine di un'era

Dopo le dichiarazioni della banca UBS sui timori per i rischi di questa nuova esaltazione collettiva M&A e LBO ora anche il chairman di HSBC la prima grande banca ad essere stata interessata dal fenomeno "subprime" in un'intervista al FINANCIAL_TIMES avverte che il giocattolo si stà rompendo!
POTENZA DI UNA LEVA SUL RISVEGLIO DELLA CONSAPEVOLEZZA GLOBALE !
E NEL FRATTEMPO LA REGINA DEI PRIVATE EQUITY " BLACKSTONE " E' SCESA SOTTO IL LIVELLO DI PREZZO INIZIALE DELLA MAGICA IPO LEVERAGED !

IL MIRAGGIO CONTINUA!

Racconti ordinari di un stabilizzazione che verrà!

immobiliare americano subprime

Il termine sindrome di Peter Pan si usa spesso per simbolizzare la voglia di rimanere bambini, la paura di entrare in una realtà che si considera ostile, un mondo che non vorresti esistesse.
Si tratta sostanzialmente di un rinvio nell’assunzione di responsabilità, la paura di scoprire la vera realtà delle cose. Se la realtà non piace, non si affronta ma si sogna un mondo diverso, migliore!
In fondo che male c’è nel sognare come Peter Pan, l’Isola che non c’è!
Alla National Association of Realtors naturalmente la tendenza a dipingere di blu intenso i cieli infinti del mercato immobiliare è di casa. La capo economista Lawrence Yun sostiene che se i costruttori fossero più disciplinati riducendo i loro progetti di avviare nuovi cantieri, allora l’inventario generale delle abitazioni invendute incomincerebbe a diminuire!
Se come abbiamo detto più volte le nuove abitazioni costituiscono solo il 15 % del mercato immobiliare credo che gli inventari eccedenti di nuove costruzioni siano una piccola parte dell’inventario totale.
In_un'analisi_pubblicata_sul_sito_della_NAR, la Yun rileva come in fondo ora gli eventuali compratori potrebbero gradire i prezzi “freddi” dell’estate e i prezzi in discesa continua, potrebbero indurre i compratori ad attendere tempi migliori, come nelle deflazioni economiche da manuale.
Gli aumenti nell’occupazione, i maggiori redditi e “le forze potenti” della ricchezza oltre agli affitti in continuo aumento solleveranno inevitabilmente la richiesta di nuove abitazioni. Gli alti profitti delle imprese hanno fatto salire il mercato azionario registrando una maggiore ricchezza nelle famiglie.
Tuttavia le vendite stanno cadendo nonostante tassi “ragionevolmente” stabili. Ma questo non significa nulla e non ci dovrebbero essere altre sorprese dal settore “subprime” in quanto tutti gli effetti negativi sono già presenti sul mercato e anche se ci saranno più pignoramenti e insolvenze queste sono già previste. Non prevediamo ulteriori notizie negative dal mercato immobiliare.
Questa è proprio l’ Isola che non c’è, e pensare che siamo solo all’inizio di una improvvisa accelerazione del crollo immobiliare.
Se date un’occhiata inoltre al grafici in fondo all’analisi vi troverete un oceano di ottimismo.
La Mortgage Bankers Associations per mezzo del suo economista principale Douglas Duncan, come abbiamo già visto ha espresso lo stesso concetto della sindrome di Peter Pan:
“La gran parte del paese non è in questa situazione, la gran parte del mercato immobiliare è sana, molto sana. Senza la California, la Florida, l’Arizona e il Nevada i pignoramenti sarebbero scesi! Per i pignoramenti totali inoltre l’8,7 % di tutte le ipoteche sono da imputarsi all’Ohio all’Indiana ed al Michigan che rappresentano il 19,9 % di tutti i pignoramenti del paese e il 15 % di tutti i pignoramenti avvertiti dall’inizio dell’anno.
Senza questi tre dichiara Duncan, la parte dei prestiti nei pignoramenti negli Stati Uniti sarebbe 1.12% sotto 1.19% la media degli ultimi 10 anni.
Che percentuale della popolazione degli Stati Uniti vive la California, Florida, nel Nevada, in Arizona, nell'Ohio, nel Michigan ed in Indiana?
O bella è semplice basta togliere all’America ben 90 milioni di abitanti, ovvero coloro che abitano negli stati appena menzionati e come per magia avremmo il miracolo economico!
Come per magia sparirebbe ogni recessione immobiliare, nessun pignoramento, nessun fallimento, basta solo far sparire un pezzo di America e i problemi sono risolti.
Secondo un'intervista a Bloomberg_.com il tesoriere di Freddie Mac Bitsberger ha detto che il crollo dei mutui subprime è severo, ma contenuto a soli sette stati americani.
Qui sotto nel grafico troverete una fedele simpatica ricostruzione apparsa sul sito di MINYANVILLE

Se prendiamo ad esempio la sola California, ovvero lo stato americano più popolato con circa 36.457.000 abitanti su un totale di 302.milioni secondo_i_dati_ufficiali_del_CENSUS_BUREAU, alcune contee hanno visto un aumento dei pignoramenti dal 900 al 2000 % con un valore totale di 2,8 miliardi di dollari solo nel mese di maggio.
Non da ultima la Federal Reserve, la quale nel suo proverbiale compito istituzionale di incoraggiamento ai mercati ha sempre sostenuto sino a poco tempo fa che il mercato si stava stabilizzando, non notando alcun segnale di contagio all’economia nel suo insieme.
Bisogna ricordare che non tutti gli attori del mercato fuggono dalla realtà, come ad esempio i costruttori, che nelle loro interviste e nelle comunicazioni dei relativi bilanci e previsioni ai mercati talvolta sono di un realismo assoluto.
Potrei continuare all’infinito ma preferisco cercare di scoprire invece l’Isola esistente, la realtà effettiva di questo mercato immobiliare, che mese dopo mese mette in mostra una dinamica sempre più negativa.
Non ripeterò cifre e percentuali relative agli ultimi dati rilasciati dai vari organi preposti, ma voglio fare solo alcune riflessioni sulle dinamiche evidenziate.
Revisioni, revisioni e ancora revisioni sostanzialmente al ribasso! Come ho sostenuto in passato le revisioni variano in maniera significativa ogni dato del mese precedente talvolta del 16 % in questo caso del 5,2 % , nel caso delle nuove abitazioni.
Inoltre il US_CENSUS_BUREAU non tiene conto degli annullamenti, ovvero di coloro che non firmano il rogito, ma chiedono di rivedere o di annullare il compromesso di vendita e considerando che gli annullamenti sono a livelli record, credo che gli inventari siano molto più alti di quanto dichiarato.
Inventario domestico attuale
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| LA MAGGIOR PARTE DELLA STATISTICA RECENTE: | 4,431,000 | |||
| GRADO: | D | |||
| PERIODO COPERTO: | Maggio 2007 | |||
| Data liberata: | 06/25/07 | |||
| Rilascio seguente: | 07/25/07 | |||